Imbarcazioni sul Reno a Colonia

di Antioco Fois

Volare da Perugia a Dusseldorf è più facile che pronunciare uno dei nomi dei centri abitati che circondano Weeze, nuova meta Ryanair dall’Umbria. Basta meno di un’ora e mezza per ritrovarsi nell’aeroporto tedesco, porta d’accesso del Nord Europa, tra la Renania-Vestfalia e l’Olanda del sud, non lontano dal Belgio, a pochi passi da Colonia, Essen, Duisburg, Dortmund, Bonn e Acquisgrana. Uno scalo che in dieci anni di attività è arrivato a gestire due milioni di passeggeri l’anno, ai quali dal primo luglio si sono aggiunti quelli da e verso Perugia col nuovo volo della compagnia low cost, attivo per tutta l’estate il martedì e sabato e prenotabile a partire da circa 23 euro a passeggero. Perugia e Weeze si sono presentate, in occasione del volo inaugurale con un doppio tour in parallelo di tre giorni, riservato ai giornalisti delle due regioni (quelli umbri accompagnati dai delegati di Sase e Sviluppumbria), che hanno visitato le rispettive mete offerte della nuova tratta.

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La partenza Al San Francesco d’Assisi di Sant’Egidio il primo volo parte alle 9.20. Una settantina di passeggeri per il volo inaugurale, tra turisti e uomini d’affari, che bagaglio a mano e ventiquattr’ore al seguito (Ryanair è diventata più permissiva in termini di dimensione del carry-on e permette anche una seconda borsa a bordo) tra cui alcuni manager marchigiani, che hanno preferito Perugia ad Ancona come location di partenza. «C’è il sole e un bellissimo cielo azzurro» è il buongiorno di Marta, assistente di volo i cui colleghi scherzano: «Non sarebbe male se l’aereo si guastasse e scendessimo qua per un po’…».

Lo scalo L’aeroporto di Weeze, attivo da appena un decennio, è un piccolo museo di archeologia industriale. L’intelaiatura di travi d’acciaio, rivettate con le tecniche costruttive di oltre un secolo fa, che fa da struttura portante del terminal era lo scheletro di una base di u-boot tedeschi nella prima guerra mondiale e in piena guerra fredda era utilizzato come hangar dalla Raf, l’aviazione militare britannica. Dell’impiego bellico la struttura conserva il tetto dipinto di verde, per essere meno visibile agli aerei nemici, caratteristica che contraddistingue gli altri comparti che circondano l’hangar, tutti in chiaro stile militare. Nel ballottaggio per la riqualificazione, per il progetto dello scalo aereo ha prevalso sull’ipotesi di mercato dei fiori e dalla fondazione è stata un’escalation che ha portato l’ex base militare a diventare un importante scalo civile.

L’Olanda a un passo Siamo a 50 km da Düsseldorf e a 33 km da Nijmegen o più semplicemente Nimega, nei Paesi Bassi (e a 160 da Amsterdam, per chi volesse raggiungerla in treno). È qua, nel centro che rivendica il conteso primato di città olandese più antica, che inizia il tour alla scoperta delle mete correlate alla nuova tratta da Perugia. Nimega è una piccola cittadina, gradevole e caratteristica, che ha fatto tesoro di quanto la storia le ha lasciato. Dagli sporadici resti dell’epoca romana, quand’era una legione di 10mila soldati, alla residenza costruita dal Barbarossa, fino alla cappella dalla pianta a croce greca che Ottone II ha dedicato alla futura sposa Teofano. Prova della primogenitura di Nimega una pietra lavorata che riporta iscrizioni romane, utilizzata in copia come base per un obelisco in pieno centro cittadino, che consentirebbe di datare la fondazione del centro abitato a duemila anni fa. Il belvedere da una ex torre di avvistamento – siamo a 60 metri sul livello del mare, una montagna per gli olandesi – si apre la vista sulla Waal e Mosa fiumi che attraversano il territorio, al centro di un episodio cruciale della Seconda guerra mondiale, quando gli Alleati della 82 divisione Airborne cercarono di conquistare con 30mila paracadutisti una serie di ponti per il passaggio delle divisioni corazzate verso la Germania. L’operazione Garden market non riuscì per la mancata presa dell’ultimo ponte. L’episodio diventato la sceneggiatura del film “A bridge too far” (Quell’ultimo ponte), interpretato da un cast stellare, è riportato nel percorso Liberation route ricreato dagli enti turistici della zona.

