Operai Merloni protestano con pupazzo sul campanile di Nocera
La protesta degli operai Merloni sul campanile di Nocera (Foto F.Troccoli)

Colpo di scena quando nessuno ormai se l’aspettava: ci sarebbero soggetti interessati all’Antonio Merloni. A rivelarlo Fiom e Uilm nazionali a pochi minuti dalla scadenza del bando internazionale. Top secret per ora i nomi e fra i sindacati, al momento, prevale la prudenza.

Colpo di scena Annunciano una “fumata bianca” per il bando internazionale per le manifestazioni di interesse all’acquisto dell’Antonio Merloni Fiom e Uilm nazionali. I tre commissari straordinari del gruppo elettrodomestico hanno raccolto alcune richieste: ancora riservati i nomi delle società, e, soprattutto, l’oggetto del loro interesse: se cioè siano pronte ad acquisire e quali fra i tre stabilimenti di Fabriano e Gaifana, se guardino solo al marchio “Ardo”, o cos’altro. Fra le organizzazioni sindacali e i dipendenti dell’ex colosso prevale la prudenza. Troppe le delusioni recenti – presunti investitori cinesi, italiani, inglesi, che poi sono svaniti nel nulla – e troppo complessa la procedura che separa un interessamento generico da una proposta vincolante di acquisto per poter cantare vittoria. «Ora i commissari – spiega Gianluca Ficco, responsabile del settore elettrodomestici della Uilm nazionale – solleciteranno una serie di garanzie, a partire dalle credenziali finanziarie. Le aziende interessate chiederanno a loro volta di avere accesso alla data room del gruppo, e conclusa la fase esplorativa, decideranno se presentare o meno proposte non vincolanti. Chiusa la negoziazione con i commissari, presenteranno eventualmente proposte vincolanti». «Probabilmente – immagina Evaristo Agnelli, della Fiom nazionale – dovremo aspettare ancora settimane, prima di avere un quadro chiaro della situazione». «Incrociamo le dita – dice Vincenzo Gentilucci della Uil – e speriamo che dietro le manifestazioni di interesse ci sia un interesse industriale reale».

Parla l’assessore Rossi Prima di questo colpo di scena tirava aria di pessimismo. Comunque a fare chiarezza sarà la conferenza stampa annunciata dall’assessore regionale Gianluca Rossi sull’esito del bando e sulle “Linee guida per la reindustralizzazione dell’area di crisi”,  messe a punto dalla Giunta regionale. «Così come più volte ribadito, anche dalla stessa presidente Marini – ha detto  Rossi – la Giunta regionale non ha mai abbassato il livello di attenzione sulle vertenza Merloni.  L’esecutivo ha quindi elaborato uno schema di orientamenti e di azioni finalizzati all’attuazione dei contenuti dell’Accordo di programma per le aree di crisi della Merloni a suo tempo firmato con il Ministero dello sviluppo economico, anche al fine di  rispondere in modo efficace alle problematiche relative alla reindustrializzazione del sito di Nocera Umbra nella fase che potrebbe  aprirsi».

Appoggio di Regione e Provincia Stamattina a portare la solidarietà della Regione ai lavoratori è stata la presidente della Regione, Catiuscia Marini. «Il bando in scadenza oggi – ha detto loro – ci consentirà di capire se c’è un soggetto imprenditoriale, con un piano industriale serio e affidabile, che possa rilevare il gruppo Antonio Merloni. Se così non sarà, allora dobbiamo accelerare al massimo l’attuazione dell’accordo di programma che dovrà essere funzionale, lo voglio ribadire, a realizzare investimenti per altre attività produttive permanenti che salvaguardino gli interessi dei lavoratori di questo territorio e il loro posto di lavoro».  A chi le chiedeva un impegno ancora più costante, la presidente ha assicurato che «vi sarà e, anzi, sarà ancor più stringente se si dovesse passare al’attuazione dell’accordo di programma, che fissa impegni anche finanziari della Regione e enti locali. Sia chiaro  – ha sottolineato – che privilegeremo soluzioni permanenti. Abbiamo anche favorito l’azione dei commissari nella ricerca di partner industriali che potessero garantire una soluzione unitaria, ma finora nulla si è concretizzato». «Proseguiamo con il nostro sostegno ai lavoratori della Merloni – ha affermato invece il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi –  che portano avanti la loro battaglia volta alla riapertura dei termini del bando per l’acquisizione dell’azienda. La Provincia di Perugia è sempre pronta ad affiancare i lavoratori in questa vertenza come peraltro fece fin dall’inizio della vicenda con l’indizione del Consiglio Aperto a Nocera Umbra». «Abbiamo apprezzato la presenza della presidente Marini – ha dichiarato Luciano Recchioni, della Rsu dell’Antonio Merloni – anche perché nell’eventualità dell’attivazione della seconda parte dell’accordo di programma, la Regione dovrà giocare un ruolo molto importante. Al tempo stesso siamo preoccupati – ha aggiunto l’operaio – per la situazione di incertezza politica del Governo, che di certo non è di aiuto in una fase così delicata».

