di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
Si aprono come enormi carie nel verde delle bellissime montagne umbre e, spesso, come carie restano anche dopo la dismissione. Sono le cave, anomalia tutta umbra per la facilità nell’ottenimento delle concessioni e l’irrisorietà dei canoni da versare nelle casse pubbliche. E’ da lì che parte la filiera del cemento che, per occhi poco avvezzi alle dinamiche economiche locali, tanto cozza con l’immagine del Cuore Verde.
Il Corpo forestale è andato a vederci chiaro, con un’operazione di controllo durata circa due mesi, tra maggio e giugno 2011. In totale sono state 71 le cave (unicamente quelle in ambiente montano) visitate dagli uomini del comandante regionale Guido Conti, che ha illustrato i risultati dell’attività nel corso di una conferenza stampa. Ne sono scaturiti 33 illeciti amministrativi riscontrati, 11 persone denunciate e sanzioni per 158 mila euro.
Gli illeciti penali vanno dalla realizzazione di depositi di materiale inerte in terreno agricolo (zona Spoleto) all’attività di gestione rifiuti non autorizzata (zona Todi), fino all’alterazione di bellezze naturali per la distruzione di mille metri quadri di bosco (ancora nella zona di Todi). A Foligno la Forestale ha sequestrato il materiale contenuto in un deposito di rifiuti pericolosi consistenti in fusti metallici contaminati da olio minerale, taniche sporche di olio idraulico, batterie al piombo, filtri d’olio motore.
Gli illeciti amministrativi contestati, invece, riguardano soprattutto l’inosservanza delle prescrizioni sulla tutela dell’ambiente idrico e sulle modalità di escavazione, inadempienze sulla riqualificazione ambientale e sulla gestione dei rifiuti.
Il business delle cave è all’origine del ciclo del cemento. Sul territorio nazionale, secondo la relazione “Attività cave 2011” confezionato dal Corpo forestale dello Stato dell’Umbria, ci sono 5.736 cave attive e oltre 13 mila dismesse. Nonostante la crisi gravissima del settore edilizio l’Italia continua a detenere un vero e proprio record con 34 milioni di tonnellate di cemento consumati per una media di 565 chili per ogni cittadino. Il giro di affari è stato di circa 5 miliardi di euro nel 2009, il che fa balzare agli occhi i canoni incredibilmente bassi pagati alle regioni dai cavatori: circa il 4% in media sul prezzo di vendita degli inerti (in Inghilterra è il 20%), ma ci sono regioni dove cavare è addirittura gratis, come la Campania, e dove si paga un prezzo irrisorio come l’Umbria.
In Umbria i paradossi non sono pochi, se è vero che il canone di concessione richiesto ai cavatori è di o,375 euro al metro cubo per sabbia e argilla e 0,525 per il calcare, molto più basso ad esempio di Emilia Romagna (4 euro per ghiaia e sabbia, 0,80 per argilla, 0,52 per il calcare), Marche (0,71 per sabbia e ghiaia, 1,40 per il calcare), Abruzzo (1,42 per sabbia, 1,13 per la ghiaia, 0,92 per il calcare). Altro nodo: la legge 2/2000 stabilisce il divieto di apertura per nuove cave o riattivazione di cave dismesse nei «boschi di latifoglie di alto fusto o in conversione ad alto fusto». Il fatto è che in Umbria questi boschi sono il 20% del totale, mentre per i boschi cedui (l’80% secondo la Forestale) non c’è alcun divieto.
In totale in Umbria ci sono 155 cave (109 in provincia di Perugia, 46 nel Ternano). Nella sola provincia di Perugia nel 2010 la produzione complessiva di marna ammonta a 1.453 metri cubi e quella delle cave a 3.127 per un totale di produzione mineraria di 4.581 metri cubi nel 2010. I comuni più interessati sono Spoleto (445.710 volumi estratti), Foligno (440.999), Nocera Umbra (315.785), Perugia (294.403), Todi (238.574), Marsciano (215.173).