Pub della mano blu Oltre al centro storico con le casette dal tetto acuminato, molto caratteristiche, da segnalare alcuni luoghi particolari della cittadina di 160 mila abitanti, come il Pub della mano blu, birreria adiacente ad una ex tintoria di stoffe, un tempo frequentata dagli operai che lasciavano sui boccali l’impronta delle mani ancora macchiate di indaco. Tra gli svaghi anche un casinò, ma per chi non ama il brivido del gioco e punta a una serata più easy c’è il festival De Kaaij, appuntamento dallo spirito multiculturale e dal retrogusto gitano sul lungofiume. Dove si può sedere su letti a baldacchino e mobili da rigattiere e godersi il tramonto che in questa stagione non arriva prima delle 10 e mezza di sera, accompagnando la serata con lo street food o con ostriche e spumante al suono della fisarmonica di un marinaretto che si improvvisa amante del bel canto in italiano.

Arcen La visita continua in Olanda, tra piccoli centri e filari di rose. Arcen, sulle rive del Mosa, merita una visita per il castello di metà ‘800, dal quale si estendono 25 ettari di giardino. Giardino nell’accezione olandese del termine, con fontane, animali e una varietà sterminata di piante. Quattrocento tipi solo di rose e riproduzioni di giardini di tutto il mondo, dai più esotici alle forme geometriche dello stile italiano. Tutt’intorno percorsi pianeggianti perfetti per passeggiate ed escursioni in bicicletta.

Venlo Basta una manciata di minuti di macchina per arrivare a Venlo, nel Limburg, piccola cittadina – neanche a dirlo – tutta in pianura, con un bel palazzo municipale. In cima alla lista delle attrazioni il museo di storia naturale in cemento armato e acciaio, allestito lungo una direttrice ferroviaria, che ai ritrovamenti archeologici unisce le riproduzioni animate dei dinosauri. Esemplare l’allestimento, di precisione nordica, si propone come luogo ideale per i bambini per l’aspetto didattico e per il simpatico Dino experience rappresentato dai giganteschi rettili e da spazi dedicati ai più piccoli, come una piccola sezione di scavi paleontologici dove i bimbi possono giocare con paletta e pennellino, rimuovendo la sabbia e riportando alla luce riproduzioni di ossa di dinosauro. Una breve sosta per pranzo fa da vetrina ai prodotti tipici della zona, tra piatti compositi e zuppe, servite anche in tris di bicchieri, da mangiare col pane nero di segale.

Düsseldoorf Il tour riprende la via della Germania, con una sosta a Düsseldorf, centro di 600 mila abitanti. Culla del Romanticismo tra parchi, lungofiume e vie commerciali. Una cittadina ricca, con un’amministrazione comunale libera da oltre sei anni da debiti (nel bel palazzo municipale un display indica quanto tempo è trascorso dall’estinzione del debito cittadino) e buone doti d’accoglienza. Il ponte tra Perugia e la cittadina sul Reno è l’arte. Più precisamente Beyus, artista eclettico di Düsseldorf di cui il capoluogo umbro conserva a Palazzo della Penna alcune lavagne compilate nel corso delle sue lezioni. L’offerta artistica è concentrata nella Quadriennale, che raccoglie un’esposizione di arte moderna di artisti, per dirne uno, della statura di Klee. Devastata dai bombardamenti dell’ultima guerra e completamente ricostruita, la città offre opportunità di svago come lo shopping lungo la celebre Königsallee – la via Montenapoleone tedesca – o il tour dei locali nell’Altstadt, il centro storico che conta 260 birrerie.

