La crisi del sistema dell’informazione in Umbria non può essere soltanto un problema dei lavoratori di questo settore, giornalisti e non, che pure pagano il prezzo più grande in termini di perdita di posti di lavoro, di erosione di quote di salario e di precarietà dilagante. C’è infatti una grande questione di democrazia e partecipazione consapevole della cittadinanza, di conoscenza dei fenomeni economici e delle loro conseguenze concrete, ad esempio rispetto al grande tema del lavoro che manca, della povertà che cresce e del welfare che perde pezzi. Serve un’informazione locale forte, plurale e di qualità per contrastare il declino dei meccanismi di partecipazione, in favore di una sempre più marcata tendenza al liderismo e al decisionismo. Perché è sul territorio che sempre di più si giocheranno le partite decisive. Da questa convinzione è nata l’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria che martedì hanno chiamato a raccolta presso il Centro di formazione per il giornalismo radiotelevisivo di Ponte Felcino (Perugia), gli operatori e i rappresentanti del mondo dell’informazione umbra, per ascoltare dalla loro viva voce le criticità, le prospettive e le proposte per un rilancio del settore.
Conticelli E’ stato Ulderico Sbarra a dare il via ai lavori con un lungo intervento in cui ha sollecitato molte risposte ai presenti. A seguire Roberto Conticelli, il caporedattore del La Nazione Umbria, ha parlato a nome dell’Ordine regionale dell’Umbria e ha centrato larga parte del suo intervento sulla «troppa sperequazione che esiste tra tutelati e non tutelati». «Molto spesso – ha detto – sono in difficoltà quando devo chiedere i pezzi ai colleghi che prendono così poco». Conticelli ha poi stigmatizzato il comportamento del governo che invece di pensare al lavoro dei giornalisti, pensa a fare la legge sulle intercettazioni, mettendo leggi troppo capillari per non fare espletare fino in fondo al giornalista il suo mestiere».
Cicci La presidente dell’associazione stampa Umbra Marta Cicci poi ha parlato della «grossa crisi che c’è stata negli ultimi anni» e del fatto che «prima almeno c’erano gli editori legati al territorio, ora neanche quello. E queste forze nuove che arrivano da fuori regione si allontanano dai temi prettamente umbri». Sarebbe importante, ha detto Cicci a conclusione,«che tutti i sindacati uniti facciano una vertenza sull’editoria».
Mossuto Ha parlato di «necessità di una riforma strutturale del sistema» e di «regole certe e non antiquate, che siano al passo coi nuovi modelli di informazione» ha parlato il direttore del Corriere dell’Umbria Anna Mossuto. Il caporedattore umbro del Mesaggero Marco Brunacci ha inoltre sostenuto che serve «una rivoluzione in questo settore. Abbiamo buttato tutto sopra al sindacato e chiesto allo Stato di essere la soluzione. Ma non può essere così, così abbiamo ottenuto solo sussistenza in cambio di quote di libertà».
Porfiri A seguire ha preso la parola Francesca Marruco, rasppresentante per l’Umbria alla Commissione nazionale lavoro autonomo, che, sollecitata da una domanda di Vincenzo Sgalla, ha spiegato come la «precarietà inaccettabile che caratterizza le situazioni di molti, troppi colleghi, oltre a rendere loro la vita molto più difficile, influisce negativamente anche sulla qualità del loro lavoro perché costretti ad avere tante collaborazioni per arrivare alla fine del mese». Il tema dell’inromazione online è stato poi toccato dal direttore di Umbria 24, Ivano Porfiri, che ha lamentato «l’assenza di una visione imprenditoriale lungimirante che permetta alle testate umbre non solo di piangersi addosso ma di essere rilanciate».
Piattaforma «Abbiamo voluto prima di tutto ascoltare la voce degli addetti ai lavori – hanno spiegato al termine dell’iniziativa i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini – per avere una base di idee e proposte sulla quale costruire ora, sempre in collaborazione con i rappresentanti dei giornalisti e delle testate locali, una piattaforma, molto snella e concreta, sulla quale allargare il confronto a quei soggetti che oggi sono stati più volte chiamati in causa, ovvero l’imprenditoria locale, che in questo settore ha abdicato a giocare un ruolo che invece sarebbe fondamentale, e naturalmente le istituzioni pubbliche, in primo luogo la Regione, che non possono restare ad osservare mentre la quasi totalità delle aziende editoriali umbre sono in crisi profonda o profondissima».
