Tagli nei pasti nelle scuole di Foligno

di Chiara Fabrizi

Niente carne e niente pesce. È la rigorosa dieta a cui verranno sottoposti da lunedì fino alla fine dell’anno scolastico gli insegnanti e il personale Ata delle scuole di Foligno. Niente seconda portata, solo un piatto di pasta e uno di insalata. Questo è tutto. E se non bastasse ci si può sempre portare qualcosina da casa o stringere i denti e aspettare la cena come si faceva una volta. La notizia è di quelle da non crederci eppure è vera, verissima.

Niente secondo Ad annunciare la particolare novità è direttamente una circolare del Comune che recita: «Dal momento che continua a non pervenire da parte dello Stato l’intera copertura per il costo del pasto il Comune di Foligno si vede costretto ad erogare al personale insegnante e Ata un pasto che rientri nella somma liquidata dallo Stato». Che in termini pratici significa: «A far data dall’inizio del servizio di refezione e fino a quando lo Stato non corrisponderà l’intero costo il pasto fornito al personale avente diritto sarà composto da un primo e un contorno». A mali estremi, estremi rimedi.

Proteine pagate dal Comune In sostanza, il ministero dell’Istruzione eroga 3.62 euro per il pasto dei propri dipendenti mentre la tariffa di un pranzo completo nelle scuole folignati, ma anche altrove, è di 5.72 euro. Fino all’anno scorso però il Comune aveva sempre, nonostante i due euro di differenza, consegnato alle maestre e agli Ata le tre portate con la conseguenza di trovarsi in bilancio dei crediti vecchi che continuano ad aumentare di anno in anno e che soprattutto i vari istituti, vista la drammatica penuria di risorse, difficilmente saranno in grado di azzerare. Alla fine dunque ai dipendenti del ministero le proteine gliele passava il municipio. Come noto però neanche gli enti territoriali navigano nell’oro e per far quadrare i bilanci gli amministratori hanno ormai da tempo imparato a grattare qua e là, figurarsi ad eliminare costi che non sono di propria competenza. Quindi fino a quando lo Stato non erogherà una cifra congrua la dieta è l’unica soluzione. La paradossale vicenda però non interessa solo Foligno. Sono tanti, tantissimi i comuni italiani che si sono rivolti all’Anci per cercare di risolvere la costosa grana, visto che ovunque un pasto completo ha una tariffa compresa fra i 4 e i 6 euro.

Di tasca propria Come se non bastasse, poi, le malnutrite maestre anche a volerlo non possono per il momento pagare di tasca propria i due euro e poco più di differenza. Il Comune ad oggi non ha previsto una modalità per permettere ad Ata e insegnanti di metter mano al portafogli, saldare i 2.10 euro del secondo piatto e consumare tranquillamente in mensa insieme ai propri alunni un pasto completo. Ma su questo, a quanto pare,  sembra si possa trovare un accordo.

5 replies on “Foligno, maestre e bidelli a dieta: la crisi fa tagliare il secondo dai pasti”

  1. Scusate, ma lo scandalo dove sta?
    La mia azienda non prevede i pasti o una mensa. In ogni caso lo stipendio resta all’incirca il medesimo.

    Se sono di turno durante ore pasti mangio prima di entrare (spesso alle 11) altrimenti dieta.

    Loro possono mandare uno a comprare panini o tramezzini per tutti o se lo portano da casa…

    Ah! Non posso tenere con me il cellulare e ricevere chiamate personali ai numeri aziendali (salvo situazioni di particolare necessità).

    Non posso fare pause se il turno è inferiore alle 6 ore e la pausa è unica da 10 minuti sigaretta inclusa.

    La mia condizione è di schiavitù secondo il personale scolastico o ATA??

    O forse non sanno che per qualcuno a 40 anni lavorare significa tornare a casa col mal di schiena tutti i giorni ed attendere anche alle incombenze extra lavorative!

    Non ho due mesi abbondanti di ferie tra le altre cose ed i ritmi sono molto più sostenuti, lo assicuro, di quelli del personale di un plesso scolastico!

    Spero di non essere censurato.

    La lamentela fine a se stessa non serve a nulla. Attendersi tutto dagli altri è ridicolo! Il primo e l’insalata ce l’hanno ancora, no?

    Avessero fatto la stessa cosa ai figli sarei imbufalito perché non ci sono alternative semplici, ma qui con un po’ di buona volontà…

    Smettiamola di farci prendere in giro da tutte le caste piuttosto (non c’è solo la politica o la finanza).