Nel 2010 le infrazioni nel ciclo del cemento riscontrate sono state in totale 170 per un totale di 225 persone denunciate e 11 sequestri, quasi tutte le operazioni effettuate dalla Forestale. Nel settore operano anche i carabinieri del Noe e la polizia provinciale.


Senza polemica vorrei far presente agli autori e ai lettori di questo blog informativo che dall’entrata in vigore della L.R. 2/2000 è IMPOSSIBILE che una cava resti una “carie” dopo la chiusura.
La ditta che coltiva la cava ha l’obbligo di provvedere CONTEMPORANEAMENTE all’escavazione, al riambientamento e alla piantumazione e se, per qualunque motivo non lo facesse, il comune dovrebbe OBBLIGATORIAMENTE provvedere a sostituirsi e realizzare il progetto, esattamente come approvato, utilizzando i soldi della fidejussione di garanzia bancaria sempre presente.
Citare poi dati della filiera nazionale delle costruzioni per affermare che il mercato delle cave in Umbria è ricchissimo e la tassa che si paga sull’escavazione è bassa, è una falsità, in quanto le tassa sul metro cubo di materiale escavata che si paga in altre regioni come da noi in Umbria è proporzionale ai prezzi di vendita nelle varie zone d’Italia, in base al mercato ed alla disponibilità del dato inerte, se così non fosse la tassa dovrebbe essere IDENTICA in ogni regione…..!
E poi, mi pare essere un’affermazione politica, che nulla ha a che vedere con i compiti di un organo di controllo. E’ come se un vigile urbano facesse una conferenza stampa per dire che l’importo in Umbria della multa per divieto di sosta è troppo basso se paragonato con la multa che può essere elevata a Napoli o Roma, dove EVIDENTEMENTE la situazione del traffico è differente…..!
Per quanto riguarda le infrazioni riscontrate, chi ha sbagliato dovrà ovviamente risponderne, aggiungo, anche in tempi brevi e con provvedimenti esemplari, in modo che l’operato di uno non possa infangare una categoria intera, che, anche grazie all’opera costante sul territorio della Polizia Mineraria della Provincia di Perugia e Terni, può ritenersi composta di operatori seri che non lasciano ferite sul territorio e scappano, essendo tutte imprese locali che nulla avrebbero da guadagnare.
Vorrei però conoscere esattamente quali sono le infrazioni commesse per un totale di 158.000 €, dato che credo siano di ben poca gravità. Per capirci un’infrazione come un solo scavo abusivo in zona protetta sarebbe multato con 300.000 € e la chiusura immediata dell’attività, mentre l’errata trascrizione in un registro di carico rifiuti, come un filtro dell’aria di un camion, multato con “soli” 500 (cinquecento) €, genererebbe una denuncia penale.
Ritengo quindi che il tono della comunicazione allarmistica sul mondo delle cave sia errata ed invitiamo a prendere informazioni presso gli organi di controllo Provinciali che operano da un tempo superiore a “Maggio-Giugno 2011” e presso le associazioni di categoria.
A disposizione per approfondimenti, saluto cordialmente.
Ing. Francesco Piselli
Presidente del Sindacato dell’Industria dei Materiali da Costruzione ed Estrattiva
presso CONFINDUSTRIA PERUGIA
Gentile Ing. Piselli,
innanzi tutto la ringrazio per le puntualizzazioni.
Ricordandole che Umbria24.it non è un blog informativo, come lei lo definisce, ma una testata giornalistica regolarmente registrata, colgo l’occasione per replicare su alcuni punti.
In primis, che molte volte le ferite restino aperte non lo diciamo noi ma lo dimostra la ricca documentazione fotografica raccolta e mostrata dal Corpo forestale dello Stato in conferenza stampa. Da chi dipenda ciò non sta a noi dirlo.
Poi, sui canoni di concessione trattandosi di numeri è difficile contestare che i canoni umbri siano tra i più bassi in Italia. E, anche qui, che ciò sia un’anomalia non siamo certo noi i primi ad evidenziarlo dato che la questione è oggetto di dibattito e polemiche in consiglio regionale ormai da anni.
