Cartabia e Legnini firmano il protocollo per impiegare i detenuti nei cantieri della ricostruzione

I detenuti lavoreranno alla ricostruzione post sisma delle opere pubbliche e delle chieste, ovvero circa 7.500 cantieri per l’intero Centro Italia terremotato. Firmato mercoledì mattina al ministero della Giustizia da tutte le parti coinvolte l’accordo finalizzato ad aumentare le opportunità di lavoro per chi è recluso nei 35 istituti distribuiti tra Umbria, Abruzzo, Lazio, Marche e pure Molise. Il numero dei reclusi che sarà impiegato dipenderà dal programma dei lavori e dai cantieri individuati, così come le modalità di inserimento lavorativo verranno definite in base ai profili dei singoli detenuti e alle esigenze delle aziende, spiega una nota del ministro Marta Cartabia condiviso con il commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini, il cardinale Matteo Maria Zuppi che guida la Cei (conferenza episcopale italiana), Enzo Bianco a capo del consiglio nazionale dell’Anci (associazione comuni italiani) e Piero Petrucco vicepresidente dell’Ance-Confindustria (associazione costruttori edili).

Detenuti al lavoro nei cantieri di ricostruzione Tutti loro, insieme al capo del Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria), Carlo Renoldi, hanno firmato il protocollo d’intesa che assegna a Legnini la funzione di raccordo delle attività, mentre i detenuti idonei e il cantiere in cui saranno inseriti, dando logicamente priorità a quelli più vicini al carcere in cui scontano la pena, saranno individuati dallo stesso Dap naturalmente in accordo coi magistrati di sorveglianza. Il coinvolgimento della Cei nel patto implica che i reclusi potranno essere impiegati non solo per le 5 mila opere pubbliche, ma anche alla ricostruzione di 2.500 chiese, con il cardinale Zuppi che si è impegnato con la firma a promuovere tra le imprese impegnate il ricorso ai detenuti, mentre Ance e Anci diffonderanno tra imprese edili e Comuni la novità introdotta con la firma del protocollo, che prevede entro 15 giorni l’istituzione di un comitato paritetico, composto dai rappresentanti di tutti i soggetti sottoscrittori, che sarà istituto entro 15 giorni, per promuovere e monitorare le attività previste dal documento, oltreché coordinare le azioni degli enti e dei soggetti che hanno aderito.

Cartabia: «Rieducare è obiettivo costituzionale» Di un patto «dal fortissimo valore simbolico» ha parlato il ministro Cartabia, secondo cui «ricostruire gli edifici» pubblici o di culto rappresenta in questo caso anche una via «per ricostruire anche le proprie vite e sentirsi parte della comunità», perché «attraverso il lavoro il tempo della detenzione si orienta verso l’obiettivo costituzionale della rieducazione e del reinserimento sociale». Per Legnini, invece, quello odierno è un accordo «denso di significato» che costituisce «una bella opportunità per i detenuti che ne hanno titolo: ora – ha affermato – si tratta di attuarlo con la stessa dedizione e sensibilità dimostrati finora». A parlare del protocollo come di «un passo importante sulla strada della responsabilità comune» è stato, invece, il cardinale Zuppi, secondo cui «dare ai detenuti la possibilità di lavorare è un modo per dare loro una prospettiva di futuro e un’alternativa valida per non tornare a delinquere una volta scontata la pena».

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