    Saluti e buon lavoro!

  2. Quando un’insegnante mangia assieme ai suoi alunni non è in pausa, sta insegnando loro l’educazione alimentare, ed il gesto vale molto più delle parole, specie per un bambino che mangia poco, come il mio.
    Invece noi che facciamo lavori, in pausa pranzo non lavoriamo ma ci rilassiamo, e molti hanno un buono pasto, anche di 7 euro o più.
    Inoltre, non è vero che il pasto nelle mense di Foligno costa 5,72 euro, ma invece 4 euro, e l’anno scorso ne costava 3. Per 38 centesimi di euro tolgono il secondo? Le proporzioni non tornano, con un pasto che comprende, per 4 euro appunto, primo, secondo, contorno, frutta e pane. Se non siamo capaci di indignarci per questo, purtroppo hanno ragione quelli che dicono che gli italiani sopportano qualsiasi cosa….

    1. > Quando un’insegnante mangia assieme ai suoi alunni non è in pausa, sta insegnando loro l’educazione alimentare, ed il gesto vale molto più delle parole, specie per un bambino che mangia poco, come il mio.
      Ciao Stefania, quanto asserisci mi fa dedurre che al povero corpo docente ed al personale ATA dovremo asciugare il sudore visto che non sono mai in pausa.
      Aggiungo che l’educazione si assimila dai genitori principalmente (entrambi) e che questo diritto/dovere non può, né deve essere delegato. Mangiare molto o poco dipende da tantissimi fattori, non è solo una questione di educazione alimentare, che, torno a ripetere, non può essere delegata a soggetti terzi. I principi generali di comportamento devono essere trasmessi ai bambini, ma se a casa vivono con dei beoti l’asilo o la scuola può fare poco… Mi è capitato persino di vedere in pubblico due figli iperattivi e bestemmiatori (7/9 anni) insieme a genitori, docenti universitari, che non hanno avuto neppure una reazione.
      La famiglia non può tutto, ma molto si! …certamente più di un docente che in taluni casi ha acquisito un posto di lavoro senza avere requisiti etici e culturali (intesi nella loro accezione più ampia)

      > Invece noi che facciamo lavori, in pausa pranzo non lavoriamo ma ci rilassiamo, e molti hanno un buono pasto, anche di 7 euro o più.
      Non generalizzare. In 10 minuti, come nel caso mio, e dovendo consumare il caffé camminando a passo veloce per non perdere tempo per ritornare alla postazione non sei rilassato, metti solo un tappo allo stomaco e zuccheri per avere energie. Altro che relax. Buoni pasto? Ma hai presente il panorama delle aziende italiane? Quanti sono i lavoratori che hanno buoni pasto?? Ma stiamo scherzando? Come si fa a generalizzare così… Come dire che lo stipendio medio degli italiani è di 1200/1300 € al mese. Dove? In Nord Italia forse?

      > Se non siamo capaci di indignarci per questo, purtroppo hanno ragione quelli che dicono che gli italiani sopportano qualsiasi cosa….

      Ci indignamo per queste cazzate e non ci indignamo per:
      1)la Chiesa (solo l’anello papale basterebbe a sfamare mezza Italia, non parliamo del patrimonio immobiliare e delle agevolazioni fiscali e tributarie o dei proventi per introiti non tassati quali le donazioni),
      2) i politici (destra o sinistra, maggioritario o proporzionale si tratta di attori ben retribuiti che inscenano scontri o divisioni per mantenere il loro posto di lavoro)
      3) la finanza (non vi è venuto qualche dubbio sui recenti declassamenti di vari stati europei tra i quali l’Italia? Solo dietrologia?),
      4) le grandi aziende colluse con lo Stato (Telecom Italia, Fiat, Enel, Seat, … tanto per non fare nomi, ma l’elenco è lungo)
      5) la Mafia (declinata nei diversi sostantivi afferenti alle varie aree geografiche quali camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita),
      6) le Lobby (ho letto coi miei occhi documenti per l’ammissione in lobby, ed i fini per i beneficiari/affiliati. Non si trattava certo di millantatori.)
      7) le Corporazioni di professionisti (questo caso è assimilabile e riconducibile a quello più generico delle lobby),
      8) le Baronìe all’Università (in questo caso non si danneggiano solo i ragazzi o i ricercatori, ma si frena la ricerca e lo sviluppo tecnologico/economico/sociale del paese),
      9) la gente comune che nel perseguire con furbizia l’utile personale o per i propri cari (un posto di lavoro, un vantaggio professionale o personale, …) rende i politici, i finanzieri, la Chiesa, la Mafia, le Lobby, le Baronìe, … più forti di quello che sono!

