I Giovani imprenditori del commercio, turismo e servizi vedono il 2011 come un anno pieno ancora di ombre sotto il profilo economico. Seguono le vicende politiche, ma nella politica hanno poca fiducia perché ritengono che essa abbia poca attenzione ai loro problemi e che non dia abbastanza spazio alle nuove leve. Credono nella forza dell’esperienza on the job e usano in misura molto ampia, anche nella propria attività, le tecnologie informatiche. E’ la “fotografia” dei Giovani Imprenditori che emerge dal Rapporto “Politica, lavoro, impresa e Giovani”, realizzato dall’Ufficio Studi della Confcommercio della provincia di Perugia e diffuso in occasione del “1° Forum Giovani Imprenditori Confcommercio della provincia di Perugia”.
L’indagine L’indagine ha interessato, oltre ai Giovani Imprenditori, anche un campione di giovani tout court, per indagare il loro rapporto con la politica, con l’impresa, con il lavoro, con le tecnologie. L’indagine, effettuata nel mese di gennaio 2011, è stata effettuata su un doppio campione casuale, costituito da:
– 200 Giovani umbri, di età compresa tra i 20 e i 40 anni: 55% femmine, 45% maschi; 65% diplomati, 17% con laurea triennale, l’11% con laurea magistrale, l’1% con dottorato, il 6% con licenza media, l’1% con qualifica professionale.
– 125 Giovani Imprenditori (di seguito indicati GG.II.) del terziario (commercio, turismo e servizi), di età compresa tra i 20 e i 40 anni: 54% maschi, 46% femmine; 66% diplomati, 10% laureati, 20% licenza di scuola media, 4% con qualifica professionale.
I giovani e la politica
I giovani umbri si interessano di politica, ma pensano che la politica non si occupi di loro, non dia loro spazio e non sia determinante per realizzare le loro aspirazioni lavorative. Le vicende politiche locali interessano al pari di quelle nazionali.
Secondo l’indagine, il 24% dei GG.II. e il 39% dei giovani si occupa di politica – nel senso che ne parlano, si informano sugli accadimenti politici tramite i media, e/o ascoltano dibattiti politici – “tutti i giorni”; il 34% dei GG.II. e il 31% dei giovani almeno una volta alla settimana; il 14% dei GG.II. e il 17% dei giovani almeno una volta al mese.
Il 64% dei GG.II. e il 30% dei giovani segue ugualmente le vicende politiche locali e nazionali; il 31% dei GG.II. e il 65% dei giovani segue di più le vicende nazionali; il 5% sia dei GG.II. che dei giovani preferisce la politica locale.
Il 62% dei GG.II. e il 76% dei giovani si tiene informato di politica tramite i telegiornali e i radiogiornali; rispettivamente il 46% e il 38% tramite i quotidiani; il 19% dei GG.II. e 31% dei giovani tramite approfondimenti tv; il 40% dei GG.II. e il 51% dei giovani tramite Internet (siti web, giornali on line).
Coloro che, al contrario, non si tengono informati circa gli accadimenti politici motivano tale comportamento con il proprio totale disinteresse nei confronti della politica (33% tra i GG.II. e 67% tra i giovani), perché non hanno fiducia nella politica (44% tra i GG.II. e 22% tra i giovani), perché non hanno tempo di seguire la politica (11% per ambedue i campioni).
Se tutto sommato la politica interessa ai giovani, non c’è invece la percezione del fatto che la politica si interessi i giovani.
Il 60% dei GG.II. e il 52% dei giovani ritiene che gli under 40 non abbiano un adeguato spazio nella politica umbra, che c’è invece per il 16% dei GG.II e il 22% dei giovani, con una percentuale elevata di intervistati che non sa rispondere: rispettivamente 23% tra i GG.II e 26% tra i giovani.
I due campioni concordano sostanzialmente nell’indicare come ostacolo principale ad un ruolo adeguato dei giovani nella politica la resistenza al cambiamento della “classe politica anziana”, intesa non solo in termini anagrafici, quanto come “politici di lungo corso”: è così per il 54% dei GG.II. e il 47% dei giovani. Segue poi la scarsa meritocrazia nel sistema politico (30% dei GG.II. e 24% dei giovani), il sistema chiuso dei partiti (27% dei GG.II. e il 15% dei giovani). C’è però anche spazio per l’autocritica: il 26% dei GG.II. e il 9% dei giovani, riconosce una scarsa voglia di impegnarsi in politica dei propri coetanei.
