Una linea rossa sul pavimento segnala il percorso nel reparto Covid di Pantalla (foto ©Fabrizio Troccoli)

«In Umbria mancano oltre 330 medici, di cui 60 primari. Serve una riorganizzazione del sistema sanitario regionale che deve partire dal capitale umano». La denucia viene dalla vicesegretaria regionale di Cimo Umbria, Cristina Cenci. «Tutti gli operatori sanitari nell’emergenza Covid – dice – hanno dato tutto loro stessi, ma l’emergenza è stata affrontata al di sopra delle nostre forze e questo perché, come denunciamo da anni, mancano medici».

Covid ha acuito emergenza Il rischio per il Cimo «è quello di erogare un servizio di pessima qualità e noi medici non lo vogliamo. Da più parti arrivano gridi di allarme. Faccio un esempio. A Foligno i 24 posti letto Covid sono stati gestiti in aggiunta ai 36 di degenza ordinaria dallo stesso organico della Medicina. A Spoleto sei dirigenti medici si sono fatti carico dei 32 posti letto Covid aperto per necessità regionali. A Perugia – spiega ancora Cenci – gli anestesisti-rianimatori in questi mesi, da soli, hanno gestito l’ordinario e lo straordinario. L’hanno fatto nonostante le malattie, perché si sono ammalati pure loro e l’hanno fatto senza che venissero rimpiazzati con le assunzioni promesse di specializzandi e adesso non ce la fanno più, guardano con preoccupazione all’arrivo della terza ondata».

Riorganizzare «Il direttore generale Claudio Dario ha avuto modo di dire che il sistema sanitario regionale in questi anni è stato sorretto dai medici, allo stesso direttore Dario – afferma Cenci – chiediamo di passare dalle parole ai fatti. Se veramente il sistema sanitario regionale si fonda sul suo personale, la riorganizzazione parte proprio dal personale. Chiediamo di pianificare insieme il futuro, ascoltando la voce di chi lavora sul campo, senza subire dall’alto riorganizzazioni che vadano ad accontentare la parte elettorale».

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