In ultimo, l’organo di controllo (che ha compito precipuo di occuparsi di reati ambientali) certamente fa bene a controllare e a fornire numeri. Le considerazioni che ne derivano non sono del Cfs ma scaturiscono dalla lettura di quei numeri.
La saluto cordialmente
Ivano Porfiri (direttore di Umbria24.it)
Gentile Direttore
sono io che devo rinnovare i ringraziamenti per lo spazio che mi avete concesso, e devo scusarmi per aver definito Umbria24.it un blog invece che una testata giornalistica.
I ringraziamenti, le giuro, non sono formali ma sinceri proprio perché la questione delle attività estrattive è da sempre delicata dato che le cave incidono ovviamente sul territorio ma molto di più sull’immaginario collettivo e proprio per questo tanti cavalcano questa battaglia, anche se in realtà non gli interessa molto del merito, ma solo perché è facile sparare sulla croce rossa (tanto non risponde al fuoco).
Una cava può avere una vita molto lunga e le ferite aperte sui fianchi delle montagne italiane provengono da antiche escavazioni avviate con pala e piccone anche 80 anni or sono, di foto che attestano queste attività ne posso mostrare a iosa. Il mio intento sarebbe quello di far intravedere anche immagini positive, che mostrino recuperi ambientali mirabili ed un settore che, da 10 anni in Umbria può operare nel rispetto di una norma chiara, sia per gli operatori che per gli orgnai di controllo….. MA SOLO DA 10 ANNI ! I frutti delle nuove autorizzazioni si vedranno entro breve, quando le cave autorizzate nell’ultimo lustro arriveranno a chiusura e saranno perfettamente reinserite nel paesaggio.
Sui canoni i cavatori umbri hanno accettato di pagarli anche in maniera retroattiva sulle autorizzazioni rilasciate prima dell’avvento della norma, per dimostrare che vogliono essere parte attiva per la cura dell’Ambiente, ma nessuno ha detto che in 10 anni abbiamo pagato 20 MILIONI DI EURO A REGIONE, PROVINCIE E COMUNI !
Perché nessuno si chiede cosa ci hanno fatto con questi soldi, che dovevano essere spesi in campo ambientale e per interventi che sarebbero dovuti ricadere sui territori e sui cittadini che hanno “sopportato” una cava vicino casa ?
Riproponendo la disponibilità dell’Associazione Industriali, Confindustria Perugia a fornire qualsiasi approfondimento, invio cordiali saluti
Ing. Francesco Piselli
Gentile Ing. Piselli,
la ringrazio per la disponbilità ad approfondimenti sull’argomento, di sicuro interesse, per i nostri lettori. Come lo è senz’altro quello dell’impiego dei soldi delle concessioni da parte degli enti locali. Mi riservo di contattarla, anche perché – glielo dico sinceramente – affrontiamo criticamente ma senza preconcetti il tema che riguarda un settore di sicura rilevanza per l’economia regionale. Specie in un momento tanto delicato per le attività imprenditoriali e il mondo del lavoro.
Le rinnovo i miei più cordiali saluti
Ivano Porfiri
CHIEDO SCUSA
ho scordato di aggiungere che due anni fa i canoni sono stati aumentati del 50 % !!!
e a fronte di una diminuzione dell’escavazione dei volumi autorizzati del 33 %, le casse regionali non hanno sofferto minimamente, anzi hanno visto aumentare i soldi in cassa, continuando ad usarli per fare chissacosa…
Scusi gentilissimo Ing. Piselli, mi chiedo come mai non menzioni, a fronte di una spesa di 20 milioni di euro versati nelle casse di regione, province e comuni, quanto voi abbiate incassato da ciò.
Se vuole possiamo anche farli insieme un paio di conti, non è mica difficile.
Se facciamo una media approssimativa dei costi per le concessioni tra i vari materiali da cava si vede che il costo è all’incira di 0,45€ al metro cubo, quindi, se avete versato 20 milioni di eruo significa che avete “cavato” all’incirca 45 milioni di metri cubi di materiale.
