di Elle Bi.

Gira intorno a 100 milioni di euro l’anno la perdita di capitale umano subìta dall’Umbria a causa della fuga dei giovani. Una fuga che prosegue senza tregua e che si è accentuata dopo la pandemia. A rilevarlo è la Fondazione Nord Est sul Sole24Ore, che ha analizzato i saldi migratori con l’estero della popolazione tra 18 e 34 anni. Dall’analisi emerge che dall’Umbria, soltanto nel 2023, sono partiti in cerca di un futuro migliore ben 464 giovani. Un bilancio, questo, che cresce fino a oltre quota 5 mila persone, se si allarga l’analisi temporale al periodo compreso tra il 2011 e il 2023. In questo quadro, la Fondazione rileva che la perdita di capitale umano, nei 13 anni presi in esame, lievita fino a 1,8 miliardi di euro. Stando all’analisi, il capitale umano perduto con l’emigrazione giovanile corrisponde all’investimento in istruzione pubblica e privata, che ora avvantaggia i paesi di destinazione.

I dati Un fenomeno che di sicuro non riguarda solo l’Umbria. Le regioni più popolose e quelle meridionali contribuiscono maggiormente all’esodo dei 377 mila giovani. In testa la Lombardia che nel solo 2023 perde 5.760 persone nella fascia 18-34, seguita a ruota da Veneto (-3.759), Sicilia (-2.838) e Campania (-2.802). L’Umbria è la più in difficoltà tra le regioni più piccole: Basilicata (-335), Molise (-325) e Valle d’Aosta (-90) sono tutte dietro il Cuore verde nella classifica, anche in termini di perdita di capitale umano. Quest’ultima, a livello nazionale, nel biennio 21-22 ammonta a circa 8,4 miliardi di euro e quasi 134 miliardi per l’intero periodo 2011-2023.

L’ultimo decennio Una perdita grave anche secondo uno studio pubblicato giorni fa dalla Cgia di Mestre: tra il 2014 e il 2024, la popolazione tra i 15 e i 34 anni in Umbria è diminuita dell’8,6 per cento, con un deficit di oltre 15 mila giovani. Il dato più alto tra le regioni del Centro Italia (solo le regioni del Sud hanno fatto peggio). A livello provinciale, è Terni a rimetterci maggiormente rispetto a Perugia, con picchi in zone come l’orvietano, che arriva a flessioni anche del 9,1 per cento.

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