La presentazione del Dossier

di Antioco Fois e Ivano Porfiri

Dall’eroina di nuovo al centro del mercato della droga ai nativi dello sballo, fino allo spacciatore “a progetto”. Coniugando al futuro prossimo il mercato della droga in Umbria spunta uno scenario dai risvolti allarmanti. Gli elementi sono contenuti nel dossier “La droga in Umbria”, dell’associazione Libera e dalla Regione, che documenta nel dettaglio il sistema locale degli stupefacenti, dal primato nazionale per morti per overdose (specie di eroina), alle nuove tendenze del consumo, fino all’organigramma delle associazioni che controllano il traffico.

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Il dossier Lo studio, a cura del giornalista Fabrizio Ricci, col contributo di docenti universitari e altri professionisti, oltre all’analisi del presente, riesce a guardare oltre, con la previsione di una sorta di «ritorno agli anni Ottanta, anche se con meno siringhe e più sniffate». Gli ultimi studi sul consumo di stupefacenti, citati nel dossier, annunciano infatti «un incremento dell’uso di eroina in Italia, soprattutto nella fascia più giovane della popolazione». Trend negativo invece per la cocaina, troppo costosa, malgrado il costante calo dei prezzi. «Secondo l’ultimo bollettino previsionale – si legge nel rapporto – sull’evoluzione dei fenomeni di abuso Prevo.Lab, il numero dei consumatori di eroina in Italia, nel 2015, sarà di circa 300mila individui, pari allo 0,75% della popolazione italiana fra i 15 e i 64 anni, contro lo 0,4% del 2010». Lo stesso istituto ritiene che «nel prossimo triennio – continua il rapporto – il numero dei consumatori di polvere bianca resterà stabile, con un potenziale decremento nella fascia più giovane della popolazione. La previsione matematica su dati Ipsad – si legge ancora nel dossier – indica che il numero dei consumatori, nel 2015, sarà di circa 700 mila individui, ossia l’1,75% della popolazione italiana fra i 15 e i 64 anni». Nonostante per il prezzo della polvere bianca sia previsto un decremento del 17% nel giro di tre anni, la domanda non aumenterà, ma si sposterà verso altre sostanze più economiche.

Il mercato cambia Cambierà la domanda e cambieranno anche le figure di consumatori e spacciatori. Tristemente singolare quella delle nuove generazioni di assuntori, che lo studio di Prevo.Lab citato nel dossier umbro assimila a quella dei nativi digitali. «Entrerà in scena – è riportato nel dossier – una generazione di consumatori che non ha vissuto l’evoluzione delle sostanze d’abuso tradizionali, da droghe a prodotti di largo consumo, osservata all’inizio del nuovo millennio. Per fare un parallelismo col mondo digitale, stiamo parlando di una generazione di nativi esperienziali, anagraficamente e funzionalmente assimilabili ai nativi digitali (cioè tutti coloro che sono nati e cresciuti quando digitalizzazione e Rete erano esperienze già attive), che non hanno dovuto adeguarsi al cambiamento, ma sono arrivati già in una fase storica di accettazione sociale dell’uso di sostanze». Sul versante dello smercio al dettaglio, invece, è previsto l’insorgere di spacciatori occasionali, che cercano «di contrastare il momento di contrazione o indigenza, potenzialmente chiunque può diventare pusher “a progetto”, sperando in una soluzione estemporanea, rapida e occasionale», si legge in un estratto del bollettino previsionale sull’evoluzione dei fenomeni di abuso Prevo.Lab.

Lavoro coraggioso «Questo è un lavoro di grande pregio. Un dossier coraggioso, non dobbiamo avere paura di vedere ciò che non va, di affrontare i problemi». Descrive così il lavoro svolto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti. «Se la droga fosse solo un problema di criminalità – ha sottolineato – lo avrebbero risolto i giudici e le forze dell’ordine, ma è anche un problema sociale. Il mercato della droga è in mano alle mafie, gestito magari dalla criminalità locale ma il malloppo va alle grandi organizzazioni mafiose». Di un «dossier coraggioso» parla anche la presidente Catiuscia Marini, «scritto con la testa e non con la pancia». «Questo lavoro – ha ribadito – svolto con grande cura scientifica, racconta una realtà che non ha nulla a che vedere con gli strumentali racconti che sono stati spesso fatti di Perugia e dell’Umbria». Secondo la presidente Marini, «l’Italia in questi anni ha purtroppo privilegiato un approccio “penale” al fenomeno droga, invece che sociale. E non è un caso se anche in Umbria la popolazione carceraria vede una presenza di tossicodipendenti tra il 60 e 70%. Ma questo fenomeno lo si deve combattere non solo attraverso la repressione, ma anche e soprattutto con politiche sociali adeguate e con azioni di prevenzione». A tal proposito per la presidente «bisogna uscire dalla rigidità delle strutture previste, come i Sert, privilegiando un approccio adeguato. L’errore finora è stato che la politica è fuggita dalle proprie responsabilità affidando tutto all’approccio penale, questo va cambiato».

500 assuntori l’anno Secondo il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali «la lotta allo spaccio in Italia è stata fallimentare. Perugia negli ultimi anni è stata aggredita da un aumento dell’offerta cui è corrisposta una crescita della domanda. La strada che abbiamo intrapreso ha dato i suoi frutti. Innanzi tutto, ognuno si è assunto le proprie responsabilità, il Comune ha cercato di occupare gli spazi togliendoli al degrado. Non faremo passi indietro». Il prefetto, Antonio Reppucci, ha sottolineato come «noi in prefettura ci occupiamo ogni anno di 500 segnalati come assuntori. Serve più attenzione da parte di tutti, in primis delle famiglie». Nonostante ciò, Reppucci non condivide «il fatto che Perugia è la capitale della droga. Qui c’è un’accuratezza nei dati sui morti per droga che altrove non c’è, ad esempio al Sud. Questo mi preoccupa perché ci dà un’immagine che ci fa apparire peggio di quello che siamo, ma è un rischio che dobbiamo correre».

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