Un momento dell'inaugurazione (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

La giustizia lumaca che spinge i cittadini danneggiati a presentare quasi un ricorso al giorno per ottenere quanto dovuto e un contenzioso che, nel complesso, nel 2018 è aumentato di quasi il 30% rispetto all’anno precedente. Il Tar dell’Umbria lunedì a Perugia ha celebrato l’avvio dell’anno giudiziario e nella sua relazione il presidente, Raffaele Potenza, ha indicato due dei possibili motivi che potrebbero spiegare l’aumento dei ricorsi presentati, ovvero nuovo codice degli appalti e soppressione del Corpo forestale dello Stato, confluito nell’Arma dei carabinieri. Potenza ha parlato di una crescita del contenzioso del 28%, con un numero di accoglimento dei ricorsi molto più che doppio rispetto alle decisioni di rigetto: «Questo dato – ha detto Potenza – può essere interpretato come indice di un alto livello di tutela delle posizioni del cittadino, ma allo stesso tempo rivelatore di un elevato tasso di illegittimità dell’azione amministrativa».

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Il contenzioso Al centro del contenzioso in particolare le procedure di appalto, l’assegnazione delle misure comunitarie, le farmacie, il soggiorno degli stranieri e l’attività produttiva delle aziende con forte impatto ambientale. Nel complesso le materie trattate hanno riguardato «aspetti fondamentali per la qualità della vita della comunità regionale, quali – ha aggiunto Potenza – l’ambiente, la sanità pubblica, l’istruzione e l’università, i servizi sociali, gli appalti, forniture e servizi, la pubblica sicurezza, la produzione di energia, l’edilizia privata, anche nei suoi riflessi in tema di tutela del paesaggio e del patrimonio culturale». Altro importante capitolo è quello del contenzioso relativo agli stranieri in materia di diritto di soggiorno.

Equa riparazione In totale nel corso del 2018 sono arrivati 651 ricorsi e di questi ben 322, quasi uno al giorno, hanno riguardato la legge Pinto, cioè quella sull’equa riparazione che consente alle persone di chiederla qualora ritengano di aver subito un danno patrimoniale (o non) a causa della durata di un processo, che rappresenta uno dei grandi mali della giustizia italiana (il Tar interviene quando la PA non ottempera alla sentenza di condanna). Da registrare anche la crescita del contenzioso riguardante la soppressione del Corpo forestale, «poco digerita – scrive Potenza – dal personale». Nonostante tutto però nel 2018 il numero di ricorsi pendenti è sceso dell’8% per via di una serie di provvedimenti presi come il programma di smaltimento dell’arretrato e il «minimale incremento della forza lavoro» (nel marzo scorso è arrivato un quarto magistrato e, da gennaio, un nuovo membro del personale di segreteria). Quanto alla durata media dei procedimenti, i due terzi dei ricorsi risultavano non anteriori al 2015, mentre ogni magistrato si è occupato di più di duecento fascicoli.

Gli interventi Molti gli interventi nel corso della mattinata, durante i quali in più di un’occasione sono risuonate critiche nei confronti del processo telematico: «Non mancano occasioni per rimpiangere il vecchio sistema» ha detto Potenza riguardo all’obbligo di deposito della copia cartacea del ricorso, mentre l’avvocato distrettuale dello Stato, Roberto Ristori, ha sottolineato che «non è sempre facile adeguarsi a nuovi strumenti, i quali a volte sembrano imperscrutabili, come il processo amministrativo telematico». Ristori ha messo l’accento anche sulla necessità della «uniformità di orientamento, dato che le divergenze sono destabilizzanti e l’incertezza appesantisce il sistema». Francesco Elefante invece, in rappresentanza del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, ha sottolineato la riduzione dell’arretrato: «Le udienze straordinarie – ha promesso – andranno avanti anche nel 2019».

Sfiducia della collettività In particolare di collaborazione tra magistrati e legali ha parlato, in rappresentanza dell’Ordine degli avvocati, Pier Paolo Davalli, che ha messo in guardia anche sulla «situazione di tendenziale sfiducia della collettività per i giudizi di impugnativa dei provvedimenti amministrativi, che – ha detto – allarma molto l’avvocatura non tanto per il risvolto negativo che potrebbe comportare per gli interessi della categoria, ma perché il pericolo di una marginalizzazione della giustizia amministrativa riduce le occasioni di affermazione della legalità per chiunque si relazioni con una amministrazione pubblica».

Marini e Barelli A parlare anche la presidente della Regione Catiuscia Marini, che ha segnalato alcune criticità della Pubblica amministrazione e, senza citarlo direttamente, ha fatto riferimento all’investimento bloccato di Rocchetta a Gualdo Tadino, ribadendo la correttezza degli atti della Regione. Punzecchiature a Palazzo Donini sul tema dell’autonomia sono arrivate dal vicesindaco di Perugia Urbano Barelli: «Siamo sicuri – ha detto – che la maggiore autonomia porterà più certezza del diritto? Possiamo permetterci un ufficio legislativo come quello della Lombardia che ha un Pil simile a quello della Danimarca? L’argomento è delicato e in ballo c’è anche il futuro delle sedi del Tar».

Twitter @DanieleBovi

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