In Umbria solo 60 donne su 1.593 detenuti: una “minoranza penitenziaria” che rappresenta il 3,77 per cento della popolazione carceraria regionale. Un dato in linea con il trend nazionale, dove la presenza femminile nelle carceri resta da anni sotto il 5 per cento. Numeri esigui, che rischiano di restare invisibili nel quadro complessivo del sistema carcerario.
Se n’è discusso questa mattina a Perugia a palazzo dei Priori nel corso dell’iniziativa del Consiglio nazionale forense (Cnf), con la sua Fondazione dell’avvocatura italiana (Fai) e il quotidiano Il Dubbio, organizzata per la Giornata internazionale della donna.
Secondo l’ultimo aggiornamento del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), al 28 febbraio 2025 le donne detenute in Italia erano 2.729, di cui 14 madri con 14 figli al seguito, su un totale di 62.165 reclusi. Un numero che le rende una minoranza invisibile del sistema penitenziario, con il rischio di diritti negati e percorsi di reinserimento inadeguati.
All’incontro in corso, che vede la partecipazione di rappresentanti del mondo forense, accademico e politico, è intervenuto, a nome del presidente del Cnf Francesco Greco, il vicepresidente Francesco Napoli, che ha ricordato Guido Alpa, scomparso ieri sera: «Giurista, avvocato, accademico e presidente emerito del Consiglio nazionale forense, in cui ha ricoperto un ruolo di primo piano per vent’anni, dieci dei quali da presidente. Il saluto commosso della sala testimonia il segno profondo che ha lasciato. Ringrazio inoltre per la sensibilità e l’attenzione costante che la Fai e il quotidiano Il Dubbio dedicano al tema delle marginalità e del carcere, che conferma il ruolo sociale fondamentale dell’avvocatura».
Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Perugia, Carlo Orlando, ha affrontato gli aspetti dei diritti fondamentali delle donne detenute: «è una questione di diritti e dignità. L’avvocatura deve essere in prima linea per garantire tutele efficaci e percorsi di reinserimento concreti».
Per la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, «le sfide che abbiamo di fronte sono importanti e il lavoro interistituzionale è la direzione giusta. Le istituzioni devono essere luoghi dove costruire comunità. Una delle più grandi urgenze che abbiamo di fronte è quella della coesione sociale, perché oggi viviamo in società sempre più frammentate, e questo ci lede profondamente. Costruire comunità coese significa costruire comunità solide. L’Ordine degli avvocati ci porta qui oggi con un tema che ragiona sui margini dei margini: come istituzioni, dobbiamo imparare a offrire risposte efficaci ai margini e alle fragilità. Le donne in carcere sono il margine del margine».
Il vicepresidente della Fai, Vittorio Minervini, ha infine sottolineato: “Da Perugia parte questo percorso sul carcere e le condizioni delle detenute, che si concluderà a Torino in occasione del Congresso Nazionale Forense, anche con la proiezione di un video attualmente in fase di preparazione”.
E’ in corso il dibattito con le sessioni temtiche a partire da “Essere donna nel carcere”, coordinata dal vicepresidente della fondazione del Cnf Fai Vittorio Minervini, con gli interventi di Rita Bernardini, presidente dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, dell’avvocata Elisabetta Brusa, componente della Commissione Carcere dell’Ocf e della architetta Federica Sanchez, esperta in neuroscienze applicate.
La sessione “La difesa dei diritti delle donne”, moderata dalla giornalista de Il Dubbio Francesca Spasiano, accoglie i contributi di avvocate impegnate nella tutela dei diritti delle donne in ambito carcerario, tra cui la Consigliera segretaria del Cnf Giovanna Ollà, la coordinatrice della Commissione Progetto Donna dell’Ordine degli avvocati di Perugia, Francesca Pieri, la Consigliera Cnf e Coordinatrice della Commissione per le persone private della libertà, Francesca Palma, la presidente Cpo dell’Ordine degli avvocati di Perugia Francesca Brutti e la consigliera nazionale del Cnf Lucia Secchi Tarugi, coordinatrice della Commissione sulle Pari Opportunità.
Conclude la mattinata un confronto con il mondo politico nella tavola rotonda “Donne prigioniere: la risposta della politica”, moderata dal direttore de “Il Dubbio” Davide Varì, con la partecipazione delle parlamentari Susanna Donatella Campione (Fdi), e da remoto di Mariastella Gelmini (Noi moderati – Centro popolare), Maria Elena Boschi (Iv) e Debora Serracchiani (Pd). Alle rappresentanti politiche sarà proposta una riflessione sulla necessità di ripensare l’edilizia penitenziaria in un’ottica di architettura orientata al recupero e al reinserimento sociale dei detenuti.