Se poi andiamo a consultare il vostro sito e leggiamo il vostro listino prezzi, facendo sempre una media approssimativa del costo dei vari materiali, si vede che chiedete all’incirca 18€ a Tonnellata di materiale, che equivale a circa 1,6 metri cubi.
Quindi diciamo circa 11,5 € al metro cubo, moltiplicato per 45 milioni che cifra si ottiene?
Una cifra incredibile, che chiaramente non è e non ha la presunzione di essere esatta, ma che rende l’idea di quali interessi ci siano in gioca e soprattutto di come lei non può permettersi assolutamente di fare la vittima.
Distinti saluti.
Rispondo al Sig. Daniele
Vorrei sapere se lei pensa che i “sassi” una volta scavati possano essere venduti così come sono.
Le vorrei spiegare che le cose che accadono prima e dopo lo scavo sono numerosissime ed hanno dei costi:
– costo progettazione studio tecnico (tempo medio necessario per approvazione di un progetto: circa 7 anni)
– costo della materia prima (acquisto/affitto terreni)
– costo escavazione
– costo riambientamento
– costo compensazione ambientale
– costo trasporto all’impianto
– costo frantumazione
– costo lavaggio
– costo struttura vendita (stipendio di un dipendente amministrativo)
– costo perizia giurata annuale + costo controlli topografici trimestrali
– costo direzione lavori (stipendio di un dipendente, Ingegnere)
– costo monitoraggi ambientali
analisi fonometriche per controllare la soglia del rumore in presenza di recettori sensibili
rilevazioni polverosità ambientale in presenza di recettori sensibili
rilevazioni eventuali vibrazioni in presenza di recettori sensibili
analisi chimiche delle falde circostanti, se presenti
– oneri generali di impresa
Poi c’è ANCHE la tassa regionale come ulteriore contributo di compensazione ambientale.
Gli interessi che ci sono in gioco sono gli stessi che sono presenti in qualunque altra attività commerciale: guadagnare per pagare gli stipendi ed avere la possibilità di proseguire l’attività nel futuro.
Se però è vergognoso il concetto di guadagno, allora la discussione è differente.
Caro Daniele, non so che lavoro lei faccia, ma, mettiamo il caso abbia un bellissimo negozio di ortofutta, e mettiamo ancora il caso che qualcuno venga a farle i conti in tasca dicendo che i pomodori che compra dal contadino al mercato li paga troppo poco a fronte del listino prezzi di vendita al dettaglio, degli ortaggi esposti sui banchi del suo bel negozio, e che quindi lei è uno sporco approfittatore, forse lei si infastidirebbe. Forse lei direbbe che vende pomodori e banane per campare, non per altri fini…….
Cosa ne dice ?
L’enorme divario tra i prezzi corrisposti al produttore e quelli invece richiesti al cliente finale è una questione arcinota
e della quale si occupano molto spesso i mezzi di informazioni e gli organismi competenti, ma non c’entra nulla questo con
la questione dibattutta in questo articolo.
Quello che le posso dire è che se io avessi un negozio di ortofrutta e mi venisse contestato che io pago poco i miei prodotti,
in virtù del fatto che essi vengono coltivati ad esempio utilizzando dei pesticidi, che sono consentiti solo grazie a
forzature e arbitrarie interpretazioni di leggi e regolamenti e che gli stessi pesticidi sono causa di inquinamento
delle falde e di distruzione dell’ecosistema in cui vengono usati, beh, allora credo proprio che cercherei un altro
produttore da cui acquistare i miei prodotti, magari guadagnandoci di meno, ma non avendo sulla coscienza un tale peso.
E comunque il mio intervento non aveva lo scopo di “farle i conti in tasca”, tantopiù che alla fine non ho neanche sparato
nessuna cifra, era solo cercare di far capire che il profitto di un’azienda, non può e non deve prevalicare il bene
comune ambientale, paesaggistico e di salute, soprattutto laddove c’è una forte contrarietà collettiva.
