di Diletta Paoletti

Quanto è “notiziabile” l’Europa?  Perché – è questo il leitmotiv (autolesionista) che tutti ripetono – non fa notizia o, quando avviene, non suscita l’interesse dei cittadini? Argomento quanto mai attuale in Italia che – con stupefacente nonchalance – passa da paese fondatore dell’Ue a paese in fuga dalla stessa (almeno ad ascoltare il «meglio soli che male accompagnati» di un nostro ministro della Repubblica).

L’iniziativa Il Festival del giornalismo, quindi, parla – eccome – d’Europa, dedicandole numerosi appuntamenti tra cui il workshop di venerdì mattina, “Scrivere d’Europa”. Con il compito di moderatore Lucio Battistotti, “voce delle istituzioni” (è direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea) mette subito sul tavolo le accuse tradizionalmente rivolte all’Ue: eccesso di burocrazia, leadership anonima («ma – sospira – l’Ue è debole e invisibile quando gli stati vogliono che sia così»), liturgie istituzionali incomprensibili ai più. Presente la carta stampata con Marco Zatterin (La Stampa) e il web (Michele Cerqua e Federica Cocco per Owni, Gian Paolo Accardo e Gabriele Crescente di Press Europe).

L’Europa è attraente «Smettiamola di darci addosso inutilmente», sbotta Zatterin, prendendo la parola: «non è vero che l’Europa è noiosa ma se continuiamo a ripetercelo finiamo per crederci tutti!». L’Europa è per forza interessante perché « influenza la nostra vita di tutti i giorni». La Stampa, il giornale per cui scrive (ne è da moli anni il corrispondente da Bruxelles), fa molta Europa: oltre ad ospitare il blog di Zatterin (Straneuropa), mediamente pubblica più di un pezzo europeo al giorno tutti i giorni. Il problema, spiega il giornalista, è della classe dirigente che continua a mandare avanti messaggi erronei, magari identificando l’Europa con le diatribe (di fatto inesistenti) sulla curvatura della banana e sul pomodoro quadrato».

Serve un linguaggio ad hoc «L’Europa – spiega Zatterin, che in quanto a efficacia comunicativa non si smentisce mai – è un po’ come la Madonna bianca e azzurra nelle teche, la si santifica nei giorni di festa, è invocata quando serve un miracolo ma dimenticata durante la settimana» E se poi il miracolo lo fa davvero, neanche le si tributa un ex-voto. Già, la carica delle immagini serve a dire basta con le scuse, facciamola finita con alibi: «serve acquisire un linguaggio specifico per veicolare l’Ue, ma questo vale per tutti i giornalismi». Il linguaggio va calibrato all’oggetto di cui si discute. Quindi, bisogna studiarla e saperla raccontare. «Alcuni lo sanno fare, altri no». Molti, infatti, gli strafalcioni sull’Europa, dall’ostracismo alla Nutella, alla questione del crocefisso.

La rete Anche il web si sforza di parlare di Unione europea. Owni (acronimo che in francese sta a significare “oggetto web non identificato”, a parafrasare Delors) è una nuova piattaforma ispirata al web-giornalismo. Consta di nuove applicazioni interattive e punta ad una produzione biunivoca (non “oneway”) delle notizie, per cui i «lettori stessi possono fare contenuto», spiegano Cerqua e Coccia. «Ad esempio, abbiamo spiegato la crisi creditizia greca in maniera interattiva, con un aspetto visuale che contribuisce a rendere l’informazione fruibile e dinamica».

Press europe Press Europe nasce proprio da un bando dell’Unione che, conscia della propria incomunicabilità, ha cercato all’esterno soggetti che potessero comunicarla al grande pubblico. È un web giornale (con tanto di newsletter) in dieci lingue che raggruppa il meglio della stampa europea su temi europei, spiegano Accardo e Crescente. «Dal punto di vista editoriale, creiamo materiale fresco e “popolare” – afferma Accardo –  e quello che cerchiamo è un pubblico vasto: vogliamo essere percepiti non istituzionali ed indipendenti. Divulgare, anche usando fonti esterne». L’obiettivo? «Contribuire a creare un’opinione pubblica europea», aggiunge Crescente.

Il dibattito Diversi gli interventi del pubblico (molti gli europeisti che vorrebbero più Europa nei media) e, nel corso del dibattito, è emerso un grande bisogno di notizie “made in Europe”. Salvo pochi esempi virtuosi (come La Stampa), ancora troppa è la difficoltà nella “notiziabilità” di Bruxelles. «Il punto è che dobbiamo raccontare fatti, dare notizie», dice Zatterin. «Bene le piattaforme on-line, ma bisogna metterci la faccia, oltre che il nome e il cognome», osserva il giornalista del quotidiano di Torino, sottolineando il rischio di impersonalità di molti siti internet e rivendicando il buon “artigianato” della notizia europea. Per capire che, in fondo, «l’Europa siamo noi».

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