La presidente Tesei

di Daniele Bovi

Da una parte la giunta che dipinge un’Umbria che vive una situazione sostanzialmente simile a quella delle altre regioni italiane, trovandosi ad affrontare «un’ondata straordinaria, furiosa e fortissima», dall’altra le opposizioni che pur fornendo collaborazione attaccano sottolineando carenze e ritardi. Martedì mattina, mentre di fronte a Palazzo Cesaroni andava in scena la protesta di Spoleto sulla trasformazione del San Matteo in Covid hospital (una delegazione è stata ricevuta da giunta e capogruppo), in consiglio regionale la presidente Donatella Tesei in un’informativa di oltre mezzora ha fatto il punto sull’emergenza sanitaria e ha rintuzzato gli attacchi.

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Tesei La presidente ha parlato di «numeri molto preoccupanti. È un’ondata straordinaria, furiosa e fortissima»; l’Umbria si trova «in una fase due che è molto diversa dalla prima: quello che accadeva in mesi ora accade in dieci giorni. È un ritmo giornaliero mai visto, con una propagazione massiva e diffusa, senza focolai, da noi come nelle altre regioni». Rispetto a marzo-aprile la differenza è che ora «vengono colpite regioni che lo erano state meno nella prima fase, che abbiamo prevalentemente asintomatici o paucisintomatici», e che è stata sostanzialmente quadruplicata la capacità di fare tamponi («testiamo il 3% della popolazione ogni settimana»). La presidente ha riconosciuto poi quello che è ormai un dato di fatto, ovvero che il tracciamento è saltato da tempo e che grazie a un accordo con l’Università di Perugia verranno messi a disposizione 150 tracciatori in più, mentre però si perdono per strada moltissimi casi.

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Fatto il massimo Di fronte a questo quadro la Regione ha spiegato sostanzialmente di aver fatto il massimo e di essersi «subito attivata»: «Per i contagi – ha detto Tesei – non ci sono responsabilità politiche». Ripercorrendo le ultime settimane ha ricordato le ordinanze su scuole e trasporti, le decisioni sui Covid hospital e i Covid hotel (in dirittura d’arrivo c’è l’accordo con Federalberghi per mettere a disposizione fino a 18 strutture), centri commerciali e sport dilettantistico, il protocollo coi medici di famiglia per la sorveglianza dei positivi e quello con farmacie pubbliche e private in cui somministrare test rapidi a bambini e ragazzi e alle loro famiglie. «In più – ha detto – stiamo potenziando ospedali e medicina del territorio. Su assunzioni e stabilizzazioni abbiamo fatto il massimo: lo so che manca personale ma non si trova a livello italiano». Punto sul quale poi il capogruppo dem Tommaso Bori attaccherà: «Non è vero, ci sono ma a differenza di altre regioni non avete bandito concorsi».

Le terapie intensive Tra i capitoli più delicati c’è quello che riguarda le terapie intensive. La presidente ha detto di averne trovate in tutto 69 e che nella prima fase si è arrivati a 104, poi ridotti a 77 a maggio: «Ripresa l’ondata li abbiamo allestiti nuovamente e in modo modulare arriveremo a 124». Ribadita l’utilità dell’ospedale da campo («spero di averlo a metà novembre», probabilmente accanto al Santa Maria di Perugia), Tesei ha respinto le accuse sui 25 milioni stanziati dal governo e non spesi per il potenziamento della sanità: «Noi i progetti li abbiamo approvati ma i bandi del commissario Arcuri sono arrivati a ottobre». Più volte poi la presidente ha invitato all’unità e ad avere onestà intellettuale: «Non è il momento delle polemiche di parte, l’Umbria deve essere unita perché l’emergenza è gravissima».

Ospedali, Usca e Dpi Stesso discorso sulla rete ospedaliera che «è unica e tutti, visti i numeri, devono fare la loro parte; le scelte sono state ponderate dai tecnici e in questi giorni ho letto insulti e critiche ingiuste». «Le risposte che daremo – ha assicurato – saranno efficaci ma tutti gli umbri dovranno fare la loro parte». A fare il punto della situazione è stato anche l’assessore alla Sanità Luca Coletto: Dalle Usca («abbiamo cento medici in più») ai Dpi: «Al momento nel magazzino della Protezione civile abbiamo 1,9 milioni di mascherine chirurgiche, 345 mila ffp2, 16 mila ffp3, 55 mila camici, 116 mila guanti in vinile, 17 mila tamponi e 29 mila test rapidi». «L’Umbria – ha assicurato – è allineata con gli altri sulle misure da erogare e non ha nulla da invidiare a altre regioni. Attendiamo per i primi giorni di novembre l’autorizzazione del commissario Arcuri sui nuovi lavori sia per i pronto soccorso che le terapie intensive».

Le opposizioni Per le opposizioni ha parlato il portavoce Fabio Paparelli che, oltre ad attaccare su ritardi e carenze, ha offerto collaborazione e messo sul tavolo una serie di proposte. L’ex vicepresidente ha sostenuto che è mancata «una programmazione seria e strutturale: continuate a dare annunci riguardanti cose che andavano fatte da tempo. Accogliamo l’appello presidente ad ascoltare e a fare quel tavolo che chiediamo da mesi, ma respingiamo il copione fatto di continui attacchi al governo nazionale; dire che siamo tutti sulla stessa barca non ci salva l’anima. Per collaborare serve riconoscere i propri errori». Paparelli ha parlato di «errori sotto gli occhi di tutti, agite a spot in totale improvvisazione mettendo pezze qua e là. Sulle terapie intensive il punto è che ne avevamo 124 e che avevamo dei fondi, mentre ora ce ne sono 93. Non è stato speso un euro dei 25 milioni stanziati dal governo, mentre Vento ed Emilia lo hanno fatto».

Le proposte Dubbi il consigliere pd li ha anche sull’ospedale da campo («con quale personale sarà gestito date le carenze di organico e i bandi non li avete fatti?»), sui vaccini antinfluenzali che sono finiti», sulla «decisione gravissima» di non fare più tamponi agli asintomatici entrati in contatto con positivi» e sullo stop a interventi e prestazioni non urgenti. Sul tavolo le opposizioni hanno quindi messo proposte come assunzioni a tempo, convenzioni con associazioni per il potenziamento di triage e trasporti sanitari, monitoraggio costante delle Rsa (50 i casi positivi sui 90 ospiti del Fontenuovo di Perugia), linee guida per assistere i malati a casa, richiamo in servizio di infermieri e medici in pensione, più integrazione tra Usca e Aft, un coinvolgimento dei privati sussidiario e non competitivo, abbandono della gara dell’ospedale da campo destinando subito i fondi per attivare strutture come la ex milizia di Terni, riattivazione di alcuni servizi all’ospedale di Spoleto, percorsi precisi e definiti per alcune gravi patologie e didattica a distanza al 100% alle superiori fino al 24 novembre. Le proposte sono state raccolte dalle opposizioni in una risoluzione che, al termine di un lungo dibattito, è stata bocciata.

Twitter @DanieleBovi

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