di M.Troc
L’assemblea generale (della Cei) dei vescovi italiani che si è tenuta ad Assisi (per la sua 67esima edizione dal 10 al 13 novembre) si è conclusa co un messaggio diretto a tutti i sacerdoti e con la condivisione dei pastori dell’esigenza di cambiamento verso un ministero missionario. Insomma il segno di Papa Francesco, la sua volontà di una chiesa povera per i poveri, la cornice di Assisi, hanno accompagnato la matita di chi sta disegnando la chiesa del futuro, a partire dai vescovi coordinati per l’appuntamento dal presidente Angelo Bagnasco.
Il messaggio del Papa Il senso di responsabilità, la sapienza nell’interpretare la situazione odierna e il convergere nell’impegno per una riforma della Chiesa: sono stati i tratti che hanno accomunato gli interventi dei vescovi attorno al tema centrale della 67ª Assemblea Generale – si legge nella nota finale -, dedicata alla vita e alla formazione permanente dei presbiteri. Le richieste di poter prendere la parola hanno ampiamente superato il tempo a disposizione, che ha registrato innanzitutto la gratitudine dei Pastori per la generosa e quotidiana testimonianza offerta dai sacerdoti, pronti – secondo le parole del Messaggio scritto dal Papa per questa assise – a «spendere la vita tra la gente delle nostre parrocchie, educare i ragazzi, accompagnare le famiglie, visitare i malati a casa e all’ospedale, farsi carico dei poveri…»; ministri «liberi dalle cose e da se stessi», che «rammentano a tutti che abbassarsi senza nulla trattenere è la via per quell’altezza che il Vangelo chiama carità; e che la gioia più vera si gusta nella fraternità vissuta».
Meno sacerdoti e meno omogeneità Alla riconoscenza – espressa in una lettera rivolta a tutti i sacerdoti a conclusione dei lavori (leggere in basso all’articolo) – si è accompagnata la consapevolezza della irrinunciabilità di un percorso di riflessione e di confronto collegiale con il quale “ravvivare il dono di Dio”, ricevuto per l’imposizione delle mani. Tale necessità è accelerata dalle trasformazioni in corso, che – è stato evidenziato – non vanno cercate solo all’esterno della Chiesa; fanno registrare una contrazione numerica del clero e, soprattutto, il venir meno dell’omogeneità della cultura religiosa dei candidati, sulla quale fino ad un recente passato poteva innestarsi la formazione al presbiterato. Allo stesso modo, alcune difficoltà emergono anche sotto forma di una crisi del sapere proprio del ministero.
No clericali, nè funzionari Nel Messaggio citato – ancora la nota – il Papa ricorda l’importanza di evitare sia la figura di «preti clericali, il cui comportamento rischia di allontanare la gente dal Signore», sia di «preti funzionari che, mentre svolgono un ruolo, cercano lontano da Lui la propria consolazione». A loro volta, i Pastori delle Chiese che sono in Italia hanno chiesto che il Seminario sia itinerario di vera e propria iniziazione, durante il quale le esperienze pastorali non devono relegare il secondo piano la vita comunitaria e in cui il discernimento per l’ammissione agli ordini sacri sappia verificare le attitudini alla fraternità presbiterale e all’obbedienza ecclesiale: sono esigenze dettate non da criteri organizzativi o funzionali, ma dal legame sacramentale che costituisce sacerdoti e vescovo in un corpo solo.
Trattenere solo l’essenziale «Solo chi tiene fisso lo sguardo in ciò che è davvero essenziale – per usare ancora le parole di Papa Francesco, come riportato dalla nota – può rinnovare il proprio sì al dono ricevuto e, nelle diverse stagioni della vita, non smettere di fare dono di sé; solo chi si lascia conformare al Buon Pastore trova unità, pace e forza nell’obbedienza del servizio; solo chi respira nell’orizzonte della fraternità presbiterale esce dalla contraffazione di una coscienza che si pretende epicentro di tutto, unica misura del proprio sentire e delle proprie azioni».
In questa luce, l’Assemblea ha auspicato una ridefinizione dei compiti del presbitero e delle priorità da affidare al suo ministero, nonché l’importanza di individuare forme che lo aiutino a sentirsi meno oberato dal peso della gestione amministrativa. Infine – ancora la nota -, se nella buona come nella cattiva sorte il presbiterio è la famiglia del sacerdote, si avverte l’importanza che anche quanti si sono resi colpevoli di delitti possano non sentirsi abbandonati a se stessi.
Conferenze episcopali regionali Alla Segreteria Generale si chiede di individuare le forme per un servizio “leggero” in ordine alla formazione presbiterale. Il lavoro di riflessione e di confronto sulla formazione permanente continuerà nelle Conferenze Episcopali Regionali. Sarà uno dei prossimi Consigli Permanente a raccogliere e valorizzare i diversi contributi in vita di un successivo passaggio assembleare.
