L'ospedale di Branca

di Daniele Bovi

Uno step intermedio in attesa di capire come evolverà la pandemia. Oltre al tema dei rifiuti l’altro dossier chiave al centro della seduta della giunta regionale di mercoledì è stato quello della gestione della rete ospedaliera e dei servizi. Come annunciato nelle scorse ore, Palazzo Donini ha dato l’ok all’allestimento di 30 posti letto ulteriori negli ospedali di Gubbio-Branca e al Santa Maria della misericordia di Perugia; in particolare 14 arriveranno a Branca e gli altri 16 al Santa Maria. In tutti i casi si tratta di letti di area medica, quelli più sotto pressione mentre le terapie intensive – almeno per ora – sono rimaste su livelli stabili.

IL BOLLETTINO DELLE ULTIME 24 ORE

Posti letto Nel complesso i ricoveri sono passati dai 62 del 20 dicembre ai 196 di mercoledì, mentre il livello delle terapie intensive è rimasto sostanzialmente stabile, oscillando tra gli otto e gli undici pazienti. Nella circolare inviata nelle scorse ore, il commissario per l’emergenza Massimo D’Angelo scrive che questi 30 posti sono attivati «nelle more dell’avvio dello scenario 5». Il 31 dicembre infatti la giunta ha approvato il piano che prevedeva il passaggio alla fase 5 al raggiungimento di 170 ricoveri e/o 15 terapie intensive. Questo scenario contempla l’attivazione di 264 posti letto Covid complessivi, coinvolgendo anche gli ospedali di Pantalla e Spoleto. A difesa del primo, per mesi al centro delle polemiche, è stato alzato un muro politicamente trasversale da parte di sindaci e forze politiche, che ha influito il cambio in corsa. Ovviamente, se la situazione dovesse peggiorare si utilizzerà anche la struttura della Media valle del Tevere.

IL PIANO PER RECUPERARE 80MILA PRESTAZIONI ARRETRATE

I servizi L’altro elemento cardine approvato mercoledì riguarda le misure per garantire i servizi considerati essenziali. Gli obiettivi, secondo il documento visionato da Umbria24, sono tre: salvaguardia del sistema così da tutelare chi è costretto a ricorrere alle cure, evitare il ricovero dei casi paucisintomatici con terapie domiciliari e anticorpi monoclonali e revisione del sistema di tracciamento e testing. Innanzitutto la giunta per evitare assembramenti e circolazione del virus ha deciso di stoppare il piano di recupero delle liste di attesa, presentato a metà novembre. Il documento, tra le altre cose, per il recupero di oltre 80 mila prestazioni arretrate prevedeva una riduzione dei tempi delle agende nonché aperture anche di sera e nei festivi. In questa fase quindi saranno ripristinati i tempi che consentano di areare adeguatamente gli ambulatori.

RETE OSPEDALIERA, COSA PREVEDE LO «SCENARIO 5»

Le prestazioni Oltre a ciò ci sarà per tutti l’obbligo di indossare le mascherine Ffp2, mentre con i soggetti fragili ci potrà essere al massimo un accompagnatore. Al momento potranno essere erogate solo le prestazioni urgenti (quelle da garantire entro 72 ore), quelle di classe B (le brevi da erogare entro 10 giorni) e le differibili entro 30 giorni. Quelle di classe D a 60 giorni e le programmabili saranno invece inserite nei cosiddetti «percorsi di tutela», indirizzando cioè i pazienti verso i privati accreditati. «La programmazione della loro erogazione – è detto nel piano – avverrà quando le condizioni epidemiche entreranno nella fase di transizione». Ovviamente, se il quadro epidemico dovesse peggiorare ulteriormente, ci sarà una «ancora più rilevante» riduzione delle prestazioni specialistiche: in questo caso sarebbero garantite solo quelle urgenti, brevi e non procrastinabili.

SAN MARIANO, VENERDÌ POSSIBILE APERTURA DEL DRIVE THROUGH

Test e tracciamento L’altro snodo essenziale riguarda tamponi e tracciamento; un sistema andato in tilt a causa dell’enorme numero di casi. La giunta parla su questo fronte di «semplificazione» con una «rimodulazione delle strategie e dei principi per la presa in carico e per il contact tracing». In particolare le attività saranno orientate verso soggetti non vaccinati, situazioni di maggior rischio e comunità chiuse. Per il resto, il piano di mercoledì non prevede alcuno stop per le normali vaccinazioni (quelle non anti Covid) e per gli screening. Dopo le polemiche, inoltre, le Usca saranno riorganizzate garantendo 12 ore al giorno 7 giorni su 7 e, laddove possibile, ci sarà un potenziamento. Stop invece all’accesso diretto negli ambulatori delle guardie mediche: i cittadini dovranno telefonare a quel punto sarà il medico a valutare il da farsi.

Rsa e cure a domicilio Nel documento si parla anche di anticorpi monoclonali, programmi di screening per il personale delle strutture sanitarie e ospedaliere da definire sulla base del contesto epidemico, ingresso nelle Rsa solo per vaccinati, massimo un visitatore (purché abbia più di 12 anni) e stop ai rientri in famiglia degli ospiti, a parte alcuni casi che saranno valutati dalle strutture. Per quanto riguarda poi le cure domiciliari erogate dai distretti, andranno riprogrammate laddove possibile. Inoltre, saranno prorogati automaticamente i piani terapeutici e ci sarà la garanzia delle attività essenziali e delle urgenze per quanto riguarda la tutela dei minori. Quanto ai medici di famiglia, andrà favorito l’accesso programmato in ambulatorio. Garantiti, compatibilmente con la situazione, anche i servizi relativi a tossicodipendenze e salute mentale.

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.