Cimo Umbria e la Federazione Cimo-Fesmed martedì saranno a Roma per aderire allo sciopero nazionale che porterà in varie piazze italiane i camici bianchi a manifestare contro la manovra finanziaria decisa dal Governo. «La sanità pubblica non si svende, si difende» è il tema del sit-it di protesta. Dall’Umbria saranno due i pullman che partiranno per Roma. «Il depauperamento del Sistema sanitario nazionale è in atto da troppi anni» ha sottolineato il segretario regionale di Cimo Umbria, Marco Coccetta.
Medici «L’emergenza pandemica – ha aggiunto – ne ha evidenziato tutte le criticità che, come sindacato, avevamo da tanto tempo già denunciato. I medici, nonostante tagli, promesse non mantenute e difficoltà insormontabili, hanno sempre messo al servizio del cittadino utente tutta la loro professionalità, con sacrificio e abnegazione. Ma il quadro generale che si è creato e in cui ci troviamo a esercitare, impone un’azione decisa a difesa del Servizio sanitario pubblico. È questo il tempo di agire e in fretta, ce lo chiedono i cittadini, ce lo chiedono i nostri pazienti. Cimo Umbria, oltre a stare al fianco dei medici, è soprattutto accanto ai pazienti che affollano le corsie d’ospedale e a loro vanno date risposte e servizi certi, adeguati alle esigenze espresse. Per farlo occorrono risorse e programmazione, Cimo è stata e sarà sempre disponibile al dialogo e alla massima collaborazione con gli enti preposti, ma adesso è giusto far sentire anche la nostra voce dalle piazze di tutta Italia».
Poco personale «A Roma e in tutte le piazze italiane in cui scenderemo per manifestare ci sarà una nutrita presenza di medici e del personale sanitario che opera nel Servizio nazionale e anche in Umbria abbiamo il sentore che saranno in molti ad aderire allo sciopero» dice Cristina Cenci, presidente della Federazione Cimo-Fesmed Umbria. «A quelli che puntano il dito contro lo manifestazione, insinuando che così facendo mettiamo a rischio il servizio da prestare ai pazienti – ha aggiunto -, diciamo che ci sono interi reparti e strutture che quotidianamente lavorano con un numero così esiguo di medici e personale che, a confronto, è nulla rispetto a una giornata di mobilitazione».
Gli infermieri A scendere in piazza martedì saranno anche gli infermieri, che mettono sul tavolo almeno sei ragioni come la mancanza di personale, la detassazione dello stipendio, insufficienza delle risorse a disposizione per i rinnovi contrattuali, cancellazione dei tagli alle peroni, individuazione di un’area contrattuale autonoma per gli infermieri e il personale sanitario e, infine, rivisitazione dei modelli organizzativi in ottica di integrazione e valorizzazione delle competenze». In Umbria, in particolare, è prevista una manifestazione anche mercoledì, con appuntamento alle 10.30 davanti alla Prefettura. In tutta Italia potrebbero essere 1,5 milioni le prestazioni a rischio martedì, a parte ovviamente quelle di urgenza.
Il Pd In consiglio regionale intanto il Pd ha presentato un’interrogazione con la quale chiede di «procedere subito alle stabilizzazioni del personale sanitario dirigenziale e non, sociosanitario, amministrativo, tecnico e professionale reclutato nel periodo dell’emergenza Covid e che ha maturato i requisiti utili a essere assorbito nel servizio sanitario regionale». I dem chiedono anche di conoscere quanti sono gli aventi diritto, quante stabilizzazioni sono state fatte e i tempi dell’uscita per l’avviso per la manifestazione d’interesse delle prossime. «La stabilizzazione del personale – proseguono i dem che chiedono contestualmente assunzioni – è una grande opportunità e un’occasione unica in risposta alle esigenze delle aziende sanitarie e ospedaliere che non possiamo rischiare di perdere».
Le visite Lunedì poi il segretario dem Tommaso Bori insieme alla deputata di Avs Elisabetta Piccolotti ha visitato tre strutture sanitarie di Foligno, Assisi e Montefalco, dalle quali è emerso che i principali problemi riguardano personale insufficiente e depotenziamento dei presidi territoriali. «I cittadini – scrivono – hanno sempre più esigenze, dovute anche all’invecchiamento della popolazione, e si trovano davanti servizi territoriali non più in grado di farvi fronte. Ci sono anche inefficienze dovute a scelte organizzative irrazionali a cui nessuno sta facendo fronte, come il ripetuto trasferimento di pazienti da Orvieto a Foligno invece che a Terni». Tra gli altri problemi anche l’aumento dei costi non coperti con sufficienti risorse: «Stanno spingendo sulla privatizzazione – dicono a proposito di Regione e Governo – per far fare affari a poche cliniche a discapito delle persone che hanno un reddito basso e medio. Tutto questo è intollerabile».