Forse è inutile replicare, dato che probabilmente neppure in 100 anni di attività estrattiva virtuosa si convincerebbe che “SI PUO’ FARE”.
Forse lei è convinto che le circa cento imprese che lavorano in Umbria siano tutte gestite da dei disonesti, che prosperano lucrando sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
Forse si dispera perché qualcuno le dice che ogni autorizzazione all’escavazione è rilasciata dietro mazzette e accordi con la politica.
Bé, sa cosa le dico, forse potrebbe essere anche vero…… MA FORSE NO !
Non le è venuto in mente che c’è la possibilità che le Aziende in questione operino nel pieno rispetto della legge, con attenzione al rispetto di TUTE le norme di salvaguardia ambientale, controllate da decine di enti, dando lavoro a migliaia di famiglie ?
Ma forse non è un problema serio, tanto quando saranno fallite tutte le suddette aziende, i dipendenti saranno assunti certamente in comune, a fronte degli accordi sotterranei dei potenti cavatori……..
Lei viene a farci i conti in tasca, dice che cercherebbe la sua “materia prima altrove” pur di dormire tranquillo. Ma non ha riflettuto sul fatto che, un giacimento di petrolio, non si può fare dove si preferisce o dove sarebbe meglio ma solo DOVE C’E’ LA RISORSA NEL SOTTOSUOLO ?
Ciò non vuol dire che ci deve rimettere la salute di nessuno, ma una cava, tranne che far rumore (riducibile), polvere (riducibile a zero) e disturbare (non ammazzare) con il transito dei camion, altro non può fare, ad oggi, con le norme e le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale obbligatorie.
Aggiungo che la “contrarietà collettiva” non è di per sé sufficiente a bloccare tutto, per esempio, i referendum contro le norme fiscali sono proibiti…. anche se ci piacerebbe andare a votare un referendum per abrogare le tasse! Le tasse servono per far funzionare il sistema e le pagano anche i cavatori che lavorano in un settore che è INDUSTRIA PRIMARIA e le opere che vengono realizzate con gli inerti sono strade e case UTILIZZATE DA TUTTI.
Concludo dicendo che il settore estrattivo-minerario è così importante che TUTTO quello che ci circonda deriva, direttamente o indirettamente, dall’industria delle cave e miniere. Dalle vernici, agli aggreganti per le medicine, alla pastasciutta, ogni metallo o materiale raro utilizzato per la ricerca non esisterebbero altrimenti (e l’elenco può continuare all’infinito).
Se però ancora non mi sono spiegato, puoi andare a leggere il libro GOMORRA di Saviano: quando le ditte umbre (che ORA SONO TUTTE LOCALI!) falliranno, saranno rilevate da sedicenti imprese Napoletane e allora si che arriveranno i problemi.
Cordiali saluti.
Egregio Ing. Piselli, paragonare l’abrogazione delle tasse alla volontà della collettività di non voler veder deturpato
uno spazio verde a 2 passi dalle proprie case mi sembra una mossa un pò azzardata, probabilmente ha ragione lei, non mi
convincerà mai che “SI PUo’ FARE”, perchè resto fermamente convinto che in determinati luoghi ed in determinati contesti
e circostanze “NON si PUO E NON SI DEVE FARE” !!
Detto questo le volevo comunque far presente la mia stima ed il mio apprezzamento per la sua disponibilità a ragionare ed
esplicare le sue motivazioni , ma spero vivamente che si renda conto che non è sempre possibile nè tantomeno conveniente
insistere strenuamente in situazioni che evidentemente qualcosa di strano e poco chiaro ce l’hanno, visto anche il clamore
e l’attenzione che stanno suscitando.
