La Regione Umbria ha presentato oggi a Palazzo Donini il primo report sulla fase iniziale di screening dei Pfas nelle acque destinate al consumo umano, frutto del Protocollo d’intesa tra Regione, Aziende Usl 1 e 2, Arpa Umbria, Auri e gestori idrici Umbra Acque, SII e VUS. L’iniziativa, tra le prime in Italia insieme al Veneto, anticipa l’obbligo nazionale di monitoraggio previsto inizialmente per gennaio 2026 e rinviato a luglio, con l’obiettivo di rendere l’Umbria “Pfas free”. L’assessore all’Ambiente, Thomas De Luca, ha sottolineato che i dati confermano la sicurezza delle acque dei rubinetti dei cittadini umbri.

Il direttore generale di Arpa Umbria, Alfonso Morelli, ha evidenziato l’efficienza dei laboratori regionali e la capacità di continuare il monitoraggio con strumenti avanzati. Tra ottobre e dicembre 2025 sono stati effettuati 385 campionamenti, di cui 72 controlli esterni dalle Usl e 313 controlli interni dai gestori, coprendo l’intera filiera, dalle captazioni ai serbatoi. Tutti i campioni sono risultati conformi ai limiti del decreto legislativo 18/2023, con valori ampiamente sotto i parametri per la “Somma di Pfas” (0,10 µg/L) e per la “Somma di 4 Pfas” (0,02 µg/L).

Secondo i direttori dei servizi Igiene e Sanità pubblica delle Usl Umbria 1 e 2, Igino Fusco Moffa e Danilo Serva, non emergono criticità significative per la popolazione, pur sottolineando il numero limitato di dati in questa prima fase e la necessità di un monitoraggio continuativo. Rassicurazioni arrivano anche dalle analisi sugli animali sentinella condotte dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale dell’Umbria, secondo il responsabile Ivan Pecorelli, che confermano l’assenza di contaminazione diffusa.

L’attività di screening ha quindi permesso all’Umbria di anticipare i termini nazionali, garantendo ai cittadini la sicurezza dell’acqua pubblica, con un monitoraggio che proseguirà per proteggerla nel lungo termine.

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