Fabrizio Bracco e Vincenzo Riommi

di Daniele Bovi

Non esiste alcuna «indebita relazione fra la politica fiscale regionale e le indennità dei dirigenti regionali». Tradotto, dire che i soldi della rimodulazione Irpef serviranno per pagare i premi dei dirigenti è «una mascalzonata che fa gridare vendetta. Chi lo dice è un irresponsabile che gioca col fuoco». A dirlo gli assessori regionali al Bilancio e al Personale, Fabrizio Bracco e Vincenzo Riommi, che venerdì hanno tenuto una conferenza stampa proprio sul tema dei premi di produzione dei 62 dirigenti di palazzo Donini. Premi che poi tali non sono: «Il premio – dice Riommi – è un concetto che non esiste nella Pubblica amministrazione. Qui nessuno sta erogando premi a nessuno perché si tratta di un pezzo dello stipendio. Così come previsto dal contratto nazionale, che noi ovviamente non possiamo modificare, lo stipendio della dirigenza è composto da due voci: una fissa a seconda della posizione che si ricopre e poi l’indennità di risultato a seconda degli obiettivi che vengono raggiunti». Obiettivi che, ogni anno, vengono valutati dalla giunta regionale.

Disparità Altro discorso quello relativo al fatto se i contratti siano fatti bene o meno: «Io – risponde alla domanda Riommi – dico di no. Riconoscere gli obiettivi raggiunti va bene, ma nel lungo periodo si è creata una significativa disparità di opportunità». Dal fondo di te milioni di euro (alimentato anche dai risparmi che via via vengono conseguiti, generati dal minor numero di dipendenti) che i dirigenti si sarebbero dovuti spartire, proprio a fronte della diminuzione del numero delle posizioni dirigenziali sono stati tagliati in Umbria 600 mila euro, «che verranno destinati – aggiunge Riommi – a politiche ed azioni a sostegno dell’occupazione e del precariato (una questione, ha detto Riommi, sulla quale occorre dare atto ai sindacati di un «forte senso di responsabilità»). «E in Umbria – dice l’assessore al Personale – nel 2011 abbiamo varato una legge secondo la quale i risparmi vanno a finanziare altri capitoli di spesa che nulla hanno a che fare con gli stipendi».

Nessuna relazione A infastidire particolarmente i due è però il tirare in ballo le tasse: «È estremamente scorretto – ha sottolineato Bracco -, come pure qualcuno ha fatto per alimentare la polemica, stabilire il benché minimo rapporto fra il peso fiscale esercitato dalla Regione (che è rimasto invariato dagli inizi degli anni 2000, e dove tutte le aliquote e addizionali regionali sono al minimo) e le indennità che contrattualmente competono ai dirigenti». ‘Armati’ di tabelle e numeri, Bracco e Riommi sostengono poi di aver agito anche sul fronte dei risparmi. Nel 2001, osserva il secondo, i dirigenti regionali erano ben 197, ora sono 62 (73 con quelli in aspettativa) e tra due anni diventeranno 52. Le spese per il personale sono scese di cinque milioni di euro dal 2010 e quasi di sette (da 71,2 a 64,5) se si considera la posta che verrà inserita nel bilancio 2014. «Per quanto riguarda quelle di funzionamento invece – dice Bracco – siamo passati dai 15,8 milioni del 2010 ai 12,6 previsti per il 2014». Quanto ai ‘premi’ di risultato che lunedì sono stati assegnati ai direttori delle aziende sanitarie, Bracco spiega che la delibera sarà pubblica nel giro di dieci giorni e che si tratta di un 18% in più (20% il massimo consentito) rispetto allo stipendio. «Gli obiettivi che gli avevamo assegnato? Efficacia – risponde – e sostenibilità del sistema. Forse se la regione è stata scelta come punto di riferimento per la definizione dei costi standard anche loro hanno lavorato bene».

FI all’attacco Ai due andranno così sicuramente di trasverso i manifesti preparati da Forza Italia con la scritta «Aumento dell’Irpef: la Regione tassa per mantenere sprechi e privilegi» che venerdì, in una conferenza stampa, campeggiavano dietro a Raffaele Nevi, Fiammetta Modena, Rocco Valentino e Pietro Laffranco. In una conferenza stampa i quattro hanno ribadito che la volontà è «quella di combattere contro l’incremento della tassazione e dell’addizionale Irpef, perché qui significa clientelismo». «Dimostreremo – ha detto Nevi – che si può tagliare la spesa pubblica abbassando così l’addizionale Irpef sui redditi più bassi». Come noto da qualche giorno, la guida del partito regionale sarà affidata ad un coordinamento, composto da un mix di eletti (parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e sindaci), e «energie nuove che insieme andranno a formare i Club ‘Forza Silvio’, con uno dei primi che è ‘Giusta giustizia’ voluto dall’avvocato Walter Biscotti».

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Indennità dirigenti, Riommi e Bracco: «Metterle in relazione con Irpef e tasse è una mascalzonata»”

  1. La Giunta Regionale racconta solo una parte della vicenda ,quella piu’ ovvia e tecnicamente scontata. I dipendenti della sanita’ delle ASL regionali ,ed altri enti,si sono visti,in pochi anni,praticamente quasi azzerare il cosiddetto Stipendio di Risultato che vale,al contrario, 15-20 mila Euro(pro capite) aggiuntivi( in Regione.).

    Qual’e’ il mistero?Semplice:lo stipendio annuale del risultato e’ per buona parte alimentato dagli avanzi di bilancio delle Aziende ASL (,se positivi),dovute alle minori spese a parita’ di erogazioni di prestazioni ,grazie all’impegno di medici,sanitari e impiegati ( vero risultato,certificato dal Ministero Salute in questi giorni,e che ci riempie in Umbria di orgoglio, come regione tra le piu’ virtuose).Avendo la Regione Umbria,incamerato questi risparmi milionari,riducendo,contestualmente i trasferimenti alle ASL,il fondo di produttivita’ sanitario (circa 1000-2000 Euro a dipendente ),contrattualmente dovuto, e’ stato quasi azzerato e quindi divenuto,come si dice,incapiente:la famosa “Finanza Creativa”.Il diverso peso delle organizzazioni sindacali in Regione,e ,forse, i migliori rapporti con la politica,e la diversa strutturazione dei bilanci,hanno invece salvaguardato (ivi),buona parte di questi fondi di cosiddetto risultato.Buon per loro.
    Insomma:serie A e serie C.Chiarito il mistero.

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