Bravi e Giulietti Al Campanaccio anche il segretario della Cgil dell’Umbria, Mario Bravi, e il portavoce dell’associazione Articolo 21 Beppe Giulietti. «L’iniziativa spontanea dei lavoratori che hanno occupato la torre del campanaccio di Nocera Umbra è riuscita a portare un po’ di luce su questa vertenza così drammatica e per questo è senz’altro un fatto positivo», ha detto Bravi -. A questo punto – ha aggiunto Bravi – chiediamo ancora una volta al ministro Romani di battere un colpo, perché è sempre più necessario che il Governo si faccia carico di una vertenza che ha chiaramente un carattere nazionale». «Che questa sia una delle vertenze più pesanti del Paese è evidente – gli ha fatto eco Giulietti – e per questo voglio lanciare proprio da qui un appello a tutti i media nazionali: dedichino a vicende come questa, ai diritti sociali, alle morti sul lavoro, alla disoccupazione che aumenta, almeno un centesimo del tempo che nelle ultime settimane hanno dedicato al delitto di Avetrana. Sarebbe già un grande passo avanti. In questo Paese – ha aggiunto Giulietti – non può esistere solo la cronaca nera: bisogna riportare in prima serata il tema del Lavoro».

Soffre anche il barbiere E quella torre, il Campanaccio simbolo della ricostruzione post-terremoto, i lavoratori non l’hanno mai veramente persa di vista. «Ci siamo saliti una volta – dicono oggi – e ci siamo tornati ora perché chi ci ha fatto tante promesse ora non si dimentichi di noi». La Torre di Nocera come la gru di Brescia, simboli di fette di cittadini che scivolano verso l’angolo buio della società. «Senza lavoro cosa facciamo?», si chiedono e chiedono ai politici che – almeno a parole – non li hanno abbandonati. E se non lavorano gli operai, a Colle di Nocera non lavora nemmeno il barbiere. La vita, per tutti, qui ruotava intorno a quello stabilimento.

Mesi di speranze tra Cina e Iran Quando il 19 marzo venne firmato l’accordo di programma al ministero, condito da 63 milioni di euro, ci furono grida di giubilo. «Ce l’abbiamo fatta – disse il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca -. L’accordo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per un futuro di nuova crescita e sviluppo guardando a tutte le opportunità che anche il mercato internazionale offre». Poi, coi mesi che passavano, quei toni ottimistici sono stati conditi da molteplici voci: prima i cinesi della China Machi Holdings Group che a un certo punto sembrava fossero interessati alla Merloni a patto di ottenere la gestione del porto di Ancona. Quindi è spuntato il gruppo iraniano Mcc con un piano industriale per l’acquisizione degli stabilimenti di Nocera Umbra e Fabriano, poi altri cinesi, questa volta della Zonfai. Ma senza garanzie di piani industriali seri. E giù a paventare scissioni tra i destini umbri e marchigiani.

Il realismo della reindustrializzazione E allora nei corridoi della Regione Umbria ha iniziato a farsi strada l’unica strada su cui è sembrato realisticamente giusto puntare: investire sulla reindustrializzazione dell’area. Una frase che fa tremare le vene ai polsi dei lavoratori: per molti significa imboccare una strada al buio, senza la garanzia di quello stabilimento che dava da mangiare a tante famiglie, chiunque fosse alla guida. Anche perché su quei monti a cavallo tra Marche e Umbria, se non si fanno più elettrodomestici, chi sarà pronto a investire risorse? Per fare cosa?

E si torna in cima alla Torre Così sabato alcune decine di lavoratori della Merloni, insieme ai precari del Comune di Nocera, sono tornati sulla Torre. Aspetteranno fino a oggi. Manifestando come il 14 ottobre a Fossato di Vico, quando occuparono simbolicamente i binari del treno come documentato da un’inchiesta video di Umbria24.it. «Quella della Merloni deve diventare una vertenza nazionale – continuano a ripetere il segretario della Cgil Mario Bravi e quello della Fiom Alessandro Piegentili – se ne deve interessare il ministro Paolo Romani». Quello nominato al posto di Scajola. Certo, non potevano scegliere momento peggiore gli operai di Nocera e Fabriano per perdere il proprio lavoro, col governo appeso a un filo. E se si spezza anche quello chi si occuperà di loro, in cima a quella Torre persa in mezzo alle montagne?

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