Il pm Antonella Duchini nel corso dell'audizione

Infiltrazioni nell’edilizia favorite dalla crisi e dalla difficoltà di accesso al credito attraverso appalti e soprattutto subappalti; riciclaggio di denaro sporco attraverso il gioco d’azzardo; rifornimento costante del mercato della droga: sono alcuni degli elementi che segnalano come il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa in Umbria non solo esiste ma raggiungere grandi e pericolose dimensioni. È quanto emerso dall’audizione del sostituto procuratore Antimafia per l’Umbria, Antonella Duchini, a Palazzo Cesaroni presso la Commissione d’inchiesta su infiltrazioni mafiose in Umbria presieduta da Paolo Brutti.

Addio isola felice L’Umbria, ha sostenuto la Duchini, non è affatto un’isola felice. Tra i fenomeni più allarmanti segnalati dal sostituto procuratore – riferisce una nota della Regione – quello del riciclaggio. Tuttavia, in Umbria, la criminalità di tipo mafioso, seppur presente, non può considerarsi endemica, strutturata nel territorio. Al contrario la regione risulta appetibile per investire capitali derivanti da attività mafiose svolte altrove. Per il presidente Brutti «il fenomeno delle infiltrazioni mafiose riguarda una molteplicità di settori verso i quali si deve fare un’azione continua di contrasto». In sostanza – com’è stato in più di un’occasione ribadito -, i cittadini umbri si devono confrontare con una realtà illegale e sconosciuta che li espone a pericolosi coinvolgimenti, talvolta affrontati con sprovveduta inconsapevolezza.

Più coordinamento «La stessa Duchini – ha ricordato Brutti – ha evidenziato come oltre all’opera repressiva da parte della magistratura o delle forze dell’ordine, deve svilupparsi anche, in forme coordinate, l’azione delle polizie provinciali e municipali. Coinvolgere nell’azione queste forze locali che conoscono bene il territorio può contenere il fenomeno infastidendo l’attività criminale e dirigendola altrove. Le stesse Asl possono fornire un supporto importante per le gravi carenze igieniche e di sicurezza presenti nelle attività colluse con la mafia». «Rispetto alla questione del sequestro immobiliare di Ponte San Giovanni, nell’indagine “Apogeo” – ha sottolineato Brutti – il sostituto procuratore antimafia ha messo in luce il fatto che il modo di operare della camorra in questo caso rappresenta una vera novità per la regione, testimoniando una accelerazione dell’infiltrazione mafiosa per costituire presidi e strumenti finalizzati al riciclaggio».

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