Da sinistra Parbonetti, Bistocchi e Ricci (foto U24)

di Daniele Bovi

Sono in tutto 260 le variabili attraverso le quali nel prossimo anno, in Umbria, si cercherà di capire, attraverso un algoritmo, quali sono le aziende che operano nella legalità e quali possono essere infiltrate dalla criminalità organizzata.

La presentazione Il progetto, emerso nelle scorse settimane, è stato presentato giovedì a Palazzo Cesaroni dalla presidente del Consiglio regionale, Sarah Bistocchi, dal consigliere Fabrizio Ricci, presidente della commissione sulle infiltrazioni mafiose, e dal professor Alessandro Parbonetti, prorettore dell’Università di Padova e direttore del Crime, il Centro di ricerca imprese, mafie ed economia dell’ateneo veneto. L’algoritmo, che sarà calibrato sulle caratteristiche del territorio umbro, verrà utilizzato sulla base di un accordo con l’Università di Padova e, prima della conferenza stampa, è stato illustrato anche al procuratore generale Sergio Sottani e ai vertici della Guardia di finanza.

Come funziona L’obiettivo è costruire uno strumento capace di individuare in anticipo segnali di possibile infiltrazione, trasformando dati già disponibili in un sistema di allerta. Il modello è stato messo a punto dal Crime partendo dall’analisi di oltre duecento documenti pubblici, tra sentenze e atti giudiziari, che hanno permesso di individuare persone coinvolte in procedimenti per associazione mafiosa. Una volta identificati questi soggetti, i ricercatori hanno ricostruito le loro partecipazioni societarie incrociando le informazioni con le banche dati delle Camere di commercio. Un’azienda viene considerata collegata alla criminalità organizzata quando una persona coinvolta possiede almeno il 10 per cento delle quote oppure ricopre un ruolo di amministratore. In questo modo è stato creato un archivio di imprese “contaminate”, con l’indicazione degli anni in cui la presenza è stata accertata, così da isolare il periodo effettivo di influenza.

Le variabili Su questa base è stato costruito il cuore dell’algoritmo. Le 260 variabili prese in esame riguardano i principali dati di bilancio, come ricavi, costi, debiti e patrimonio, ma anche una serie di indicatori che misurano l’andamento finanziario nel tempo e il confronto con le altre aziende dello stesso settore e dello stesso territorio. Non si guarda quindi solo alla fotografia di un singolo anno, ma alla traiettoria dell’impresa, per cogliere cambiamenti improvvisi o scostamenti anomali rispetto al mercato di riferimento. Per verificare l’affidabilità dello strumento, i ricercatori hanno diviso i dati in due gruppi: uno utilizzato per “allenare” il sistema a riconoscere le caratteristiche delle imprese già note come mafiose e uno per metterlo alla prova su casi successivi. Le aziende considerate sane non sono state scelte a caso, ma tra quelle attive negli stessi anni e negli stessi territori delle imprese infiltrate, così da evitare distorsioni dovute a crisi locali o settoriali.

Affidabilità I risultati indicano una capacità di individuare correttamente la grande maggioranza delle aziende regolari, riducendo al minimo il rischio di segnalazioni errate. Il sistema non intercetta tutte le imprese infiltrate, ma funziona come filtro preliminare, utile a indirizzare controlli e approfondimenti verso le situazioni più a rischio.

Parbonetti «Si tratta di un’opportunità – ha spiegato Pargoletti in conferenza stampa – per aumentare la conoscenza del fenomeno e tracciarne una mappa. La presenza delle mafie in ambito economico è significativa e il loro obiettivo, oltre all’accumulo di denaro, è espandere il loro potere e la loro influenza nella società». Mafie che alle imprese legali «fanno concorrenza sleale potendo accedere a risorse che per le altre aziende hanno un costo». Un meccanismo che finisce per indebolire non solo il tessuto economico ma anche la democrazia. «L’accordo – ha continuano – durerà un anno e quindi nel 2027 restituiremo un’analisi accurata che costruiremo insieme».

Bistocchi e Ricci «Le istituzioni – ha detto invece Bistocchi – hanno il compito di rimanere all’avanguardia o comunque di non rimanere indietro di fronte a una criminalità che si evolve. Non ci possiamo ricordare di alcuni fenomeni solo certi giorni: favorire trasparenza e partecipazione e contrastare opacità devono essere obiettivi costanti». Ricci ha parlato poi di un progetto «molto importante che sta riscuotendo attenzione» (l’Umbria è la prima regione a dotarsi di uno strumento simile). «Bisogna stimolare un gioco di squadra – ha aggiunto – per rafforzare gli anticorpi per fortuna già presenti in Umbria». Ricci ha poi ricordato alcuni dati preoccupanti, come quelli di Banca d’Italia secondo la quale nel 2024 le operazioni finanziarie sospette in Umbria sono state 1.366 per un valore totale di un miliardo di euro.

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