Appuntamento sabato 6 novembre alle 18 in piazza della Repubblica a Terni: ‘Voi nei palazzi, noi nelle piazze, liber* di essere, liber* di amare’, una ferma opposizione all’ordinanza antiprostituzione, ormai caso nazionale, e contro l’affossamento del Ddl Zan. Man mano che si avvicina la data crescono le adesioni delle parti politiche e associazioni territoriali. Partito democratico Terni, Movimento 5 stelle, la consigliera di Parità della Provincia di Terni e l’associazione Civiltà laica hanno voluto stigmatizzare la loro presenza in piazza: «Crediamo nell’uguaglianza, nel rispetto e nei diritti di chi si sente discriminato». Manifesta anche il coordinamento donne della Cgil.
Partito democratico Terni «Ci opponiamo con forza –scrivono i Dem di Terni – al clima abbrutente, machista e abilista che viene rappresentato dalle destre, alle manifestazioni di grottesco giubilo per l’affossamento del Ddl Zan che abbiamo dovuto subire nei giorni scorsi; all’immagine gretta che è stata data della città di Terni da chi dovrebbe guidarla con competenza e buon senso, che al contrario è riuscito solo a dare visibilità alle proprie mancanza addirittura sui canali nazionali. Lo sfruttamento della prostituzione non va combattuto sul piano morale a colpi di ordinanze che obbligano ad indossare più centimetri di stoffa per risultare meno ‘indecenti’, ma è un racket che va affrontato con strategie e politiche concrete, attraverso reti di supporto e investimenti, e, come dichiarato dall’Azione Cattolica, va fatto in maniera seria, perché il problema non sparisce 500 metri più in là». Questi sono i principali motivi per cui il Partito democratico di Terni e dell’Umbria aderisce convintamente alla manifestazione ‘Voi nei palazzi, noi nelle piazze, liber* di essere, liber* di amare’ indetta per sabato 6 novembre, «invitando tutti» a ritrovarsi alle 18 in piazza della Repubblica.
Tommaso Bori Anche il consigliere Regionale Pd Tommaso Bori annuncia l’adesione dei Dem alla manifestazione. «È molto grave –scrive Bori – trasformare la lotta alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione in una guerra contro le donne. C’è una comunità intera che sente il bisogno di riscattarsi e combattere contro il clima oscurantista ed ottuso che la Lega, e, in particolare, il Sindaco Latini, sta provando a gettare sulla città e sull’Umbria intera. È il momento di essere in piazza nuovamente, per riaffermare la bellezza e la ricchezza delle diversità e dei diritti, contro chi fa finta di contrastare la tratta e lo sfruttamento della prostituzione per poi innescare una guerra alle donne, tentando di moralizzarne i comportamenti, a partire dal loro abbigliamento. Tutto questo è lontano anni luce dalla cultura democratica, liberale e di progresso che ha visto la città di Terni sempre in prima linea».
Consigliera parità L’ufficio di consigliera di Parità della Provincia di Terni, composto da Maria Teresa Di Lernia ed Ivana Bouché, ha diffuso un comunicato redatto congiuntamente con la consigliera nazionale e con quella della Regione Umbria nel quale prendono posizione sull’ordinanza del Comune di Terni firmata dal sindaco. «Esprimiamo profondo dissenso per l’ordinanza del sindaco di Terni Latini e dispiacere per l’ennesima violazione della parità di genere. Tale ordinanza, ‘finalizzata al superamento del degrado del territorio e la vivibilità dei luoghi con contrasto al fenomeno della prostituzione’ vieta in alcune specifiche zone della città ‘di porre in essere comportamenti diretti in modo non equivoco consistenti nell’atteggiamento di richiamo, di invito, di saluto allusivo ovvero nel mantenere abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione’. Fatta salva la buona intenzione, evidenziamo una serie di aspetti discriminatori nei confronti delle donne. Primo fra tutti il non tener conto della drammaticità della condizione delle donne che si prostituiscono per strada, vittime spesso delle peggiori tratte, che andrebbero aiutate ad uscire dallo sfruttamento e dal degrado in cui sono costrette a vivere, in alcuni casi vera e propria schiavitù, e non essere perseguite con inutili multe. Poi il riferimento ad abbigliamento indecoroso o indecente costituisce uno dei peggiori stereotipi di genere che di fatto colpevolizza una donna in base al proprio aspetto, sottraendole libertà e assolvendo l’uomo per i propri comportamenti veicolando falsi giudizi di merito. Così come ancora avviene nelle aule dei tribunali, dove troppo spesso nelle cause di aggressione e stupro viene fatto continuo riferimento a come la donna si vesta, se abbia o meno avuto atteggiamenti ‘ammiccanti’ ecc., si ribadisce che valutare l’onorabilità di una donna è intollerabile e discriminante rispetto alle donne stesse, dividendole in brave donne e cattive donne. Infine il legare il decoro urbano ad abbigliamento delle prostitute e allo schiamazzo dei clienti è come dire che prostitute in abito elegante e clienti che lampeggiano in silenzio non risultino lesivi della rispettabilità di un quartiere e di una città. Nelle parole del sindaco leggiamo che qualsiasi ragazza o donna in minigonna o canottiera ‘può ingenerare in altri la convinzione di essere una prostituta’ in quanto mostra nudità. Riteniamo pertanto che l’ordinanza del sindaco di Terni sia lesiva della dignità di tutte le donne e ne chiediamo pertanto il ritiro. In veste di consigliere di Parità della Regione Umbria e della Provincia di Terni siamo dovute intervenire presso il sindaco del Comune di Terni per la rimozione dei contenuti discriminatori dell’ordinanza in questione e valuteremo le eventuali azioni successive al riguardo».
