Una cena speciale, fatta di sorrisi e gesti di gratitudine, ha illuminato il chiostro del Serafico di Assisi quando i ragazzi con disabilità hanno portato in tavola il pane preparato da loro e servito gli ospiti, in un clima di condivisione che ha saputo toccare i cuori di tutti. Un momento in cui l’istituto guidato da Francesca Di Maolo ha voluto ringraziare chi, con il proprio impegno e la propria generosità, ha reso possibile il cammino di crescita e di inclusione dei ragazzi. 

L’inclusione, infatti, è stata la vera protagonista della serata: non solo come concetto, ma anche come esperienza concreta, vissuta dai ragazzi attraverso il lavoro in cucina e il servizio ai tavoli. Un’esperienza che ha permesso loro di superare le difficoltà quotidiane e di dimostrare che, con il giusto sostegno, non esistono limiti invalicabili.

Tra i momenti più emozionanti della serata, la preparazione del pane e dei dolci: sotto la guida del mastro panificatore Andrea Pioppi, i ragazzi del Serafico si sono cimentati in un’attività che, più di ogni altra, ha simboleggiato la loro partecipazione attiva e creativa. Pane fragrante e crostate deliziose sono stati serviti agli ospiti, divenendo un simbolo tangibile del percorso di crescita e inclusione che si realizza ogni giorno all’interno della struttura assisana. Servire a tavola, poi, è stato un ulteriore passo nel superamento dei limiti: un gesto che ha permesso ai ragazzi di sentirsi protagonisti, di mettersi alla prova e di ricevere il caloroso ringraziamento degli ospiti, tra cui i propri familiari, gli amici e i sostenitori del Serafico.

La serata, infatti, è stata soprattutto un atto di gratitudine verso chi, negli anni, ha reso possibile tutto questo loro  contribuendo a far sì che il Serafico rappresenti un luogo di crescita e di speranza per tanti bambini e ragazzi con disabilità. Come ha dichiarato la Presidente Di Maolo, «questa cena è il nostro modo di dire grazie a chi ha reso possibile il cammino del Serafico. L’inclusione infatti non si limita a far partecipare, ma significa abbattere barriere, dare a ciascuno la possibilità di esprimersi e di partecipare alla vita. Grazie al sostegno della comunità, i ragazzi qui possono sentirsi parte integrante del mondo, superano i propri limiti e valorizzano le proprie capacità». Il legame tra gratitudine e inclusione, infatti, al Serafico è molto profondo: da una parte la comunità che supporta e rende possibili i percorsi di crescita, dall’altra i ragazzi che, grazie a questo sostegno, possono vivere esperienze che permettono loro di scoprire nuove capacità e raggiungere traguardi impensabili.

A chiusura della serata un dolce gesto ha suggellato questo significato di gratitudine e comunità, leitmotiv di tutto l’evento: agli ospiti sono stati donati i mostaccioli umbri, confezionati dai volontari del Serafico e dalle mamme di alcuni dei ragazzi. Questi dolci, legati alla tradizione francescana, ricordano il legame tra San Francesco e Jacopa dei Settesoli, l’amica a cui, negli ultimi giorni della sua vita, il santo chiese di portare i suoi mostaccioli preferiti: ‘Portami quei dolci che eri solita farmi a Roma’, le disse. Un simbolo di dolcezza e amicizia, dunque, che ha voluto celebrare, ancora una volta, il legame speciale tra il Serafico e la figura di San Francesco.

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