Niente aria condizionata, nemmeno in ospedale, edifici pubblici, scuole e università che chiudono per il caldo, ventilatori sold out ovunque, stracci bagnati nel letto per dormire «come si fa con i gatti», brina artificiale e finestrini dei mezzi pubblici spalancati. Il racconto degli umbri che vivono e lavorano in Francia, nell’estate più calda dal 1947. In Umbria, precisamente a Spoleto, è arrivata la prima ordinanza di chiusura anticipata per caldo delle scuole dell’infanzia. Il provvedimento del sindaco è arrivato alla vigilia di quello che i meteorologi considerano il picco dell’ondata di calore, prevista tra oggi 27 giugno e lunedì 29 giugno.

L’Europa brucia a temperature mai viste prima a causa della crisi climatica e in pochi erano pronti ad affrontarle. In Francia, in particolare, da giorni si registrano picchi di quasi 45 gradi sulla costa Atlantica, mentre a Parigi si muore letteralmente di caldo, con oltre 40 vittime negli ultimi giorni e innumerevoli interventi sanitari. E in mezzo ai francesi, ci sono tanti umbri.

La notte a Parigi – Foto inviata da Giovanni B.

Giovanni ha 26 anni, è di Perugia, e sta ultimando uno stage nella capitale francese: «Il mio ufficio per fortuna ha l’aria condizionata – racconta a Umbria24 – ma qui non è qualcosa che si trova dappertutto come in Italia. Sono andato al cinema l’altro giorno, si moriva di caldo. Qualche bar ha gli sparabrina fuori e sono state installate le fontanelle pubbliche con i nebulizzatori, ma sui mezzi per esempio non c’è aria condizionata, almeno non su tutti. Io ho visto aprire i finestrini su treni e metro».

«Mi manca il fresco dell’Umbria, qui senza ventilatore puntato la notte non si riesce a dormire. La sera qualsiasi oggetto in casa e persino i muri sono bollenti» è invece la testimonianza di Emanuele, 34 anni, siciliano, ma adottato perugino. Dopo aver studiato all’Università di Perugia, Emanuele si è trasferito a Parigi sette anni fa per lavoro: «È la prima volta che vedo un caldo così persistente. I 36 gradi erano stati già raggiunti prima di quest’anno, ma non con questa successione di giornate così calde. Fortunatamente dove lavoro abbiamo un climatizzatore molto potente, dunque riusciamo a gestire la situazione. Nei giorni liberi vado o al mare o nei parchi, ma dei veri provvedimenti a livello governativo non sono stati veramente presi. Insomma, è un po’ un ‘si salvi chi può’».

«Mi sveglio spossata in preda a sudori, chiudo immediatamente la finestra, lasciata aperta durante la notte sperando di ‘rinfrescare’ l’appartamento. Faccio una doccia e vado al più presto in un luogo climatizzato, nel mio caso, la biblioteca più vicina a casa mia. Passo lì tutta la giornata fino a sera, dove rincaso, e tendo a sopravvivere restando immobile davanti al ventilatore» racconta Micol, 25 anni di Perugia, dottoranda della Sorbonne Université, che sopravvive così alla canicule. «La situazione è complessa – dice – poiché Parigi è, in linea teorica, una città con clima continentale. Molti locali non sono attrezzati a queste estati calde una dopo l’altra». Sono poche le strutture climatizzate e in giorni di caldo estremo, racconta, alcuni edifici chiudono al pubblico proprio perché roventi. «Io sono fortunata – dice sconsolata – perché la biblioteca vicino casa mia è climatizzata, ma non vale lo stesso per amici e colleghi. Ci arrangiamo con i ventilatori. Io per strada ho perfino quello piccolo portatile».

