Una concezione intelligente della mobilità, soprattutto nelle regioni e nelle città dove l’uso dell’auto privata è ancora predominante, non può che guardare con favore all’arrivo della guida autonoma. In Italia il percorso è avviato: sessanta città, tra cui Milano, Torino, Bologna e Genova, hanno già dato la propria disponibilità ad accogliere sperimentazioni di veicoli automatizzati nell’ambito del programma europeo “Autonomous Driving: Italy in the Front Row”, coordinato a livello dell’Unione europea. L’iniziativa punta a trasformare l’Italia nel primo grande laboratorio continentale della guida autonoma, con l’obiettivo di armonizzare regole, infrastrutture e tecnologie.
A rendere possibile il passo avanti è stato il recente aggiornamento del quadro normativo internazionale. Dal settembre 2024, il regolamento della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece) consente ai veicoli dotati di sistemi di assistenza avanzata di viaggiare sulle autostrade europee in modalità hands-off, permettendo al conducente di lasciare temporaneamente il volante senza violare le norme di sicurezza.
La novità più rilevante è il riconoscimento delle manovre “System-Initiated”, che affida ai software la gestione autonoma di frenate, cambi di corsia e correzioni di traiettoria. Una svolta che, pur mantenendo l’obbligo di supervisione del conducente, apre la strada a un uso esteso dei sistemi di guida automatizzata.
Nella lista delle città italiane che hanno aderito alla sperimentazione non figura nessun comune dell’Umbria. Le adesioni si concentrano in particolare nel Nord Italia, con una forte presenza di municipi lombardi e piemontesi, oltre ad alcune realtà di Emilia-Romagna e Liguria. La scelta umbra di non candidarsi — almeno per ora — rappresenta una perdita di opportunità in termini di innovazione e sviluppo locale. L’Umbria, dove si contano 740 auto ogni mille abitanti (dato Istat 2023), ha uno dei tassi più alti d’Italia di motorizzazione privata rispetto alla popolazione, a fronte di una rete di trasporto pubblico ridotta e di scarsa intermodalità.
La regione dispone però di alcuni punti di partenza: il bando regionale sulla mobilità sostenibile promosso nel 2024 in collaborazione con EIT Urban Mobility, l’attività della rete Umbria E-mobility Network di Confindustria, che aggrega imprese del settore elettrico e digitale, e il rinnovo delle flotte urbane di Busitalia Umbria, con 52 nuovi autobus elettrici e ibridi entrati in servizio tra Perugia e Terni.
Sono segnali che indicano un movimento verso una mobilità più sostenibile, ma ancora distante dal salto tecnologico rappresentato dalla guida autonoma. Non risultano al momento progetti di test o partnership tra università e amministrazioni su questo fronte, né tratte regionali predisposte con infrastrutture di comunicazione 5G o sensori veicolari, come richiesto dai protocolli europei.
Esistono tuttavia come in altre molte parti del paese i pali Iot collocati in una parte della E45 che trasformeranno i principali tratti stradali in smart road. Sono pali con centraline ad alta tecnologia capaci cioe di raccogliere e combinare informazioni e dati con un approccio intermodale, in modo da fornire servizi tecnologici, la premessa per arrivare anche alla guida autonoma. Non risultano al momento tratti in Umbria già abilitati a questa dotazione e capacità come avviene in alcune parti d’Europa. Da noi la rete Iot destinata alle cosiddette smart road, le strade “intelligenti” che integrano tecnologia digitale e monitoraggio costante del traffico. Le installazioni sono collocate lungo la superstrada E45, in particolare nel tratto che attraversa l’Alta Valle del Tevere, tra Città di Castello Sud, Promano e l’ingresso nord di Perugia. Si tratta di torrette scure, alte circa quattro metri, che ospitano antenne, telecamere e sensori per la raccolta e la trasmissione di dati in tempo reale su flussi di veicoli, condizioni meteo e sicurezza stradale.
L’intervento rientra nel programma nazionale Smart Road di Anas, avviato nel 2023, che prevede l’attrezzaggio di circa 6.700 chilometri di rete stradale in tutta Italia entro il 2032. Per la tratta umbra della E45 è stato previsto un investimento di circa 7 milioni di euro, destinato a rendere il collegamento tra Città di Castello e Perugia una delle prime arterie interregionali con infrastruttura digitale continua.
Oltre ai pali IoT, Anas ha avviato anche un piano di monitoraggio strutturale dei ponti e dei viadotti umbri: sono già stati sensorizzati 33 manufatti e altri 36 sono in fase di attivazione, per un totale di 70 opere controllate in tempo reale. I dati raccolti vengono inviati ai centri di supervisione per analisi predittiva e manutenzione preventiva.
Queste installazioni non rappresentano ancora una piattaforma pronta per la guida autonoma completa, ma costituiscono il prerequisito tecnico per l’interconnessione tra veicoli e infrastruttura (vehicle-to-infrastructure communication). In prospettiva, le torrette IoT umbre potranno dialogare con veicoli dotati di sistemi avanzati di assistenza, aprendo la strada a future sperimentazioni anche in ambito regionale.
In Italia sono circa 500 i chilometri di strade già attrezzabili per la guida autonoma, grazie agli investimenti del Pnrr e al programma europeo 5G Corridor, che punta a creare arterie connesse per la comunicazione in tempo reale tra veicoli e infrastruttura. Nessuna tratta umbra, al momento, rientra in questo perimetro. Un’eventuale candidatura di Perugia o Terni alla seconda fase del programma europeo — prevista nel 2026 — permetterebbe invece di integrare ricerca universitaria, innovazione industriale e pianificazione urbana.
La regione, con il suo tessuto di centri urbani medio-piccoli e una forte componente collinare, offrirebbe inoltre un contesto ideale per testare modelli di mobilità autonoma “diffusa”, in grado di collegare aree periferiche e zone rurali oggi meno servite. Un ripensamento delle città con servizi di prossimità, noti anche come aree 15 o aree 30 che significa poter raggiungere in 15 30 minuti ogni tipo di servizio importante per le famiglie – come più volte l’esperto Ciuffini ha tenuto a ribadire nella sua visione di mobilità del futuro – combinati con mini navette a guida autonoma, potrebbe determinare una vera rivoluzione nella mobilità.
Negli Stati Uniti e in Cina i servizi di trasporto a guida autonoma sono già operativi: aziende come Tesla, Waymo e Cruise offrono corse senza conducente, mentre a Pechino e Shenzhen circolano flotte urbane di robotaxi. L’Europa procede più lentamente, ma punta a costruire un sistema condiviso di norme, infrastrutture e sicurezza dei dati.
