di Maurizio Troccoli
Non ha dubbi Anne Robichaudi, da 40 anni ad Assisi e con molti amici americani in giro per l’Umbria e per l’Italia: «Tutti quelli che conosco, votano Clinton». Anne non è il termometro degli americani che vivono nella nostra terra e la sua testimonianza non vale un sondaggio. Ma vivendo da molti anni qui e intessendo tante relazioni con altri americani da tempo, in Umbria come in altre regioni italiane, può essere di aiuto nell’orientarsi a capire quale possano essere le ragioni che hanno spinto al voto gli americani all’estero.
Gli americani in Umbria Raggiunta telefonicamente da Umbria24 fa fatica a ricordare, pur incalzata, anche soltanto una persona di sua conoscenza, fuori dall’America, che possa invece votare per Trump. Ma a un certo punto interrompe la comunicazione: «Scusi, uno lo conosco – dice – è Gery, un amico che ora vive in Irlanda. Ma non è un conservatore. E’ un ultra liberale che ha scelto di votare Trump non perchè creda in lui, ma perchè è un convinto anti Clinton. Crede che lei sia inaffidabile». In realtà neppure Anne è così convinta della Clinton. «Come me anche tanti altri – dice – pensano che non sia il candidato ideale. Non quello che avremmo voluto. Ma in questi casi, come si dice, bisogna scegliere il meno peggio». Provando a sondare le ragione che spingono gli americani in Umbria, almeno quelli che orbitano nella sua cerchia di amici, a votare il candidato democratico, Anne spiega: «Vede, sono da 40 anni qui e ho capito una cosa. L’americano che vive all’estero è mediamente una persona curiosa, che ama conoscere e che ha una capacità critica verso il proprio paese. Riesce a rivalutare cose che prima dava per scontato e invece a giudicare severamente quello che non va. Chi è fuori teme che l’America possa essere nelle mani di un uomo come Trump».
Trump vs Clinton E alla domanda su come sia stato possibile allora che gli americani abbiano portato Trump fino a questo punto, Anne risponde: «Il problema, come ha detto mio marito, non è Trump, ma milioni di americani che sono come lui. Lui non sa quello che non sa. Nel senso che è male informato sull’America, sul mondo, sulle questioni delle donne, degli immigrati. E’ cieco e sordo a queste cose. Poi ha anche un problema psicologico, non riesce cioè a concentrarsi più di due minuti su una materia». E gli americani? «Il dramma risiede in un calo tremendo della scolarizzazione, della cultura, negli Stati Uniti». Si ma avrebbe potuto risolverlo Obama? «No, lui ha dovuto lavorare con una maggioranza al congresso repubblicana, che ha creato troppi impedimenti. Non è stato messo nelle condizioni di fare quello che avrebbe voluto. Ne è l’esempio la riforma sanitaria che non è riuscito a fare come voleva. Ecco perchè se ora vince la Clinton c’è qualche speranza che qualcosa si possa cambiare per davvero. E’ possibile che cambi la maggioranza al congresso a favore dei democratici».
Il giorno delle elezioni Oggi, giorno di elezioni, quali sono le informazioni che le arrivano? «Credo che ci sia un altro fenomeno molto diffuso in America. Quello di molti conservatori, col cervello, che non si identificano con Trump, che lo considerano una offesa all’America, un pericolo e che quindi votano Clinton. Ad esempio mio fratello, è un repubblicano convinto, ma voterà Cinton. Qualcuno identifica Trump a Berlusconi, dicendomi che noi in Italia abbiamo già vissuto il fenomeno. Non è così, non sono due persone paragonabili. Berlusconi, che piaccia o non piaccia, è una persona che ha una certa conoscenza del mondo, capacità di relazioni, una sua cultura. E’ inconcepibile che Trump possa essere il presidente degli Stati Uniti d’America. Io conosco americani anche fuori dall’Umbria, a Firenze, a Bologna, a Milano e fino a Napoli. Hanno tutti votato Clinton. Trump non vince, ma se dovesse vincere sarà nera non soltanto per l’America. Ma per il mondo».

Sorpresa!! :-((