Sempre più affitti a medio termine vengono richiesti nei centri storici dell’Umbria, con il capoluogo che fa la parte del leone, soprattutto riguardo agli studenti, con contratti agevolati, che rappresentano la maggior voce di questa tendenza. Una tendenza positiva quindi a fronte anche della trasformazione del mercato delle locazioni brevi, concentrate ormai in soli tre mesi l’anno, con un’alta incidenza dei costi anch’essi tassati a causa della formula “all inclusive” che obbliga il locatore a includere nel canone gli oneri accessori. E’ quanto emerge dallo studio reso noto dalla Borsa immobiliare dell’Umbria, organo della Camera di commercio.

Messaggio «L’offerta di locazioni a medio termine – dichiara Paola Berlenghini, agente immobiliare membro del comitato di vigilanza della Borsa immobiliare dell’Umbria – rappresenta sicuramente una valida risposta grazie alla possibilità di ridurre considerevolmente i costi di gestione e alla crescente domanda per questo tipo di mercato da parte sia di italiani che di stranieri».

Numeri I dati evidenziano questa crescita: il rapporto 2022 dell’Osservatorio immobiliare dell’Agenzia delle entrate con la collaborazione dell’Abi (Associazione bancaria italiana) e che riporta i dati ufficiali dell’anno 2021, certifica che, a fronte di un calo – rispetto al 2019 – del 12,6% delle abitazioni locate con contratti ordinari non agevolati di lungo periodo, quelle locate con contratto non agevolati a carattere transitorio sono aumentate dell’1,4% e le abitazioni con contratti agevolati di medio periodo (soprattutto per studenti) hanno registrato un incremento del 23,9%.

Il calcolo E’ stato calcolato che a fronte di un’offerta qualitativa, tenendo conto che in un anno ci sono 3 mesi di alta stagione, 3 di media e 6 di bassa, ipotizzando un’occupazione media minima del 60% all’anno, la redditività media annuale lorda può essere stimata come segue: per un appartamento del valore di 150mila euro, 2 posti letto: circa 3mila 200 euro, pari al 2,1%, al netto degli oneri accessori; per un appartamento del valore di 250mila euro, 4 posti letto, circa 5mila euro, pari al 2%, al netto degli oneri accessori. I valori variano a seconda dei Comuni, della durata di ogni contratto, delle dimensioni e dei servizi offerti.

Cedolare Il trattamento fiscale: cedolare secca al 21% o al 10% Infine l’aspetto fiscale: «Che si tratti di contratti turistici a canone libero o di quelli transitori a canone concordato – spiega Berlenghini – esercitando l’opzione della cedolare secca il locatore versa solo il 21% di imposta sul reddito da locazione calcolata sul canone incassato (e non sugli oneri accessori) nel caso dei contratti turistici e di quelli transitori non asseverati dai sindacati dei proprietari e quelli degli inquilini (ossia la certificazione che attesta che il contratto in canone concordato è regolare e quindi ha diritto ad accedere a tutte le agevolazioni previste per questa condizione contrattuale, ndr). Versa invece solo il 10% di imposta sul canone (e non sugli oneri accessori) nel caso dei contratti transitori se accompagnati dall’attestazione asseverata dai sindacati. Inoltre, esercitando l’opzione, non sono dovute dal locatore né dal conduttore le imposte di registro e di bollo».

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