di M.T.
La proposta di legge delle opposizioni punta a dare 5 mesi di congedo parentale obbligatorio e non trasferibile sia alla mamma sia al papà, retribuito al 100% dello stipendio. L’intento è rendere paritari i due genitori, superando le attuali regole, dove la mamma ha cinque mesi di congedo obbligatorio per la nascita (pagati all’80%) e il papà ha solo 10 giorni obbligatori retribuiti al 100%. Ma il testo rischia di arenarsi prima ancora di essere votato.
I lavori alla Camera si sono fermati perché la Commissione Lavoro non ha ancora ricevuto dalla Ragioneria dello Stato la relazione tecnica che calcola l’impatto economico delle nuove norme, stimato in oltre 3 miliardi di euro. Senza questo documento, né la Commissione Bilancio né l’Aula possono proseguire l’iter; per ora il testo è fermo alla sola discussione generale. Le opposizioni accusano la maggioranza di usare la mancanza di cifre tecniche come scusa per bloccare la legge.
Un motivo concreto per cui la riforma rischia di non decollare riguarda anche l’effettivo uso del congedo parentale in Italia. Secondo il XXIV Rapporto annuale dell’Inps sul congedo parentale, la grande maggioranza delle richieste sono fatte dalle madri. Nel complesso dei genitori con figli nel primo anno di vita, le madri usufruiscono in media di circa 126 giorni di congedo parentale, mentre i padri si fermano a una media di 36 giorni.
La differenza emerge anche nei dati complessivi: solo l’8,3% dei padri fa ricorso al congedo parentale nei primi dodici anni di vita del figlio, contro il 63% delle madri. Questo squilibrio spiega perché, nonostante l’aumento dell’uso del congedo da parte degli uomini negli ultimi anni, la proposta di parità rischia di non avere un ampio consenso politico o sociale senza misure aggiuntive per incoraggiare concretamente i papà a utilizzarlo.
Anche in Umbria la situazione riflette questi squilibri nazionali. I dati regionali mostrano che solo circa un padre ogni tre madri ha usufruito del congedo parentale, anche se l’incidenza maschile è in lieve crescita rispetto a pochi anni fa. Tuttavia, le giornate di congedo effettivamente autorizzate ai padri continuano a rappresentare poco più di un decimo del totale di tutte le giornate di congedo richieste in regione.
Un altro elemento da considerare riguarda il congedo di paternità obbligatorio (i 10 giorni previsti dalla legge). A livello nazionale circa 6 padri su 10 ne usufruiscono (tra chi ha diritto), ma questo dato riguarda un periodo molto breve e distinto dal congedo parentale vero e proprio.
In Umbria, dunque, la fruizione dei congedi resta fortemente sbilanciata: la maggior parte delle interruzioni dal lavoro per cura dei figli continua ad essere fatta dalle madri, mentre la partecipazione più diffusa dei padri rimane limitata sia in termini di numero di persone coinvolte sia di durata media.
Tutto questo si riflette anche negli effetti a lungo termine: l’uso prevalente del congedo da parte delle madri pesa su carriere, salari e pensioni, con differenze di genere che si trascinano negli anni.
Per queste ragioni, se la proposta di congedo obbligatorio e paritario non dovesse trovare coperture chiare e un accordo politico più ampio, rischia di restare sulla carta.