      Come ho avuto occasione di scrivere altrove SE L’ERBACCIA CRESCE E’ PERCHE’ IL CONCIME SIAMO NOI!

      Quindi Stefania, insegna ai tuoi figli, se vorrai (e quando sarà il tempo di insegnarglielo) che la vita non è facile, che dovranno dare molto se vorranno ricevere qualcosa indietro dalla vita (amore, rispetto, serenità conseguente anche all’onestà), che dovranno “mettersi in concorrenza” con una società multirazziale e multietnica, nella quale i figli degli stranieri saranno combattivi ed abituati a conquistare da soli le cose (per lo meno le prime generazioni), ma soprattutto che dovranno pensare a costruire la loro casa, il loro nido d’amore non in una discarica (cioé il prossimo che sta nel malessere), ma con un bel giardino (la società) perché si vive bene solo nel benessere diffuso senza facili etichette che creano divisioni…volute e cercate da qualcuno che abbiamo voluto rendere più grande di noi!

      1. … è proprio vero, si fa prima a insegnare che a fare… e questo vale anche per chi insegna a fare i genitori.
        Io, nella mia piccolezza, posso dirti che una volta che inizi a farlo, in prima persona, non ti permetti più di giudicare gli altri genitori. Né di insegnargli il mestiere.
        Posso dirti che i valori di cui mi parli sono quelli in cui credo, e ti confermo l’impegno a trasmetterli a mio figlio.

        Comunque, tornado ai costi : i buoni pasto di cui ti dico sono pagati a dipendenti umbri, anzi folignati, operai, con uno stipendio di circa 1300-1400 euro al mese, con una pausa pranzo di un’ora.

        Concordo, l’educazione è compito assoluto dei genitori, non può essere demandata alla scuola. Ma i bambini (grazie al cielo) non si convincono con le parole, loro sono molto più concreti di noi adulti (!) e se la tua semplice ricetta sull’alimentazione funzionasse, non immagini che qualche genitore non l’avrebbe almeno “brevettata”? Ti faccio un esempio per capirci meglio: mio figlio come molti se non tutti gli altri bambini preferirebbe di gran lunga un panino al MacDonald ad un pasto equilibrato, sebbene mangi (seppur poco) verdure, pasta pesce carne e frutta. Se lui avesse l’occasione di vedere, accanto al suo piatto equilibrato, il panino che la maestra ha portato da casa, non è difficile immaginare che lascerebbe il suo piatto così com’è arrivato. Ti ripeto, coi bambini è l’esempio che insegna.
        Quanto al sudore dei docenti e personale ATA, anche qui, non direi che sia il caso di generalizzare perché se la scuola pubblica va avanti nonostante i tagli e le riforme è per gente che fa il suo mestiere con dedizione, con passione.
        Il resto del commento, riguardo al programma di riforma e indignazione lo condivido in pieno.

  3. Confermo quanto scritto da Stefania. Lavoro a Foligno, sono operaio, quello è il mio stipendio e il mio buono pasto, e la durata della pausa pranzo (io torno a casa e coi buoni faccio la spesa, dove li prendono) e quando sono in pausa è pausa veramente. Non tutti sono così fortunati, però non possiamo nemmeno generalizzare al contrario come Alessandro.
    Un bambino che mangia frutta verdura pesce come quello di Stefania evidentemente è molto ben educato, e se posso permettermi non direi che un genitore che parla come lei e ha certi risultati col figlio sia paragonabile a un beota come scrivi tu. Mio figlio mangia parecchio, ma pure lui non mangerebbe certo il riso del suo piatto sentendo il profumino del panino che la maestra si porta da casa. Con la Chiesa ce l’ho anche io, ma salvo certi preti e frati che sono tutta un’altra cosa dalle gerarchie, e salvo pure parecchie maestre e bidelle, giovani professori universitari. Non ho ancora trovato un politico da salvare. Ma tu, Alessandro, cosa proponi di fare , in concreto, a parte il programma che scrivi? Che in Italia si parla tanto e si quaglia poco!

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