Il Movimento 5 stelle Anche il Movimento 5 stelle scenderà in piazza sabato: «Crediamo nell’uguaglianza, nel rispetto e nei diritti di chi si sente discriminato – si legge in una nota dei Pentastellati -. Scendiamo in piazza per difendere il diritto di tutte le persone a vivere in una società giusta e libera –scrivono i pentastellati in un comunicato stampa -. Come consiglieri comunali e regionali del Movimento 5 stelle abbiamo deciso di aderire alla manifestazione di sabato 6 novembre alle 18 in piazza della Repubblica. Lo facciamo convintamente perché non possiamo permettere che prevalgano i soliti giochi di palazzo della peggior politica capace solo di guardare ai propri interessi e mai alle istanze dei cittadini. Perchè siamo al fianco di coloro che vogliono diritti e libertà e siamo stufi di assistere impotenti alle discriminazioni che quotidianamente subiscono coloro che vengono etichettati come ‘diversi’. Scendiamo in piazza perchè crediamo nell’uguaglianza e nel rispetto. Perchè abbiamo provato schifo e vergogna di fronte alle scene di becera esultanza da stadio in Senato quando è stato affossato il Ddl Zan. Perchè proviamo, in fondo, compassione per chi si sente gratificato dalla propria cattiveria e mancanza di empatia. Perchè crediamo che in politica non ci debba essere spazio per discriminazione, odio e violenza. Saremo in piazza anche per ribadire la nostra indignazione per la recente ordinanza anti-prostituzione del sindaco di Terni che ha sortito come unico effetto quello di mettere Terni alla berlina nazionale. Non certo a causa di strumentalizzazioni o fake news come la propaganda leghista vuol far credere. Ma perchè un’ordinanza che riduce il dramma delle schiave del sesso ad una mera questione di decoro è l’emblema di una classe politica che cerca di confinare una questione seria e urgente fuori da un reticolo limitato di vie cittadine. Che pensa a colpisce le vittime delle prostituzione prima ancora che gli sfruttatori. Niente altro che una ridondante ripetizione di un provvedimento già emesso e già risultato inefficace. Scendiamo in piazza per i diritti di chi si sente discriminato e perchè siamo stufi dell’assenza di politiche serie su questo territorio. Le risse, gli accoltellamenti, le morti per droga sono solo l’inevitabile e drammatica dimostrazione dell’incapacità di trattare temi come decoro e sicurezza quando non si tratta di usarli come manganello da campagna elettorale».
Civiltà laica La preoccupazione espressa da Civiltà laica per la città e per il Paese: «Anche noi scenderemo in piazza della Repubblica sabato 6 novembre alle 18 –scrive il presidente dell’associazione Alessandro Chiometti -. Lo faremo perché non si può rimanere a guardare mentre il nostro Paese e la nostra città soccombono sotto il peso del maschilismo, del patriarcato e di una politica che banchetta sulla pelle delle persone a cui ha negato la libertà di essere e di amare, sdoganando l’uso della violenza omofoba e del linguaggio discriminatorio. Lo faremo perché siamo ben oltre l’indignazione per l’ordinanza del Sindaco in materia di ‘contrasto al fenomeno della prostituzione’, che di fatto costituisce un’offesa all’intelligenza di chi ha minime capacità di comprensione di un testo, non trattando in alcun modo il tema della tratta, dello sfruttamento, dell’abuso: tutto ciò può continuare ad esistere, purché lontano dagli occhi dei passanti. Un’ordinanza priva di ogni umana considerazione, che getta nell’invisibilità le donne non sono considerate ‘per bene’, le stesse che devono essere punite, e tenta di riaffermare una cultura patriarcale tanto cara alla giunta ternana. Il Sindaco ha scelto di non farsi domande, ha scelto di non ascoltare, ma solo di difendersi dietro allo scudo di altre città che hanno assunto le stesse ordinanze a firma di Sindaci non necessariamente leghisti. A noi questo non importa, perché scendiamo in Piazza contro chiunque assuma atteggiamenti sessisti, omofobi, maschilisti, discriminatori, contro chiunque faccia mediazione politica mettendo in gioco le vite delle persone. Perciò lo facciamo anche per esprimere allo stesso modo la nostra rabbia per il post sessista pubblicato dal Presidente della Provincia Giampiero Lattanzi – senza condividere le giustificazioni messe in campo da più parti – e verso chiunque abbia votato l’atto avente per oggetto l’istituzione di corridoi umanitari per i profughi e le profughe afgane in cui è stato tolto ogni riferimento alla comunità Lgbtq, che tanto urta la sensibilità di questa giunta e trova l’accordo anche di esponenti del centro sinistra. Il limite è stato superato: pretendiamo, come cittadini e cittadine che dedicano ogni giorno della propria vita a costruire un mondo in cui i diritti umani non siano merce di scambio, che siano chiuse le porte della rappresentanza istituzionale al patriarcato, alla misoginia, al sessismo, alla discriminazione. Non meritiamo tutto questo».

