La conferenza stampa di fine festival (Foto F.Troccoli)

di Iv. Por.

Una kermesse che ha portato a Perugia 30-35 mila presenze, il Festival del giornalismo, calcolate in base a una stima approssimativa perché – come dice la sua organizzatrice Arianna Ciccone – il festival è «eretico», si rigenera e si moltiplica come fa un prisma con la luce.

I numeri Il miracolo si è ripetuto: il gotha del giornalismo italiano e mondiale a passeggiare su corso Vannucci, a farsi da pubblico a vicenda in 170 eventi, 30 workshop e 9 laboratori. In tutto 500 relatori assistiti da 200 volontari, entrambe le categorie provenienti da tutti i continenti. E, ancora, 80 mila visite al sito, 15 mila utenti unici al giorno, 10 mila accessi alla web tv.

Blob L’organizzazione del festival ha ormai assunto una forma magmatica, alla Blob. «Non riusciamo più a fare una rassegna stampa – ammette fieramente Ciccone – perché chiunque viene qui e fa giornalismo: web tv, radio, emittenti innovative, ma anche ciascun individuo attraverso il suo twitter o facebook. La parola Perugia è stata fra i tre topic a livello nazionale nei giorni del festival: questo deve renderci orgogliosi».

Wladimiro Boccali e Arianna Ciccone

Perugia raccoglie Assist raccolto dal sindaco Wladimiro Boccali. «E’ un grande evento al pari di Umbria Jazz, che fa conoscere la nostra città e di cui la città è protagonista perché si crea un’atmosfera che solo Perugia sa dare: un mix vincente in cui il Comune vuole essere ancora più partecipe». Boccali ha annunciato che l’anno prossimo (25-29 aprile le date) il festival sarà il luogo di lancio di «Perugia capitale europea della cultura». Il sindaco ha esortato, anzi, anche altri a cogliere una simile vetrina: «Si parla tanto di internazionalizzazione e, a volte, si smuovono mari e monti per arrivare a un giornale straniero. Ma perché le imprese non partecipano in quei giorni in cui gran parte dei media mondiali sono qui?».

Le polemiche Come ogni grande evento non sono mancate le polemiche. Una con la stampa locale che ha snobbato il festival, probabilmente perché non invitata a intervenire. «Da parte nostra è mancato un invito esplicito – ha detto Ciccone – ma è anche vero che dai media locali non sono arrivate proposte, come invece ci capita di avere dalla stampa nazionale e internazionale. Se i giornali ci propongono iniziative noi siamo i primi ad essere contenti. Il festival non ha un comitato scientifico e quindi è aperto a chiunque vuole trovare insieme a noi delle soluzioni». La seconda sul fatto che il festival è orientato a sinistra. «Invito chi fa di queste piccole polemiche ad informarsi se i giornalisti stranieri che intervengono sono di destra o di sinistra o se questo abbia una qualche importanza per loro», ha replicato Arianna Ciccone. «Ma d’altronde – ha aggiunto – il festival è oltre questo, oltre la vecchia politica, oltre il vecchio giornalismo. Ci sono realtà ed esperienze nuove che raccontano la realtà e il festival vive con loro»

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