Cordiali saluti
DANIELE il 14 luglio 2011 • 19:49 ha scritto:
Egregio Ing. Piselli, paragonare l’abrogazione delle tasse alla volontà della collettività di non voler veder deturpato uno spazio verde a 2 passi dalle proprie case mi sembra una mossa un pò azzardata, probabilmente ha ragione lei, non mi convincerà mai che “SI PUo’ FARE”, perchè resto fermamente convinto che in determinati luoghi ed in determinati contesti e circostanze “NON si PUO E NON SI DEVE FARE” !! Detto questo le volevo comunque far presente la mia stima ed il mio apprezzamento per la sua disponibilità a ragionare ed esplicare le sue motivazioni , ma spero vivamente che si renda conto che non è sempre possibile nè tantomeno conveniente insistere strenuamente in situazioni che evidentemente qualcosa di strano e poco chiaro ce l’hanno, visto anche il clamore e l’attenzione che stanno suscitando. Cordiali saluti
RISPOSTA:
Salve.
Lei afferma di “….non voler veder deturpato uno spazio verde a 2 passi dalle proprie case”.
Le rispondo su questo concetto specifico: se il presupposto che ogni cittadino ha in testa e nel cuore è CAVA = DETURPAZIONE, non ci può essere un punto di incontro, è ovvio.
Ma non siamo più ai tempi in cui l’unico modo per scavare le montagne era usare il tritolo!
Oggi ogni nuova autorizzazione prevede la garanzia che alla fine dello scavo tutto torni al contesto naturale. Senza pensare che per circa il 50% dei casi, ad oggi si autorizzano escavazioni in presenza di vecchie pareti verticali di roccia scavate in passato e si RISISTEMANO COMPLETAMENTE. Ciò significa che, senza la NUOVA AUTORIZZAZIONE, il bruttissimo muro di roccia, alto centinaia di metri, RIMARREBBE PER SEMPRE.
Per questo le ho detto che “si può fare”.
Ma non deve credere a me, se cerca su internet troverà infiniti esempi di cave riambientate, che sono restituite al contesto naturale caro a tutti o utilizzate per altre attività umane, con la piena soddisfazione della comunità.
Cordiali saluti
Ma certo, povero Ing. Piselli, scommetto che sia veramente dura andare avanti!!
Pensi allora cosa dovrebbe dire un povero impiegato che ha sottoscritto un mutuo trentennale per poter acquistare la
tanto sospirata casa e si vede diminuire il valore della stessa del 30% perchè verrà aperta una cava a non più di 100
mt da essa!!
Scommetto che a questa non avrà il coraggio nè la decenza di rispondere, vero????
Le rispondo dicendo che anch’io ho un mutuo da pagare e capisco bene il senso di quello che dice, ma le faccio presente che nessuna autorizzazione di escavazione viene rilasciata per più di 10 anni in Umbria e quindi il valore della casa, nei 30 anni del mutuo, non può essere ridotto dalla presenza di un’attività temporanea, a meno che l’acquisto del suo immobile non sia finalizzato a prima casa ma a rivendita e/o affitto. E comunque alla fine dell’escavazione è obbligatoria la risistemazione totale e durante i lavori, gli eventuali impatti per polveri e rumore devono essere al di sotto dei limiti di legge, IN OGNI GIORNO DI VITA DEL CANTIERE. Ogni cittadino può far verificare che ciò avvenga semplicemente telefonando all’Agenzia Regionale per l’Ambiente ARPA UMBRIA, che arriverà con la strumentazione adeguata al controllo.
Cordiali saluti
Una chiara analisi dello stato del settore delle estraizoni è quella proposta da Legambiente nel rapporto cave 2011.
http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/rapporto_cave_2011_0.pdf
Analisi che tutti i cittadini italiani dovrebbero leggere per farsi un’idea di come questo comparto risulti essere nel nostro Paese uno dei più arretrati rispetto ai corrispettivi dei principali partner europei, in particolare nell’ambito della tutela ambientale e del riciclo dei materiali utilizzati.
