Credit: Andrea Cova sanfrancesco.org

di M.T.

A Perugia in tanti ricorderanno i momenti duri del cardinale Gualtiero Bassetti, in piena pandemia presidente della Cei, colpito dal Covid e in fin di vita in rianimazione. I medici informarono i suoi collaboratori di dire ai familiari che per lui non c’era null’altro da fare. Anch’egli, come Papa Francesco, con una infezione ai due polmoni.

Bassetti aveva anche una setticemia, ovvero una infezione grave e generale, che a ottant’anni difficilmente lascia scampo quando convive con l’essere intubato e in condizioni generali progressivamente peggiori. Insomma, a prescindere da chi attribuisce un significato religioso oppure no a questo termine, si trattò di un miracolo, compiuto dai medici e dal cielo, lascia intendere Bassetti in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Parla della sua attuale attività di semplice sacerdote, dopo avere ricoperto appunto il ruolo di capo dei vescovi italiani e di arcivescovo di Perugia una volta nominato Cardinale. Rimane qui nella sua diocesi, nella parrrocchia di Città della Pieve che lo ospita e dove collabora con i sacerdoti della zona. Ma Bassetti, anche se non lo dice al Corriere della Sera, è molto impegnato in viaggi, compresi quelli all’estero a incontrare le comunità cristiane. 

I parallelismi con le attuali condizioni di Papa Francesco sono raccontate con la serenità tipica di un uomo di fede. «Probabilmente le mie condizioni erano peggio delle sue attuali – dice Bassetti – ma ora sono guarito, mi sento bene e al di là del fatto che ho perso la capacità di sentire odori, non ho, grazie a Dio, altre conseguenze dal Covid».

Racconta ancora che dopo essere stato dimesso da poco dal periodo di convalescenza al Gemelli, che fece seguito al ricovero in rianimazione a Perugia dove i medici informarono i suoi collaboratori che fosse in fin di vita, il papa gli disse: «Sai perché non sei morto? Perché non c’era posto per te all’inferno». Poi parla di Papa Francesco come un uomo di profonda fede che come tale sta affrontando questo momento: «Stiamo parlando di un gesuita formato alla spiritualità di Sant’Ignazio, con una forza interiore straordinaria, uno che prima dell’alba si raccoglie in preghiera per due ore». «Quando sei in quelle condizioni – aggiunge – ti accorgi che ti stai staccando dalla vita, come se tutto si allontanasse. Davvero non so come fecero a rimettermi al mondo, lo sa Dio e i medici. Ma quando senti che il respiro ti viene meno è come se non fossi più te stesso, la tua vita è consegnata a Dio. Le preghiere colmano la solitudine e ti fanno confidare nella misericordia di Dio. Prego perché Francesco possa riprendersi al meglio».

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