di MA.T.

«Mi chiamo Alessia Pierangeli, sono una mamma di 35 anni che ha messo al centro della propria vita la propria figlia Noemi, affetta da una grave malattia genetica. I mei pensieri sono tutti rivolti a lei, visto che sono anche una donna separata».

La lettera Inizia cosi la lettera che una donna, da pochi mesi fortunatamente occupata come fisioterapista nella sanità pubblica. Una lettera scritta con dignità e coraggio, perché Alessia ha capito fin da subito che da sola il suo progetto non sarebbe decollato. E invece: «Quando il 9 aprile del 2010 Noemi venne alla luce apparentemente era sana e bella, ma appena pochi giorni dopo mi accorsi che qualcosa non andava. Ho studiato anche io, mi sono diplomata in fisioterapia, non sono una sprovveduta. Accelero di proposito le tappe dolorose del cammino mio e di mia madre per arrivare a quella che considero la data della terribile sentenza: il 2 gennaio del 2011 i medici mi dicono che Noemi è affetta dalla Sindrome di Rett. Non dimenticherò mai quel foglio, piansi come avvrebbe pianto qualsiasi mamma al mondo».

La testimonianza Alessia oramai conosce tutto della malattia della piccola Noemi, racconta che si tratta di una patologia neurologica regressiva a carico del gene Mecp2. «Noemi non parla, non cammina e ha perso l’uso delle mani», aggiunge Alessia. «La vita va guardata in faccia, ho voluto dare un significato forte a ciò che mi è capitato: ho pensato che avessi l’obbligo di provare a dare a mia figlia una vita migliore di quella che sta vivendo adesso. Ho conosciuto Anna, una bambina di Terni e dopo aver parlato con sua madre ho deciso di partire per il Texas, dove appunto Anna in 5 anni di cure ha ricevuto risultati sorprendenti, arrivando a camminare, seppure con un aiuto».

L’America Ecco allora prendere corpo il progetto di Alessia di partire per il Texas con Noemi: «Ma le risorse erano scarse e fino a un paio di mesi fa ero anche disoccupata. Finalmente un po’ di luce anche per me, con l’arrivo del lavoro, ma è evidente che senza l’aiuto di tanta gente, quando ho deciso di raccontare pubblicamente la mia storia non c’erano speranze». Alessia ha lanciato appelli nelle trasmissioni delle emittenti tv locali e sui giornali.«I primi risultati sono stati concreti, direi sorprendenti. Le associazioni si sono mobilitate e cosi la raccolta è arrivata a superare i 110 mila euro, una somma che permetterà a me, a mia madre e a Noemi di partire per il Texas Children’s hospital. La data è fissata per il 26 aprile. Abbiamo i mezzi finanziari per restare laggiù sei lunghi mesi, lontani dalla nostra amata terra, dagli amici, dagli affetti. Ma farei tutto per lei, Noemi, la sola ragione di vita. Grazie al lavoro che finalmente è arrivato usufruirò dell’aspettativa per gravi motivi di famiglia, ma mia madre per accompagnarci dovrà rinunciare al suo stipendio».

La solidarietà Già allo stadio si è svolta una raccolta fondi, il mondo del calcio apre ora di nuovo le porte alla solidarietà degli appassionati, degli atleti, tecnici e dirigenti: «Debbo moltissimo a una cara amica Roberta Moscatelli, che mi ha aperto quel mondo per me sconosciuto, e ora anche Il Comitato Regionale Umbro della Figc si è fatto promotore di una manifestazione  ‘Insieme a Noemi’, che prevede per venerdì 15 marzo presso la discoteca Egizia una raccolta fondi durante un concerto della orchestra Casadei. Mi dicono che il cuore grande degli umbri, del mondo dello sport, nonostante la crisi darà risposta generosa. In questi mesi ho avvertito il calore e l’affetto della gente e perché tutto sia trasparente nella raccolta e nell’utilizzo dei fondi, propongo una sorta di garante di tutto il progetto. Lancio un appello al sindaco Boccali , come primo cittadino di Perugia di dare mandato a un suo rappresentante per controllare l’intera operazione».

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