Ventilatori che diventano subito merce rara: «L’altra mattina passeggiando con un amico, ho trovato un casalinghi che ne stava scaricando tre di numero e sono riuscito a prendermene uno per la notte. Nel resto della città e online sono esauriti – racconta Luigi, trentenne di Montemalbe (Perugia) che si è trasferito a Parigi con la ragazza – Tutto prosegue imperterrito, come se nulla fosse, anche se la città è visibilmente più vuota, tutti evitano di stare in strada. Qualsiasi locale climatizzato è pieno. Ho visto sul ponte Morland un furetto morto e essiccato, o meglio, mummificato dal caldo, a terra. Non so come sia finito là. Ho segnalato, ma nessuno era intervenuto dopo due ore». Luigi racconta di una Parigi «surreale» dove le persone «si trascinano per strada e quasi nessuno sta fuori a bere e fumare, il che è di per sé già una follia per i parigini». E per dormire, «ci teniamo nel letto degli strofinacci bagnati e congelati come si fa per i gatti».

«L’aria è irrespirabile, ti rende esausto – dice Angelo, anche lui 30 anni, di Perugia, chirurgo toracico che vive in un paesino vicino Parigi – Non ti viene neanche voglia di uscire, non ti viene voglia di fare niente, perché poi ti metti in bicicletta e l’aria che ti arriva è aria calda, come se ci fosse un asciugacapelli acceso, è una roba terribile. La situazione qui a Parigi è disastrosa, annullano eventi, annullano i viaggi, treni soprattutto, chiudono le scuole. Stare costantemente a questa temperatura è veramente angosciante. Nel nostro ospedale non c’è aria condizionata, e i pazienti, soprattutto in riabilitazione, si sentono male. Ti danno i ventilatori per ogni paziente, ma c’è una carenza di stock in Francia, per cui è difficile anche ottenerli adesso». E anche Angelo per dormire è costretto a diventare creativo: «Stanotte ci siamo messi un lenzuolo completamente bagnato addosso. Fastidioso a primo contatto, ma poi dopo col ventilatore era abbastanza piacevole».

Chi prova a cercare refrigerio nei canali sono soprattutto i giovani, rischiando anche la vita: «Ho visto video di ragazzi nel canale di Saint Martin per rinfrescarsi – dice Emanuele, a cui fa eco Micol – e questo sappiamo ha provocato anche annegamenti». C’è anche chi si butta nelle fontane e persino chi decide di fare un tuffo nella Senna, a suo rischio e pericolo.

«Mi manca l’Umbria – aggiunge Micol – soprattutto per quanto riguarda il fattore inquinamento, perché l’aria che si respira è certamente più pulita che qui. Non è tanto il clima, perché fa caldo anche in Umbria, quanto la possibilità di avere più spazio in casa e una maggiore vicinanza a zone verdi. Poi ho notato che in Italia – forse perché è un Paese tradizionalmente più caldo – siamo più attrezzati riguardo sistemi di climatizzazione nella maggior parte dei locali».

«Mi manca il clima umbro, ma a me manca tutto dell’Umbria – dice ancora Angelo – il problema è che si lavora male. Però c’è tanto verde, c’è la montagna, anche la qualità dell’aria non è paragonabile». Ma non è certo tutto rose e fiori, dice. Il caldo non è solo un problema di temperature, ma peggiora con lo smog, l’asfalto, il cemento e la riduzione delle aree verdi e l’uso di mezzi alimentati a combustibili fossili: «Io mi ricordo che c’erano dei momenti e dei posti dove l’aria era irrespirabile anche a Perugia, perché tutti si spostano con l’auto. Nessuno che vuole l’elettrico, nessuno che vuole la bici, nessuno che vuole i mezzi, anche per fare pochi metri si prende la macchina. Invece qua è il contrario: hanno una situazione climatica un po’ devastante e tutti fanno super attenzione, tutti che usano i mezzi di trasporto, tutti la bici, tutti l’auto elettrica. Ma come si dice, c’è chi ha il pane, e c’è chi ha i denti».

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