Il livello di fiducia dei giovani nei confronti della politica è stato analizzato verificando quanto alcune istituzioni ed alcuni soggetti, e tra questi i “politici”, siano in grado, a loro avviso, di influire concretamente sulle loro aspettative personali per quanto concerne la possibilità di accedere, prima o poi, al lavoro e/o alla professione di loro interesse (o di migliorare la propria condizione lavorativa professionale per coloro che sono già inseriti nel mondo del lavoro).
I genitori, la famiglia, le proprie relazioni personali e quelle della propria famiglia sono al primo posto, con il 52% complessivo, seguito per il 28% da Scuola ed Università. Solo l’11% ha fiducia nella politica, ossia ritiene che coloro che sono delegati alla guida del paese abbiano un qualche genere di influenza sul destino lavorativo o professionale degli intervistati.
Giovani Imprenditori
Svolgere il proprio lavoro in autonomia e piacere di mettersi in gioco sono le motivazioni prevalenti dei GF.II., anche nel caso si continui un’impresa familiare. E alla politica chiedono soprattutto meno adempimenti burocratici.
Anche se il 68% dei GG.II. intervistati continua un’impresa familiare, le motivazioni che li spingono ad impegnarsi sono di carattere personale.
Le aspirazioni che spingono un giovane a “fare impresa” sono principalmente tre, secondo gli intervistati: il desiderio di poter svolgere il proprio lavoro in autonomia (40%); il piacere di mettersi in gioco (27%); l’idea che facendo impresa si abbia la possibilità di svolgere un lavoro interessante ed in linea con le proprie aspettative personali (24%).
A tali aspirazioni fanno da contrafforte le qualità e le doti ritenute importanti dagli intervistati per “fare impresa”: gli aspetti più importanti per lo svolgimento della propria attività sono risultati per i “giovani imprenditori” le competenze tecniche personali acquisite con l’esperienza (50%), la capacità di fare innovazione (29%), l’indipendenza personale nella conduzione della propria impresa e la possibilità di investire rischiando personalmente (23%), le competenze acquisite grazie alla formazione (13%).
Cosa chiedono i GG.II. alla politica?
Le priorità indicate riguardano la diminuzione degli adempimenti burocratici ed amministrativi per le imprese (49%), la riduzione degli oneri sociali sul lavoro (38%), le facilitazioni per l’accesso al credito (22%), contributi economici per le reti, l’innovazione e la ricerca (17%).
Circa l’influenza della politica sulla loro attività, il 48% dei GG.II. ritiene che sia pari a quella della politica nazionale e locale, il 22% che incidano maggiormente le scelte politiche nazionali, il 19% quelle locali, ma un significativo 11% pensa che la politica si disinteressi alle problematiche reali delle imprese.
Giovani Imprenditori e Crisi
Al campione dei GG.II. è stato chiesto una previsione sull’andamento economico del 2011. Qui domina la cautela, se non il pessimismo. Per il 44% infatti il 2011 sarà un anno di transizione, per il 25% un anno critico come il 2010. Il 17% è convinto invece che sarà l’anno della ripresa (14% altre risposte).
In questa condizione, il 67% dei GG.II. farà comunque investimenti per la propria azienda, con prevalenza degli investimenti strutturali (35%), seguiti da quelli in promozione è marketing (20%), dalla prosecuzione degli investimenti già in atto (7%), dalla formazione (5%).
Uso delle Tecnologie
(Questo tema è stato sottoposto ad entrambi i campioni)
I giovani umbri sono “avanti” – Il 75% dei GG.II. utilizza abitualmente le nuove tecnologie, internet, posta elettronica, social network, newsletter, sia nella vita privata che in quella lavorativa. Solo un 8% non le utilizza quasi mai e un 11% saltuariamente.