Medio Oriente, la prossimità della Chiesa italiana «Un’ingiustizia che sa di genocidio e che raggiunge l’abiezione di crimine contro l’umanità, una sconfitta non di una parte, ma dell’intera civiltà». Le parole della prolusione del Cardinale Bagnasco hanno dato voce alla motivata preoccupazione per la situazione in cui, in diverse parti del mondo, versano i cristiani e, più in generale, le minoranze religiose. Nel restituire ai Vescovi della Conferenza le impressioni del viaggio compiuto dalla Presidenza su invito del Patriarca Latino di Gerusalemme nei giorni 2-4 novembre in Terrasanta, il Card. Bagnasco ha manifestato lo sconcerto davanti al «pervicace progetto di eliminare la presenza cristiana». Ha, quindi, portato le richieste delle comunità perseguitate, che si attendono la solidarietà delle altre Chiese, il ricordo e il sostegno della preghiera, l’impegno a far sì che la comunità internazionale affronti, “in modo equo e definitivo”, i gravi problemi che causano migliaia di vittime e di sofferenze.
La testimonianza In questo contesto è stato accolto – continua la nota – con attenzione e partecipazione l’intervento offerto in Assemblea da Mons. Bashar Warda, Arcivescovo caldeo di Arbil. Introdotto da Mons. Nunzio Galantino, che nello scorso mese di ottobre proprio nella capitale del Kurdistan iracheno aveva guidato una piccola delegazione della Cei, Mons. Warda ha portato la testimonianza di una Chiesa che, dall’inizio di agosto, ha aperto tutte le chiese, gli oratori e le scuole per accogliere circa 125mila profughi – cristiani e yazidi – in fuga dalla violenza dei terroristi dell’autoproclamato Stato islamico. Gli aiuti di tante organizzazioni e di benefattori privati, copiosi nei primi due mesi della tragedia – ha spiegato – sono progressivamente diminuiti, fino a esaurirsi. Di qui l’appello ad aderire a un programma di solidarietà che nell’immediato assicuri il sostentamento minimo, la costruzione di scuole e di luoghi di alloggio, alternativi alla precarietà delle tende. “La Chiesa – ha concluso Mons. Warda – è diventata l’unico rifugio per i profughi: cerchiamo di migliorare il nostro aiuto verso di loro, affinché non si sentano allo stesso tempo perseguitati e dimenticati”.
Anno della vita consacrata e Convegno di Firenze Due distinte comunicazioni hanno riguardato l’aggiornamento circa la preparazione al 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015) e l’Anno della vita consacrata (30 novembre 2014 – 2 febbraio 2016).
Quest’ultimo, voluto da Papa Francesco, è stato pensato nel contesto dei cinquant’anni al Concilio Vaticano II e, più in particolare, del Decreto Perfectae caritatis. Vuol essere occasione nelle diverse Chiese per una memoria grata e per aiutare i consacrati a vivere il presente con rinnovata disponibilità ad assumere i propri impegni con la gioia che segna una esistenza evangelica, fraterna e missionaria. Ad un anno dalla sua celebrazione, in Assemblea è stata presentata la Traccia di preparazione al Convegno di Firenze.
Giornata Mondiale della Gioventù e ostensione della Sindone Nel corso dei lavori sono state presentate informazioni relative a due iniziative specifiche: la prossima Giornata Mondiale della Gioventù (Cracovia, 26 – 31 luglio 2016) e l’ostensione della Sindone (Torino, 19 – 24 giugno 2015).Circa la prima, la volontà condivisa in Assemblea è quella di fare della Gmg un volano della pastorale, con l’attenzione a non considerarla come un evento a se stante, bensì all’interno di un progetto organico che lo colleghi al cammino ordinario nelle parrocchie e nelle diocesi. La condizione di tale circolarità è individuata nella realizzazione di un itinerario, ritmato sulla necessaria preparazione, quindi sulla partecipazione all’incontro della Chiesa universale e, infine, sulla continuità da assicurargli al rientro.
Giovani I giovani – accanto ai sofferenti – saranno i primi destinatari anche in occasione dell’ostensione della Sindone nel Duomo di Torino, iniziativa in collegamento con il secondo centenario della nascita di San Giovanni Bosco. Per l’occasione Papa Francesco si farà pellegrino nella città della Mole il prossimo 21 giugno: la visita sarà preparata e vissuta con una tre giorni dedicata proprio ai giovani. Per informazioni: www.sindone.org. Sono, infine, state esaminate e votate alcune proposte di modifica delle Disposizioni concernenti la concessione di contributi finanziari della Conferenza Episcopale Italiana per i beni culturali ecclesiastici e per l’edilizia di culto.
