Shimon Peres riceve la cittadinanza di Assisi dal sindaco Ricci (Foto da sanfrancesco.org)

È morto nella notte all’età di 93 anni l’ex presidente israeliano Shimon Peres. Era stato ricoverato due settimane fa all’ospedale Sheba di Tel Aviv per una ischemia cerebrale. Era uno dei padri fondatori di Israele. Ha ricoperto le cariche di vice ministro, ministro, primo ministro e presidente dello Stato ebraico. Fu fautore, insieme all’allora premier Yitzhak Rabin e al presidente palestinese Yasser Arafat, degli accordi di pace di Oslo nel 1993, per i quali ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace l’anno successivo.

Peres e l’Umbria Il legame di Peres con l’Umbria è stato profondo. La Regione Umbria collabora da oltre 10 anni al progetto “Saving children” della Fondazione Peres che permette di curare bambini palestinesi negli ospedali israeliani. Venne ad Assisi il primo maggio 2013 per ricevere la cittadinanza onoraria della città serafica. Pubblichiamo qui in calce il suo discorso pronunciato per l’occasione.

Un leone della Pace A ricordare la figura di Peres, la presidente Catiuscia Marini, membro della Fondazione Peres. «Una grande personalità mondiale – lo ricorda -, costruttore di pace, provò con tutta la sua intelligenza a far dialogare e convivere i cittadini israeliani e palestinesi. Leader laburista, socialista utopico, visionario, fu un idealista pragmatico. Politicamente fu soprannominato “the loser” perché non riusciva mai a vincere le elezioni. Premio Nobel per la Pace nel 1994, fu eletto Presidente di Israele e rimase in carica fino al 2014 con autorevolezza e passione civile. Ho avuto l’opportunità ed il privilegio di conoscerlo. Nel 2011 grazie alla mia amica Manuela Dviri e a tutti gli amici della Fondazione Peres ho potuto incontrare il Presidente in un lungo colloquio privato. Gli parlai dell’Umbria, volle conoscere le nostre città, la mia visione delle cose del mondo, le ragioni dei forti legami con Israele ed i Territori palestinesi. Nel 2013 venne per la prima volta in Umbria, ad Assisi e ricevette la cittadinanza onoraria per la Pace. Fui invitata da lui a pranzo in un agriturismo a Nocera , ritrovandomi a tavola difronte a lui per due ore di dialogo sulla politica, l’Italia, il mondo …per me fu una grande emozione poter aver difronte un vero “leone” della Pace, personalità mondiale che con rarità storica emergono nel panorama mondiale. E poi l’invito ricevuto nella sua festa privata a Tel Aviv per i suoi 90 anni al Peres, come noi chiamiamo la sede della Fondazione, che mi fece sentire parte di un gruppo».

Ricci ricorda Peres L’ex sindaco di Assisi, Claudio Ricci ricorda i giorni della cittadinanza onoraria a Peres. «La città di Assisi – dice – è storicamente legata sia a Betlemme (città gemellata), che a Gerusalemme, anche per le attività preminenti dei Frati Minori del Primo Ordine in questa area mediorientale. Per questo mi piace ricordare Pierbattista Pizzaballa allora custode di Terra santa. Di Shimon Peres ed Abu Mazen ricordo una riflessione condivisa, una frase molto bella che rimane il perno del dialogo israelo-palestinese: ‘chi vuole lavorare per la pace è bene che faccia giocare insieme i bambini’. Questo – conclude Ricci – dà concretezza alle relazioni di pace che possono essere costruite solo nel medio lungo periodo puntando su consapevolezza, valori educativi e cultura della pace, che significa fare esperienze insieme».

Il discorso completo di Shimon Peres del 1 maggio 2013

Padre Mauro Gambetti, custode del sacro convento, e i frati francescani, Sig. Claudio Ricci, sindaco di Assisi, Sig.ra Catiuscia Marini, presidente della regione Umbria, Sua Eccellenza Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi Rappresentanti delle autorità religiose, civili e militari, Sono molto commosso dalla Vostra decisione di assegnare a me e al mio popolo il premio di cittadinanza onoraria per la pace di Assisi. 

