C’è un comma inserito nell’ultima legge di bilancio dello Stato all’origine del «superamento del veto posto dall’Università di Perugia» sull’assunzione degli specializzandi anche negli ospedali periferici dell’Umbria. A salutare con entusiasmo il «passo in avanti», paventando «una primavera ricca di assunzioni», è la segretaria regionale della sigla sindacale dei medici Cimo-Fesmed, Cristina Cenci, secondo cui si è «risolto un problema, che permetterà di assumere a stretto giro almeno una decina di specializzandi». A poter beneficiare della novità normativa, a cui comunque deve seguire la richiesta di accreditamento da parte delle Usl e l’ok del ministero della Salute, potranno essere reparti come la Medicina interna e il Pronto soccorso degli ospedali di Spoleto, Branca e Orvieto, ma anche ad esempio la Radiologia di Foligno.
In attesa della decisione del ministero, però, Cenci già segnala che la novità rappresenta un aiuto rilevante per «l’adeguamento degli organici ai carichi di lavoro e per una riduzione più rapida delle liste d’attesa», ferma restando la consapevolezza «che una decina di medici in più non risolveranno tutti i problemi del sistema sanitario». Tuttavia, Cenci sostiene che l’intervento normativo di dicembre «risolvere un problema increscioso che la come Cimo-Fesmed abbiamo già segnalato al precedente assessore alla Sanità, facendoci portavoce dei tanti colleghi specializzandi che avevano dovuto rinunciare all’assunzione a tempo determinato non perché non volessero andare a lavorare negli ospedali più periferici della Regione, ma perché la questione posta dall’Università di Perugia sembrava insormontabile, nonostante le pressioni fatte anche dagli stessi direttori generali».
In questo senso, le aziende sanitarie 1 e 2 dell’Umbria posso avviare l’iter al ministero della Salute che entro 30 giorni deve dare una risposta. Può arrivare uno stop? «In teoria- dice Cenci – i requisiti per ottenere l’accreditamento sono gli stessi del decreto ministeriale 70, quindi quelli previsti per tenere aperti i reparti». Umbria24 ha contatto entrambi i direttori generali delle due Usl umbre, riuscendo ad avere un’interlocuzione immediata con Piero Carsili della 2, che ha confermato l’avvio dell’iter di accreditamento. Cimo-Fesmed, comunque, non dispone di una stima sul flusso di specializzandi, che frequentano scuole della durata di quattro o cinque anni, possono garantire agli ospedali periferici dell’Umbria. La dottoressa sindacalista, infine, sostiene anche che «per aggirare il veto dell’Università ad alcuni colleghi è stata addirittura proposta l’assunzione con contratto libero professionale, ma da quel che ci risulta nessuno di loro ha accettato, sentendosi traditi dalle istituzioni che da un lato dichiarano di aver bisogno di medici ma poi potendoli assumere come dipendenti non lo fanno, correndo il rischio che questi giovani medici decidano di andare a lavorare in Regioni limitrofe».
