Umbria Civica Terni, insieme ai partiti del centrodestra e ai movimenti civici della città, in una nota stampa esprime la sua contrarietà rispetto all’ipotesi di accorpamento delle due aziende sanitarie locali (Asl) dell’Umbria. Il partito denuncia una scelta che rischia di allontanare ulteriormente i centri decisionali dai territori, indebolire i servizi sanitari di prossimità e penalizzare, ancora una volta, l’area ternana e le zone interne della regione.

Fiaccolata Di fronte a questo rischio, la città scende in piazza giovedì 11 giugno, alle 21. Una fiaccolata pacifica che partirà da piazza della Repubblica per concludersi in piazza Tacito, organizzata per ribadire con forza che la sanità deve essere gestita in funzione dei bisogni dei cittadini, non sulla base di scelte politiche che allontanano i centri decisionali dai territori. Partirà nei prossimi giorni anche una raccolta firme a sostegno della necessità di scongiurare la chiusura della Asl di Terni.
Conseguenze «L’ennesima riorganizzazione calata dall’alto – scrive Marco Ravasio, segretario di Umbria Civica Terni – rappresenterebbe un errore strategico che mortificherebbe le specificità dei diversi territori umbri». Poi i partiti di centro destra aggiungono: «Le conseguenze sarebbero gravi: perdita di servizi e scippo al territorio, con una governance più distante dai bisogni delle comunità locali; il concreto pericolo di creazione di un’Azienda ospedaliera regionale unica che, dopo l’immobilismo della Regione sul nuovo ospedale, finirebbe per far perdere definitivamente al presidio di Terni la sua centralità per l’Umbria meridionale; pesanti ricadute occupazionali e un ulteriore impoverimento del tessuto economico cittadino; infine, la perdita di rappresentanza e tutela degli interessi sanitari di un territorio che non può essere considerato periferico».
Dialogo Le forze promotrici chiedono alla Regione di abbandonare il progetto di fusione e di aprire un confronto trasparente con amministratori locali, operatori sanitari e cittadini. Tuttavia, nell’ipotesi in cui la Regione decidesse di confermare l’accorpamento, la posizione è chiara: la sede della nuova e unica Asl dell’Umbria dovrà essere collocata a Terni, senza se e senza ma. Una scelta di equità istituzionale e territoriale che consentirebbe di porre fine a una storica concentrazione delle funzioni amministrative nel capoluogo, riconoscendo il ruolo strategico di Terni quale secondo polo urbano dell’Umbria. «Sarebbe infatti inaccettabile – spiegano i partiti – che il territorio ternano subisse una duplice penalizzazione: perdere la propria autonomia sanitaria e, al contempo, vedere concentrati altrove i centri decisionali, come già avvenuto per altri apparati pubblici».