Mangiare e bere Dopo una cena a base delle specialità culinarie, dove regna la carne, anche nelle sue espressioni “povere”, come il sanguinaccio e lo stinco di maiale arrosto, non può mancare un giro per le birrerie del centro storico – messe in fila formano “il bar più lungo del mondo” – o una sosta sulla chiatte nel lungofiume, trasformate in locali dove mangiare pesce e bere ottima birra. Per gli amanti del genere è necessaria una nota tecnica: quando leggete sulle insegne dei bar “brauhouse” – letteralmente casa della birra – significa che la mescita comprende anche la birra artigianale di ciascun locale. Se ne vedono a ogni angolo di strada, impossibile provarle tutte, vista la grande varietà, ma qualche degustazione non può mancare.

Colonia Il terzo giorno la protagonista è Colonia, che col suo milione di abitanti è capitale culturale ed economica della Renania. Dopo un’ora e mezza di treno si scende a Hauptbahnhof. Un passo fuori dalla stazione centrale e si viene sovrastati dalla mole vertiginosa del Duomo, cattedrale gotica che si arrampica nella vertigine delle sue geometrie acuminate fino ai 157 metri delle due torri. Costruita in sei secoli di cantiere e ultimata in soli 40 anni di zelo prussiano nella seconda metà dell’800, la cattedrale custodisce le spoglie dei Re Magi, tradotte da Federico Barbarossa. Patria germanica del carnevale, Colonia è caratterizzata dall’accoglienza degli abitanti, che rifiutano il cliché del tedesco freddo e preciso per definirsi “i pugliesi della Germania” (parole di Sylvia, che ha guidato la visita in città). La similitudine con Perugia passa attraverso i climi tropicali dove cresce la pianta del cacao, che Colonia ha fatto monumento nel museo del cioccolato lungo il Reno. Le tipicità, oltre all’acqua di Colonia che col suo numero 4711 richiama l’attenzione dalle insegne delle profumerie, si scoprono quando arriva l’ora di pranzo. A tavola aspettatevi ancora la carne, dal maiale affumicato alle salsicce, da accompagnare all’ottima senape piccante e ovviamente alla birra, servita bicchiere a bicchiere per mantenere la temperatura ottimale. Anche di Colonia rimane in piedi un decimo degli edifici precedenti all’ultima Guerra, ma la ricostruzione non ha tolto il fascino della città del Nord, tagliata da quell’autostrada fluviale che è il Reno, percorsa da gigantesche chiatte che arrancano nella corrente.

La città sacra La visita si ridirige verso l’aeroporto di Weeze, dove a un quarto d’ora di macchina c’è la città sacra della Germania. Kevelaer, paese dall’atmosfera pacata interessato ogni anno dal transito di oltre un milione di pellegrini. Vocazione turistica che ha già destato interesse per intessere un rapporto con Assisi. La connotazione religiosa deriva dall’immagine della Vergine, custodita in una cappella al centro del paese, che riproduce la Madonna di Lussemburgo, considerata dai fedeli un’effige miracolosa. Di fronte al piccolo santuario spicca la basilica di Santa Maria, con la torre alta 90 metri, terminata alla fine dell’800. Tra i punti a favore della cittadina ricorre ancora la buona tavola. Da segnalare l’Alt-derp e la sua dry aged beef, la carne trattata con un sistema di frollatura con tempi lunghi a basse temperature, che la rendono tenera e succosa. Ottimo il filetto che, per quanto saporito, non ha bisogno nemmeno del sale. Da provare.

Il ritorno Al rientro a Perugia rimane il ricordo della gente ospitale, di un territorio che valorizza le proprie bellezze e si offre con la sincerità dei luoghi che non sono ancora meta di turismo di massa. Una vacanza non convenzionale, da consigliare per la facilità di collegamento col nuovo volo Ryanair. In parallelo, lo stesso giorno, sono rientrati i giornalisti tedeschi e belgi che hanno visitato l’Umbria. L’itinerario organizzato dall’incoming regionale ha toccato Perugia, con la mostra di Steve McCurry, il centro benessere di Brufa, il Trasimeno, Orvieto, la cascata delle Marmore. Una visita riuscita, che ha sancito la nuova tratta di scambio turistico tra l’Umbria e quell’insieme di regioni cariche di storia e tradizione attorno a Düsseldorf.

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