di Daniele Bovi
Altri 29 ricoveri di area medica e sette in terapia intensiva. È questo il margine che separa l’Umbria dal passaggio verso lo «scenario 5» del Piano di gestione dei posti letto della rete ospedaliera. Il documento, visionato da Umbria24, è stato al centro della riunione di giunta di venerdì, in cui sono state adottate le misure per il contenimento della pandemia. Questo in una fase in cui il contagio cresce in maniera esponenziale, in gran parte a causa della diffusione della variante Omicron che si avvia a essere predominante in Umbria; una variante che «si caratterizza per l’elevata contagiosità – ricorda l’assessore alla Sanità Luca Coletto – e per una relativamente bassa pressione sul sistema ospedaliero».
VACCINI, IN UMBRIA RECLUTATI ANCHE GLI SPECIALIZZANDI
I numeri Una «pressione ancora gestibile» ma che potrebbe crescere d’intensità dato l’aumento dei casi: tanto per dare un’idea, nella settimana dal 23 al 30 dicembre i ricoveri in Umbria sono cresciuti di quasi l’80 per cento, passando da 78 a 131 (dei quali 8 in terapia intensiva), toccando 141 il primo gennaio, mentre dal 24 al 31 gli attualmente positivi sono passati da 6.438 a 19.400. La giunta venerdì ha deliberato l’attuazione dello «scenario 4», che prevede un totale di 197 posti letto dedicati al Covid, dei quali 72 all’ospedale di Perugia (10 di terapia intensiva), 52 in quello di Terni (6 di terapia intensiva), 30 all’ospedale di Città di Castello e 42 in quello di Foligno (20 dei quali di terapia semintensiva); oltre a ciò è prevista l’attivazione anche di 24 posti letto complessivi dedicati Covid nelle Rsa di Perugia e Terni.
Le attività degli ospedali Ma non solo. I diversi scenari, come visto negli ultimi giorni con la chiusura di alcune chirurgie, presuppongono anche un diverso livello di servizi e di attività. Con lo «scenario 3», scattato con 110 ricoveri, «vengono ulteriormente rimodulate – è scritto nel documento della giunta – le attività programmate con rinvio delle attività procrastinabili in base alla valutazione rischio-beneficio». Le attività mediche e chirurgiche programmate vengono invece sospese per livelli progressivi di gravità.
«Scenario 5» Lo «scenario 5» scatterebbe a quota 170 ricoveri di area medica e/o 15 terapie intensive. In questo caso le opzioni sul tavolo sono due e in entrambi i casi, vista la delicatezza del tema e le prevedibili rivolte dei territori (come nel caso nei sindaci della Media Valle del Tevere), saranno attuate in modo progressivo e, come assicurato giovedì da Palazzo Donini, coinvolgendo le istituzioni locali. Entrambe le soluzioni prevedono un totale di 264 posti letto Covid: l’ospedale di Perugia passerebbe da 72 a 82, quello di Terni da 53 a 57, Castello rimarrebbe a 30 e Foligno a 42; Spoleto invece passerebbe da zero a 29 e Pantalla da zero a 24.
Il piano Le terapie intensive Covid crescerebbero da 16 fino a un massimo di 35 o di 47 con la seconda opzione (in totale da un minimo di 104 a un massimo di 116), coinvolgendo anche i moduli forniti a Perugia, Castello, Terni e Foligno dalla struttura commissariale nazionale. Con la seconda opzione Perugia e Terni passerebbero da 16 a 30 posti, con l’aggiunta – ma solo in caso di necessità – di altri 12 a Foligno e di altri 5 a Spoleto. Insomma, solo gli ospedali di branca e Orvieto rimarrebbero senza posti letto Covid. Questo scenario avrebbe poi ulteriori conseguenze sulla rimodulazione delle attività mediche e chirurgiche: a seconda dell’andamento della pandemia arriverebbe lo stop per le «procedure per cui una riduzione è possibile ma con maggiore difficoltà e che necessitano di valutazione specifica caso per caso»; se necessario, poi, niente da fare neppure per le «procedure non procrastinabili».
Laboratori privati Nel corso della seduta di venerdì poi, oltre alla delibera relativa al reclutamento degli specializzandi nella campagna vaccinale, la giunta ha dato l’ok a un altro con cui si coinvolgono i laboratori privati accreditati per l’esecuzione dei tamponi molecolari dei soggetti presi in carico dal Servizio sanitario regionale; una mossa che serve per cercare di alleggerire la pressione sulle strutture pubbliche che, come visto nel caso di Perugia, è notevole. Le Usl stipuleranno a breve una convenzione e la tariffa pagata dalla Regione sarà di 45 euro per un molecolare (in alcuni casi in Umbria vengono chiesti anche 100 euro) e 15 per un test rapido antigenico. «Inoltre – ricorda Coletto – ho personalmente proposto in Commissione Salute nazionale che i test antigenici effettuati in farmacia debbano essere gratuiti non solo per gli studenti, come già previsto in Umbria, ma per tutti i cittadini, soprattutto quelli meno abbienti».
Scuola Proprio per quanto riguarda gli studenti, la giunta ha approvato l’estensione dal primo fino al 12 gennaio del programma di somministrazione di test diagnostici antigenici rapidi, su base volontaria e gratuita, per gli studenti di medie e superiori. «I test – ricorda Palazzo Donini – potranno essere fatti nelle farmacie private e pubbliche che hanno aderito all’accordo con la Regione».
Twitter @DanieleBovi