Venendo poi a questioni tutte locali, in particolare alla possibile realizzazione di una coltivazione di cava presso la frazione di Resina, in vocabolo “La nave”, mi domando se al momento dell’acquisto, l’azienda Piselli fosse al corrente della classificazione dei terreni, ovvero: PB – “Bosco”, Ba – “Bosco di particolare interesse ambientale” , AIPAS – “Aree di interesse paesaggistico, ambientale e storico” – “Aree di particolare interesse agricolo di pianura” , mentre le aree destinate alla lavorazione di inerti e per le attività estrattive connesse sono classificate come D7. Inoltre mi chiedo se al momento della domanda per l’ accertamento del giacimento la stessa azienda fosse a conoscenza della Legge regionale del 3 Gennaio 2002 che al comma 2 dell’articolo 1, vieta l’apertura di nuovi siti di cava, ma permette di rilevare cave dismesse o ampliare cave già attive.Ma questo non è certo il caso della zona di cui stiamo parlando che difatti non risulta all’interno dell’elenco cave dismesse allegato al P.R.A.E. della regione Umbria.
Concordo pienamente con quanto affermato da Daniele e Matteo Minelli. Credo che nessuno voglia fare allarmismi sulla questione delle attività estrattive in Umbria, ma è comprensibile la preoccupazione di tutti quei cittadini che non tollerano più di vedere deturpare porzioni di territorio della nostra regione mai ripristinate a dovere, e questo anche dopo l’ entrata in vigore della LR. n. 2/2000. Il diritto di lavorare di qualsiasi imprenditore deve essere tutelato tanto quanto il diritto di qualunque cittadino di vivere senza disagi nel luogo in cui si è scelto consapevolmente di abitare e chi ha avuto il “privilegio” di vivere per anni accanto a siti di cava attivi, ha sperimentato nel quotidiano che i disagi sono costanti tanto quanto il non rispetto di molte norme.
Come membro del comitato cittadino “No cava Resina” informo l’ Ing. Piselli che i cittadini di Resina continueranno ad opporsi con ogni mezzo consentito dalla legge all’ apertura di una NUOVA CAVA in Vocabolo la Nave, in quanto sappiamo tutti benissimo che non si tratta di una riapertura di cava dismessa, poichè lì una cava non è MAI ESISTITA, né regolare, né abusiva.
Distinti Saluti
Sono un medico e ricopro la carica di referente per l’Umbria di ISDE-Italia (www.isde.it) oltre che consigliere comunale, di minoranza, per una lista civica appena eletto (www.un’altragubbio.it). Mi intrometto nel dibattito e faccio alcune domande e considerazioni:
1° Fino a quando? perchè montagne e colline non ricrescono!
2° Ricordo che l’ECOSFERA è costituita da: LITOSFERA, IDROSFERA, ATMOSFERA, BIOSFERA i cui cicli sono influenzati uno dall’altro. Ho visto cave che, certo danno lavoro, guadagno, “sviluppo” ma nello stesso tempo ho visto sparire monti o parti dei essi e con essi boschi, torrenti, sorgenti. Quando tenderemo ad uno sviluppo cercando di seguire quanto già la costituzione italiana negli articoli 9 e 41 indica?
3° Il prof Salvatore Settis nel suo libro Paesaggio Costituzione Cemento con gran massa di dati, dimostra che la cementificazione ha fatto perdere all’Italia una Superficie pari a quella del Lazio e dell’Abruzzo insieme! Chiedo è il caso di pensare ad uno sviluppo diverso? Svevo nel 1923 (!) nel suo libro “La coscienza di Zeno” a pag 479 scrive: “ La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto di alberi e delle bestie e ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio.” Per la miseria, era il 1923 e al confronto quegli anni erano, ambientalmente parlando, “idilliaci”.
Infine, Aldo Sacchetti nel suo libro “l’uomo antibiologico” nelle prime pagine dice che l’illusione dell’uomo di dare il proprio ordine alla natura ha provocato, invece, l’accelerazione dell’entropia (cioè del disordine). Ripeto la domanda e la ripeterei all’infinito, fino a quando non si cominci a riflettere sul nostro tipo di sviluppo: FINO A QUANDO?
Cordiali saluti
Il modo delle cave non vive di tranquillità economica:
http://umbria24-newspack.newspackstaging.com/cave-imprese-e-sindacati-%c2%abcrisi-nera-paghiamo-2-milioni-lanno-e-siamo-criminalizzati%c2%bb/51202.html