Tirocini che gli studenti di Medicina dovranno svolgere in modo obbligatorio in una delle strutture della Usl Umbria 1. A prevederlo è una convenzione tra il Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Perugia e l’azienda sanitaria che introduce anche per gli studenti in formazione, non ancora specializzandi quindi, l’obbligo di svolgere un tirocinio formativo in una delle unità operative dell’azienda. I tirocini saranno parte integrante dell’iter formativo dei futuri medici, che nel loro percorso saranno seguiti da due tutor: uno designato dall’Università in veste di responsabile didattico-organizzativo, e uno dall’Usl 1 in base alla professionalità per la quale l’allievo è in formazione.
La convenzione Le procedure per l’ammissione degli allievi candidati al tirocinio e per la definizione dei progetti formativi partiranno a settembre. La convenzione è stata presentata lunedì dal preside della facoltà di medicina Carlo Riccardi, dal direttore generale della Usl Umbria 1 Giuseppe Legato, dalla professoressa Graziella Migliorati, presidente del corso di laurea in medicina e chirurgia, e da Franco Cocchi, responsabile dell’unità operativa di formazione del personale e sviluppo risorse dell’azienda sanitaria. L’idea nasce dalla volontà del Dipartimento di Medicina «per favorire l’acquisizione – è detto in una nota della Usl 1 – di un approccio olistico ai problemi di salute e di malattia del singolo individuo, considerato anche nella sua dimensione socio-culturale, e di agevolare le scelte professionali degli studenti mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro».
Medici più formati «Una novità importante – ha sottolineato il direttore generale dell’azienda Giuseppe Legato – se si considera che la maggior parte dei medici laureati andrà ad inserirsi nelle aziende sanitarie e nell’ambito della medicina del territorio. Un vero e proprio investimento che, senza oneri economici, punta sulla formazione e professionalizzazione dei medici». Secondo Riccardi i tirocini «accresceranno la qualità della formazione del medico, che si arricchisce così di un’ulteriore opportunità grazie alla quale sarà più preparato e più consapevole del contesto in cui andrà ad operare, in un’epoca in cui la partita della salute e della malattia non si gioca più solamente nei reparti degli ospedali».
