di Elle Biscarini
Al via la nuova campagna di sensibilizzazione del cittadino su bioplastica e plastiche, per smaltire correttamente il rifiuto umido organico nella raccolta differenziata. Gesenu, insieme al Consorzio Biorepack, che gestisce a fine vita gli imballaggi in bioplastica compostabile, promuovono una campagna per distinguere questi ultimi dalla plastica normale.
Bioplastica compostabile La bioplastica è un tipo di plastica con la fondamentale caratteristica di essere biodegradabile e compostabile. Ottima per l’ambiente, tuttavia, la sua introduzione ha portato una serie di effetti collaterali sul sistema di raccolta differenziata in tutti i Comuni italiani e nello specifico negli impianti di selezione. Non fa eccezione l’impianto di Gesenu di Ponte Rio a Perugia. «Sempre più spesso – dice Massimo Pera, direttore operativo Gesenu spa – troviamo frazioni estranee di imballaggi in materiale compostabile nel flusso della raccolta della plastica. Sono principalmente bottiglie e sacchetti compostabili, incompatibili con la filiera di recupero». Ultimamente, l’utilizzo di bioplastiche nella produzione di imballaggi è aumentato notevolmente. Pertanto, si è resa necessaria l’attivazione di un’importante campagna di comunicazione con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e le attività commerciali. «Questo – continua Pera – al fine di canalizzare il corretto conferimento di tali materiali innovativi all’interno delle filiere che ne permettano l’effettivo recupero».
Sacchi per organico L’umido organico costituisce una quota di quasi il 40% del totale dei rifiuti prodotti, secondo i numeri di Gesenu. «Si parla essenzialmente – dice ancora Pera – di scarti alimentari e, più in particolare, di elementi putrescibili». La raccolta differenziata del rifiuto organico e il suo trattamento specifico, consentono di evitare fonti di inquinamento del terreno e delle acque, con i liquidi percolati, e dell’atmosfera, con il biogas. Al contrario, la sua gestione separata dal resto dei rifiuti domestici consente la creazione di compost utilizzabile come nutrimento per la rigenerazione dei suoli. «Questi rifiuti – continua Pera – vanno inseriti in sacchetti realizzati in bioplastica biodegradabile e compostabile certificati norma EN 13432».
Campagna di sensibilizzazione Si punta quindi a far passare il messaggio di non utilizzare mai sacchi in plastica per l’umido. A questo scopo, sono previste attività comunicative di vario tipo. Sui social, con video tutorial e post, animazione territoriale (stand informativi), consegna di materiale informativo presso le scuole del territorio, attività presso gli Urp e incontri con le associazioni del territorio. «La volontà – conclude Pera – di Gesenu e Biorepack è innanzitutto quello di far comprendere ai cittadini la differenza tra gli imballaggi in plastica e quelli in bioplastica. Con tale finalità si è pensato ad una serie di attività che si svolgeranno a Perugia, un mix di azioni online e offline».
Esperienze interattive Tra le attività offline del progetto è previsto un intenso calendario di stand informativi. Oltre a divulgare materiale informativo, permetteranno al cittadino di vivere un’esperienza interattiva volta ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza rispetto alle bioplastiche. Ai cittadini che parteciperanno, verranno rilasciate dei gadget tra i quali una fornitura di sacchetti compostabili. «Biorepack si impegna ogni giorno a costruire sinergie – dice il direttore generale di Biorepack, Carmine Pagnozzi – con enti locali e gestori della raccolta per promuovere un’economia sempre più circolare. La nostra esperienza ci insegna però che l’impegno per una transizione ecologica deve partire dalle persone. Per questo motivo siamo molto soddisfatti della collaborazione con Gesenu, un percorso educativo che coinvolge direttamente i singoli individui alla bioeconomia circolare, un settore dove l’Italia detiene il primato in Europa».