Nomine Nel corso dei lavori, l’assemblea Generale ha eletto Vice Presidente della CEI per l’area Centro: S.E. Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole, Presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute: S.E. Mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento. Il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 12 novembre, ha provveduto alle seguenti nomine:
– Membro della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute: S.E. Mons. Vincenzo Pisanello, Vescovo di Oria;
– Membro della Presidenza di Caritas Italiana: S.E. Mons. Luigi Antonio Cantafora, Vescovo di Lamezia Terme;
– Presidente del Consiglio nazionale dell’Associazione Pax Christi: S.E. Mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo-Vescovo di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti;
– Coordinatore Nazionale della pastorale per gli immigrati ungheresi: Mons. László Németh (Esztergom-Budapest);
– Coordinatore Nazionale della pastorale per gli immigrati srilankesi: Mons. Joe Neville Perera (Colombo).
La lettera a tutti i preti
Carissimi presbiteri delle Chiese d’Italia,
vogliamo chiudere la nostra Assemblea Generale con un messaggio di saluto per voi tutti. È per dirvi grazie e per condividere parole di augurio e propositi di impegno. Ci rivolgiamo a tutti: preti diocesani e religiosi, preti di ogni età, preti italiani e originari di altri paesi presenti nelle nostre Chiese. Un saluto particolarmente affettuoso e un segno di speciale attenzione vogliamo che giunga ai preti che sono malati e anziani e ai preti che attraversano momenti di particolare tribolazione.
L’Assemblea Generale dei Vescovi italiani ha affrontato come tema principale quello della vita e della formazione permanente del clero. Ci siamo confrontati sui diversi aspetti del tema con tale interesse e coinvolgimento che il tempo non è bastato per ascoltare tutti coloro che desideravano intervenire. È un segno di quanto ci stiano a cuore la vita e il ministero dei presbiteri e di quanto siamo determinati a porre mano all’impresa di ripensare la formazione permanente fino a farne un capitolo di quella riforma della Chiesa che Papa Francesco richiama con insistenza e che non si può fare senza un nostro rinnovamento.
In questo tempo la missione della Chiesa e la vita delle comunità cristiane devono affrontare delle sfide che per molti aspetti ricadono sui preti, ne rendono particolarmente gravoso il ministero: quanta ammirazione e gratitudine vi dobbiamo per quello che fate! Ma insieme dobbiamo prenderci cura del ministero del prete perché le fatiche e le prove non spengano la gioia, non stanchino lo slancio missionario, non offuschino la lucidità del discernimento, non impediscano l’intensità della preghiera e la disponibilità a quell’incontro con le persone che arricchisce tutti, consola, rende sapienti, se è vissuto secondo lo Spirito di Dio. Insieme! La formazione dei ministri ordinati e la riforma della loro vita sono il compito di tutta la comunità cristiana, sono responsabilità del vescovo e di tutto il presbiterio. Insieme! Il cammino che ci aspetta non può che essere compiuto insieme, in un presbiterio che diventa luogo di paternità e fraternità, di discernimento e di accompagnamento. Siamo infatti persuasi che il fattore determinante del rinnovamento della vita del clero è l’assunzione dell’appartenenza al presbiterio come determinazione essenziale della nostra identità sacerdotale. Insieme, in quella comunione che il sacramento costituisce tra noi, vogliamo intravedere e percorrere i sentieri che lo Spirito di Dio ci suggerisce per essere pastori secondo il cuore di Cristo.
L’amore di Cristo per noi e di noi per il Signore e la sua Chiesa, è il principio della nostra vocazione e ci riempie di trepidazione nel nostro ministero: noi, vescovi e preti, portiamo volentieri il peso del nostro servizio, ma sentiamo anche il timore di diventare un peso per le nostre comunità a motivo delle nostre inadeguatezze e dei nostri peccati. L’amore, cioè il desiderio di servire sempre meglio il Signore che ci ha chiamati e le persone che amiamo, ci convince ad essere umili, attenti e disponibili per la conversione. Nessuna proposta formativa e nessuna forma di accompagnamento possono produrre un qualche frutto se non cresce in noi la persuasione di aver bisogno di essere aiutati, corretti, istruiti, formati.
Invochiamo per tutti la benedizione del Signore, perché in ogni giorno della nostra vita, tutta vissuta in questo ministero che continua a suscitare in noi stupore e trepidazione per la nostra inadeguatezza, risplenda la gloria di Dio: nella gioia invincibile della qualità cristiana della vita, nella intensità di una fraternità praticata e riconoscibile, nella condivisione del vissuto della nostra gente che ci vuole bene, ci aiuta, molto ci dona e molto si aspetta da noi. E possano la nostra gioia e il nostro cammino di santificazione convincere molti che vale la pena di servire il Signore facendo il prete oggi nelle nostre Chiese.
Con l’augurio più affettuoso, la perseverante preghiera reciproca, il saluto più cordiale.
i vescovi italiani
