di Iv. Por.

L’Umbria è tra le regioni che più si sono affidate all’app di tracciamento Immuni. Dai dati finalmente resi pubblici in formato open dal ministero della Salute fino al dettaglio regionale, emerge come finora i download siano stati 113.364 ovvero ce l’abbia sul suo smartphone il 14,9% degli umbri dai 14 anni in su. Meglio fanno solo Abruzzo, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna ma il divario è piccolo: l’Abruzzo ha la percentuale più alta col 15,9%. E la media nazionale è del 12,5%.

Positivi e notifiche Passando all’utilità di Immuni, le prime sei notifiche a contatti di positivi sono partite la settimana dopo Ferragosto ma una vera e propria accelerazione c’è stata quando il contagio ha iniziato ad accelerare cioè a ottobre. Nella settimana del 5 ottobre sono stati caricati i primi 7 utenti positivi in Umbria, che hanno portato a 96 notifiche di contatti. Altri 7 con altre 96 notifiche la settimana del 19 ottobre. In totale, finora la app ha rilevato 14 positivi e inviato 342 notifiche. Numeri piccoli, per carità, rispetto ai 10.947 casi complessivi della regione ma pur sempre qualcosa.

Dati nazionali A livello italiano, finora i download sono stati oltre 9,5 milioni con 2.192 utenti che si sono dichiarati positivi caricando quindi il proprio codice e facendo in modo che fossero inviate notifiche ad altri 58.519 utenti. Immuni, infatti, avverte gli utenti che sono stati a stretto contatto con una persona risultata poi positiva inviando loro un messaggio di allerta che include una serie di consigli su come affrontare la situazione.

 Va ricordato che Immuni sfrutta la tecnologia Bluetooth Low Energy e non utilizza dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del Gps.

Esempio Ecco un esempio semplificato di come funziona il sistema di contact tracing di Immuni preso direttamente dalle Faq di Immuni. Consideriamo Alice e Marco, due ipotetici utenti. Quando è installata sui loro smartphone, Immuni emette un segnale Bluetooth che include un codice casuale. Quando Alice si avvicina a Marco, i loro smartphone si scambiano questi codici e li registrano nella propria memoria, tenendo così traccia di quel contatto. Registrano anche quanto è durato il contatto e la potenza del segnale ricevuto, indicatore approssimativo della distanza tra i due smartphone.

I codici sono generati casualmente e non contengono alcuna informazione sul dispositivo o l’utente. Inoltre, cambiano diverse volte ogni ora, in modo da proteggere ulteriormente la privacy. Non è in alcun modo possibile risalire all’identità dell’utente a partire dai suoi codici casuali.

Supponiamo che, successivamente, Marco risulti positivo al Covid-19. Con l’aiuto dell’operatore sanitario che gli ha comunicato l’esito del test, Marco potrà segnalare la sua positività a Immuni, condividendo i suoi codici casuali e allertando le persone con cui è stato a stretto contatto.

Immuni scarica periodicamente i codici casuali condivisi dagli utenti che sono risultati positivi al virus. Così facendo può controllare se c’è una corrispondenza tra questi codici e quelli registrati nei giorni precedenti. Nel caso del nostro esempio, l’app di Alice troverà il codice casuale di Marco, verificherà se la durata e la distanza del contatto siano state tali da poterlo considerare a rischio e, se questo è il caso, avvertirà Alice.

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