di Francesca Marruco
L’Umbria si tinge ancora una volta del rosso del sangue di una donna innocente, ammazzata da un uomo che non accettava di non averla più per lui. E la spinta della molla che arma anche un ragazzo apparentemente «normale e tranquillo» – come viene definito Cristian Rigucci, che ha ucciso la ex Alexandra Buffetti a colpi di pistola – è tutta qui: il possesso. «Se non posso avere Alexandra la porto via con me», ha scritto l’omicida -suicida in una lettera che ha lasciato prima del folle gesto.
Il possesso Una logica primordiale quanto barbara e crudele. Che nulla ha a che vedere con l’amore. E la giovanissima Alexandra, non è che l’ultima di una lista fin troppo lunga di donne ammazzate perché hanno scelto di voltare le spalle ad un uomo con cui un tempo erano state felici. O almeno ci hanno provato. Prima di Alexandra, c’è stata Olga Dunina, uccisa il 16 giugno scorso a Foligno con due botte in testa dal marito per avergli dato dell’impotente.
Olga Lo ha raccontato lui stesso ai carabinieri che lo hanno arrestato dopo più di un mese dall’omicidio in un appartamento vicino piazza Navona a Roma. Giovanni Miceli aveva spiegato di non aver avuto intenzione di ammazzare la donna, ma visto il comportamento dopo il delitto, ha dimostrato, senza bisogno di spiegare, di non aver avuto alcun pentimento: non ha cercato soccorsi. Ha avvolto il cadavere di lei in delle coperte e l’ha infilata in uno scatolone. Poi l’ha buttato lungo una strada. Come un ferro vecchio. Miceli è in carcere in attesa di giudizio.
Sandita Solo due giorni prima era stata Sandita Monteanu a morire per strada a Foligno in una pozza di sangue, sgozzata dall’ex fidanzato, Virgil Murariu, che poi si è conficcato lo stesso coltello nel petto e si è ucciso per sottrarsi all’arresto. Lui senza lavoro, lei sulla strada del riscatto dopo avere trovato un’occupazione come badante in un appartamento di Foligno, poco distante dal luogo dove è stata ammazzata, probabilmente è stata accoltellata per gelosia e perché deve essersi rifiutata di dare altri soldi all’ex che quel giorno partì appositamente da Roma per venire a mettere fine alla sua vita.
Burnelli Neanche un mese prima, a morire era stato un uomo di Marsciano, Roberto Burnelli. Tecnicamente non un femminicidio dunque, ma Roberto, ammazzato a bastonate fuori dal suo capannone, era stato freddato da Francesco Cristofari, l’ex compagno di una delle sue dipendenti, che Burnelli, insieme alla moglie, aveva accolto in casa. Cristofari si era impiccato poco dopo. Burnelli lascia una moglie e due figli.
Julia Andando a ritroso in questo 2013, che sempre di più si sta diventando un annus horribilis per gli omicidi a sfondo passionale, c’è Julia Tosti, che è scampata miracolosamente alla morte perché la pistola con cui è stato ucciso il fidanzato Alessandro Polizzi si è inceppata. Julia Tosti però, prima di vincere la morte, è stata oggetto di maltrattamenti e minacce da parte dell’ex fidanzato Valerio Menenti, adesso in carcere insieme al padre Riccardo per l’omicidio.
Il Broletto Neanche un mese prima a morire a colpi di pistola, mentre erano nel loro ufficio del Broletto alla Regione Umbria, erano state Daniela Crispolti e Margherita Peccati, uccise da Andrea Zampi, un imprenditore che le incolpava della crisi della sua azienda. Zampi si suicidò poco istanti dopo aver ucciso Margherita e Daniela.
Franca L’odio dell’uomo aveva ucciso anche Franca Abumen, una prostituta trovata cadavere a Narni il 10 dicembre dello scorso anno. La donna era stata legata e strangolata probabilmente da più persone. Per quell’omicidio non esiste ancora un colpevole.
I precedenti La scia di sangue, andando indietro negli anni, è lunghissima: i casi più conosciuti sono senza dubbio quelli di Meredith Kercher e Barbara Cicioni. Ma se guardiamo indietro fino a dodici mesi fa, troviamo quella mamma che aveva deciso di lasciare il marito portandosi via i figli per i tanti soprusi subiti. Mustapha Hajjaji, che poi si è impiccato in carcere, glieli ha ammazzati e poi si è suicidato. «Una donna può trovare cento mariti, ma i figli no» aveva scritto prima della tragedia.Il 5 ottobre il giovanissimo Ovidiu Stamuliss era stato ucciso dal patrigno Pietro Cesarini a colpi di mattarello in testa. Cesarini, in carcere, in procinto di essere processato, disse che non lo sopportava più.
La folle logica Ognuna di queste persone uccise, nella mente dei loro aguzzini, aveva una qualche colpa, espiabile – secondo una folle logica fin troppo diffusa – solo con la vita. A chi sopravvive non resta che il compito di chiedersi perché, e di educare i più giovani al rispetto per la vita altrui, sempre e comunque.