Assisi è una delle città storiche più eccezionali; non tanto per la sua dimensione, ma per il suo spirito. Francesco di Bernardone ha dedicato la sua vita alla lotta contro la povertà, alla ricerca della pace, abbracciando il valore dell’umiltà. Ed era nel giusto. Poiché il nostro mondo, pur soggetto a processi di globalizzazione, dovrebbe conservare un principio di moralità, ancora più di prima. L’epoca attuale è condizionata dalla scienza e dalla tecnologia. Tuttavia la scienza era e tuttora rimane neutrale. Sono i singoli individui che tramutano la scienza in una benedizione o una disgrazia, a seconda della propria volontà. 

Il santo Francesco prediligeva una tonaca confezionata con un tessuto semplice, dei sandali e una corda al posto di una cintura. La modestia è una grande lezione rivolta a coloro che vogliono dedicare sé stessi alla vita pubblica: è meglio servire che governare. Egli invitava ad amare la fede e i poveri, a perseguire il valore della pace e a rispettare la natura. Questi precetti sono di fondamentale importanza oggi quanto lo erano nel 1208, l’anno di fondazione dell’Ordine. 

Nel 1219, San Francesco intraprese un viaggio in Egitto e in Terra Santa per incoraggiare il dialogo, invitando a non ricorrere alla violenza. Questo invito era fondamentale allora tanto quando lo è oggi nell’epoca che stiamo vivendo. Dobbiamo tutti pregare che finisca al più presto lo spargimento di sangue nella nostra regione, e che essa diventi un luogo dove le persone possano “camminare mano nella mano”. Porgo alla gente di Assisi profondi ringraziamenti da parte della mia nazione: non ci dimenticheremo mai gli sforzi che avete sostenuto per salvare le vite di noi ebrei. L’8 settembre 1943, Assisi, che fino a quella data non aveva mai ospitato ebrei, fu occupata dai tedeschi. Il vescovo e i frati di Assisi offrirono asilo ai rifugiati ebrei: più di 300 ebrei furono salvati da morte certa. 

Inoltre, furono accolti anche vecchi e malati, donne e bambini che erano scappati dalla Liguria e dalla Toscana, alla ricerca di un rifugio. I frati hanno messo a repentaglio sé stessi per salvare le vite di innocenti. Quattro di loro furono nominati Giusti tra le nazioni. Vi ringraziamo dal profondo dei nostri cuori. Come forse saprete, sono venuto a invitare Papa Francesco a fare pellegrinaggio in Terra Santa. Egli è il primo papa eletto proveniente dal nuovo mondo, il primo papa non europeo degli ultimi 1272 anni (l’ultimo era stato Gregorio III che nacque in Siria), ed è anche il primo papa Gesuita. 

Il Papa è riuscito in pochissimo tempo a guadagnarsi l’ammirazione e il rispetto del mondo intero. La sua modestia genuina, il suo amore per la pace, la sua attenzione ai poveri e al rispetto della giustizia, e il suo invito al dialogo tra religioni sono come una ventata di aria fresca. È un amico prezioso del popolo ebraico; a Buenos Aires, città della quale è stato cardinale, ha intrattenuto con la comunità ebraica locale e i suoi leader un rapporto di grande amicizia. 

Ritengo che tutti gli esponenti delle religioni del pianeta possano dare un contributo utile alla costruzione della pace, mettendo fine alla violenza e alla miseria. Oggigiorno la vera minaccia del Medio Oriente è più di carattere esistenziale che politico. Gli sforzi che saranno rivolti alla cancellazione della fame, dell’analfabetismo e dell’ignoranza, e soprattutto che saranno concentrati a salvare le vite di milioni di bambini, salveranno anche il nostro futuro. Dobbiamo trovare una soluzione di carattere permanente, senza però ignorare i cambiamenti positivi che avvengono giorno per giorno. Tutti noi preghiamo dallo stesso antico Libro dei Libri e dobbiamo guardare al futuro con occhi nuovi. Assisi è un grande esempio che ci ricorda due impegni fondamentali: rispettare il passato e coltivare il futuro.

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