di Enzo Beretta
«E vuoi sapere com’è andato a finire quell’interrogatorio? I magistrati insistevano con le domande a Don Bancomat, indagato per riciclaggio nell’inchiesta sullo Ior, finché lui senza scomporsi ha chiesto loro di fare un’offerta per l’Africa… quell’inaspettata provocazione ha imbarazzato perfino me, avresti dovuto vedere però le facce dei giudici…». Era un uomo simpatico e generoso il mio amico avvocato Gian Vito Ranieri. Il racconto di quel faccia a faccia in Procura me lo fece il 3 ottobre 2011 mentre viaggiavamo verso Roma per raggiungere Don Evaldo Biasini. Grazie alla mediazione del penalista avevo ottenuto di intervistare il sacerdote della «Cricca» in esclusiva per Panorama.
«Avvocato, professione senza maestri» Eravamo a bordo della sua Alfa Romeo Gt nera. «Ormai è vecchietta e la uso solo nel weekend perché consuma troppo – mi confidò sorridendo -. Non ci crederai ma la macchina migliore del mondo è la Panda 4×4, con quella vado dappertutto». Partimmo prestissimo, appuntamento al parcheggio dell’Holiday Inn di Foligno: la sveglia di Gian Vito suonava sempre di buon mattino. Durante il viaggio mi raccontò come era cambiata la sua professione: «In peggio, non esistono più i maestri di un tempo, io sono cresciuto con il grande Fabio Dean ma ormai non c’è più chi perde tempo ad insegnare questo bellissimo mestiere». Mi accennò anche dei suoi trascorsi politici nella Democrazia Cristiana durante gli anni Ottanta quando riuscì a portare il leader Giulio Andreotti in Umbria.
Funerali a Foligno, sepoltura a Norcia Stamani Foligno lo ha salutato per l’ultima volta prima del rientro a Norcia. Nella chiesa gremita di Santa Maria Infraportas in piazza San Domenico si sono celebrati i funerali dell’avvocato alla presenza di familiari, amici, colleghi e dell’ex governatrice Maria Rita Lorenzetti. Era un professionista autentico Gian Vito Ranieri e il suo miglior pregio era quello di rendere semplici le questioni più complicate. Era intuitivo e brillante. Simpaticamente si era dilettato perfino a scrivere un’arringa in difesa dei Tre Porcellini accusati dell’omicidio del Lupo Cattivo (pubblicata in un libro in cui vengono rivisitate le vicende dei cartoni animati in chiave giudiziaria): «Il Lupo Cattivo è finito nel pentolone ma si è trattato di legittima difesa in quanto i Tre Porcellini dovevano tutelare la loro incolumità». Assolti, nonostante la richiesta di ergastolo.
Tartufi come pepite d’oro Nel mio album di famiglia c’è una foto scattata nella tartufaia di Agriano dove Gian Vito mi aveva invitato nell’estate 2015. Mio figlio Cesare, quattro anni ancora da compiere, mostra orgoglioso i preziosi tartufi scovati dal cane Dik. Sorride come se avesse pepite d’oro tra le mani. Il fiuto del cagnolino gli aveva regalato una soddisfazione grande quasi quanto una pallina da tennis e quell’immagine è ancora sullo sfondo del mio iPhone.
Le camminate in montagna Una brutta malattia ha portato via l’avvocato Ranieri all’età di 67 anni. Qualche mese fa mi ha telefonato per raccontarmi il suo dramma: «Però non dirlo a nessuno, è un segreto». Soffriva Gian Vito insieme alla moglie che non lo ha mai lasciato neanche un attimo. In tribunale si vedeva sempre meno spesso. Quando veniva, prima, lasciava sempre la Panda in doppia fila davanti al Palazzo di Giustizia per il tempo di un caffè. Con lui era impossibile avvicinarsi alla cassa anche per pagare soltanto una colazione. Poi ripartiva insieme alla fidata collega Gioia Desantis in direzione Foligno. Gian Vito, che figli non ne aveva ma conservava nitido il ricordo di un’infanzia trascorsa in un collegio di Norcia, mi ripeteva in continuazione: «I giovani non possono soltanto lamentarsi ma devono darsi da fare per emergere». Poi era fissato con l’orario della sveglia: «All’alba si studia meglio e si possono fare molte più cose. Quando in estate vado a trascorrere le vacanze in Austria mi alzo prestissimo, faccio camminate incredibili, vedo colori che col trascorrere delle ore non ci sono più».
Gentiluomo di altri tempi Nell’ultimo periodo quel «segreto» che mi ero impegnato a garantire, purtroppo, non era più un segreto per nessuno. La malattia lo stava uccidendo giorno dopo giorno. A Foligno usciva solo qualche mattina per comprare i giornali in edicola. In tribunale a Perugia trovava sempre un sostituto processuale. Quando ci siamo incontrati l’ultima volta non era più energico come prima. Ci siamo stretti in un abbraccio ma era debole e visibilmente sofferente. Più volte ho provato a mettermi in contatto con lui ma non ho più avuto la fortuna di vederlo. Alle mie insistenze l’avvocato che non amava la tecnologia ha risposto con un lungo sms: Caro Enzo, il piacere di rivederti è immenso, non appena sarà possibile sarò io a cercarti per un bel pranzo di pesce. In questa fase, anche su consiglio del mio medico, devo stare a riposo assoluto. Rimandiamo il tutto, un caro saluto a te, Cesare e alla tua signora. Era un gentiluomo di altri tempi Gian Vito Ranieri. Avrei voluto salutarlo ma purtroppo non c’è più stata occasione. Non l’ho più sentito neppure dopo il terremoto del 24 agosto che ha fatto nuovamente tremare le montagne della sua Valnerina. Grazie, Gian Vito, per i tuoi insegnamenti e la sensibilità. Un abbraccio, amico mio.