I GG.II. fanno un grande uso della comunicazione digitale anche per pubblicizzare la propria attività, che raccoglie il 41% dei consensi rispetto al 32% della comunicazione classica (radio, affissioni, stampa). Tuttavia va segnalato il fatto che per il 51% degli intervistati la migliore pubblicità rimane il passaparola.
Nel campione dei giovani, quelli che usano il web tutti i giorni sono il 78%, a cui si aggiunge un 13% che lo usa qualche volta durante la settimana. Un 6% non lo usa quasi mai, e un 3% qualche volta al mese.
Lavoro. Carriera. Mobilità sociale.
(Questi temi sono stati sottoposti solo al campione dei giovani)
Under 40 umbri equamente divisi tra fiducia ed incertezza, tra speranza e timori circa il loro status sociale e il loro futuro. Ma al posto fisso preferiscono un lavoro interessante. E dichiarano una propensione al fare impresa maggiore dei coetanei italiani.
L’accusa di “bamboccioni” non si addice ai giovani umbri, almeno quando si tratta di realizzare le proprie aspirazioni professionali.
Per avere la possibilità di svolgere il lavoro “dei sogni” infatti, ben il 43% è disposto ad andare all’estero e/o fuori regione, il 35% fuori regione, e solo il 21% preferisce rimanere in Umbria anche a costo di un lavoro meno soddisfacente.
Non solo: il posto fisso non è in cima ai loro pensieri; con il 27% dei consensi si classifica secondo nelle preferenze, a netta distanza dal 43% di consensi che raccoglie un lavoro interessante ed in linea con le proprie aspettative professionali.
Sono importanti poi le buone opportunità di carriera (19%), mentre bassa è la motivazione legata all’alta remunerazione (6%).
Nella realizzazione delle proprie aspettative personali mostrano inoltre di non aver particolare fiducia nella capacità delle istituzioni e della politica di incidere concretamente: i genitori, la famiglia, le proprie relazioni personali e quelle della propria famiglia sono al primo posto, con il 52%, seguito per il 28% da Scuola ed Università. Solo l’11% ha fiducia nella politica, ritenendo che abbia un qualche genere di influenza sul proprio destino lavorativo.
Il 50% (60% il dato nazionale Confcommercio-Format) dei giovani sono convinti, che avrà la possibilità di vedere aumentato il proprio status e di riuscire a svolgere un lavoro di qualità e prestigio pari o superiore a quello dei genitori.
C’è però un 35% che non sa cosa lo aspetti da questo punto di vista, e un 16% che è totalmente pessimista.
Più nel dettaglio, il 13% dei giovani (18,2% indagine Format-Confcommercio nazionale) hanno dichiarano di svolgere già il lavoro che desiderano ed il 30% (39,6% dato nazionale) ritiene che riuscirà a svolgerlo entro i trenta anni.
I meno convinti ritengono che riusciranno ad aumentare il proprio status sociale e di svolgere il lavoro che desiderano entro i 35 anni (20%) o più avanti nel tempo (16%). C’è però un significativo 20% disposto ad accontentarsi di un lavoro qualunque, perché non ha fiducia nel fatto di poter soddisfare le proprie aspirazioni.
La propensione a fare impresa dei giovani umbri è decisamente maggiore di quella del campione italiano: il 21% (contro il 15,8% del dato nazionale) dei giovani di età compresa tra i 19 ed i 39 anni pensa di dare vita ad una propria impresa nel prossimo futuro.
Servizi, commercio e turismo sono i settori di attività economica nei quali più frequentemente i giovani intenderebbero avviare una attività.
Tra il 79% che invece ha dichiarato di non essere interessato a dare vita ad una propria impresa, le motivazioni prevalenti sono la mancanza di risorse finanziarie (33%), l’incertezza economica (29%), la mancanza di una adeguata formazione al fare impresa (21%), il timore di essere impreparato a fare il mestiere di imprenditore (13%), il timore della pressione fiscale (12%), la volontà di non andare ad incidere sui bilanci familiari per trovare risorse con il (12%).
Solo il 12% ha motivato il proprio comportamento con la “mancanza di una idea imprenditoriale” contro il 61,6% nazionale. Sono dunque essenzialmente motivi esterni, non dipendenti dal proprio impegno o volontà, che si frappongono alla voglia di fare impresa dei giovani umbri.

