La sede di Gesenu

di Daniele Bovi

Per l’approvazione del nuovo piano industriale di Gesenu bisognerà aspettare almeno due settimane. Venerdì infatti il cda dell’azienda che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in buona parte della regione ha deciso di far slittare la pratica data la posizione assunta dal nuovo presidente. Luca Marconi ha mostrato il semaforo giallo allo scopo di approfondire una serie di punti: «Intanto voglio sottolineare – dice a Umbria24 – che l’azienda è unita e a ciò tengo molto. Detto questo, abbiamo rinviato l’approvazione perché noi componente pubblica siamo determinati a chiedere approfondimenti sulla riorganizzazione della parte dirigenziale dell’azienda e maggiore efficienza».

Lo stop «Nessuna tagliola – promette Marconi – ma quello che approveremo dovrà essere un piano vero e bisogna cambiare il motore. Con questo atto vogliamo comunicare che non siamo più seduti e che stiamo dando il nostro contributo». Quello a cui Marconi si riferisce è «job rotation, formazione e una riorganizzazione complessiva». Se questi elementi verranno inseriti, allora arriverà il semaforo verde e quella presentazione che, come promesso recentemente, si sarebbe dovuta tenere alla metà di novembre. L’approvazione del piano è attesa anche dai lavoratori che venerdì, attraverso una nota firmata da Cgil, Cisl e Uil, hanno spiegato che «il piano industriale annunciato dall’azienda non ci risulta essere sostenuto da risorse nuove».

Si apre la vertenza La mancanza di queste ultime secondo i sindacati, che dichiarano ufficialmente aperta la vertenza, rischia di trasformare il documento che verrà approvato «nell’ennesimo mero libro dei sogni. Nascondendosi dietro alle note difficoltà che da tempo affliggono in ambito finanziario Gesenu spa, l’azienda – scrivono -, in modo unilaterale, incurante delle istanze sindacali, con la scusa di ottimizzare i costi, tende a peggiorare sensibilmente la qualità dei servizi (capita che alcune zone non siano servite puntualmente) oltre all’organizzazione del lavoro che di fatto penalizza i lavoratori direttamente interessati». Le Rsu sono in stato di agitazione dalla metà di settembre e fino ad oggi un accordo non è stato raggiunto.

I servizi Bordate ci sono anche per il Comune e riguardano l’aver permesso «l’incremento dell’organico a livello impiegatizio e dirigenziale dell’azienda, consentendo inutili sovrapposizioni di figure e appesantendo, così, i costi di gestione aziendale». I sindacati chiedono poi che palazzo dei Priori riaffidi a Gesenu, dal primo gennaio, i servizi tolti nei mesi scorsi come la raccolta di siringhe o la pulizia delle fontane. Da ultimo investimenti sono richiesti per due impianti «obsoleti e sottodimensionati» come Ponte Rio e Pietramelina. Da qui i lavoratori fanno partire la vertenza.

Twitter @DanieleBovi

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