Ezio Mauro ieri a Perugia (foto Manti)

di M.Alessia Manti

Pienone alla Sala dei Notari e trend topic su Twitter. Ezio Mauro arriva al Festival internazionale del giornalismo di Perugia e fa il botto. E come se non bastasse spegne pure le candeline per i 16 anni di attività come direttore di Repubblica. Presenza fissa ormai da sei anni, è stato intervistato dalla fondatrice della kermesse Arianna Ciccone. Numerose le domande sottoposte al direttore da parte del pubblico presente in sala e da quello virtuale di Twitter (è stata la prima twitterview a reti unificate): tra le tante quelle sul populismo, sulle future elezioni politiche e sull’opportunità o meno del finanziamento pubblico ai partiti.

Politica e antipolitica Una chiacchierata che ha toccato vari temi, a cominciare dalla politica. In uno dei passaggi fondamentali del suo intervento Mauro ha spiegato che «l’antipolitica è il rischio maggiore che corre il nostro paese. E’ necessario che i partiti vengano scossi, che vengano riconnessi alle sinergie dei cittadini. Non è questione di galateo, ma di sostanza: il vaffanculo day, per esempio, non è politica. I partiti vanno cambiati, non abbattuti. E per voltare pagina, si può cominciare dal dimezzamento dei parlamentari».

Berlusconi Di un’Italia che ha assistito a molti cambiamenti ha detto che «è successo quello che era giusto succedesse. Berlusconi non è caduto per colpa della crisi economica. L’elemento fondamentale si può identificare con la perdita di connessione di Berlusconi-grande comunicatore con il suo popolo. Semplicemente alla fine gli italiani hanno capito».
Monti & co. In rassegna anche l’operato del governo attuale. Il direttore ha sottolineato che Monti è l’indicazione di uno stato di necessità e il tentativo di trovare una soluzione. Non sarà Repubblica a giudicare ma i cittadini sostenendo che «la cifra della nostra epoca è la parola disuguaglianza. Monti aveva promesso rigore ma anche equità, crescita, sviluppo. Ora va incalzato, perché abbiamo visto solo il rigore».

L’Articolo 18 Non solo politica. Per esempio sono state smentite le voci secondo cui Lilli Gruber sarebbe il prossimo direttore dell’edizione italiana dell’Huffington Post. Mauro si è espresso anche sulla questione dell’Ordine dei giornalisti: «Sono favorevole alla sua abolizione» ha detto. Un altro tema caldo è quello dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: la Ciccone sottolinea come a riguardo come dentro Repubblica ci siano stati più punti di vista contrastanti sul tema. Mauro, invece, ribadisce un’unità di posizione adottata dal suo giornale, vale a dire quella della necessità di una riforma dell’articolo 18 salvaguardando però il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento economico illegittimo.

Il ricordo di D’Avanzo E con gli occhi lucidi ha ricordato l’amico e collega Giuseppe D’Avanzo, il giornalista di Repubblica morto nel luglio dello scorso anno. «Litigavamo in modo furibondo – ha detto commosso – ma la nostra era una vera e propria storia d’amore. Posso dire che lui era il mio compagno. Quando entrava nel mio ufficio e mi diceva “c’è roba” riaccendeva in me la passione per questo mestiere».

«Repubblica delle idee», l’appuntamento a Bologna Da Perugia poi l’annuncio: nasce la «Repubblica delle idee», un appuntamento annuale con la community del giornale, che per quest’anno si terrà a Bologna, dal 14 al 17 maggio.

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