
di Daniele Bovi
I conti non tornano. E’ quanto pensano alcuni comitati di mensa dei genitori che si preparano a dare battaglia al piano delle esternalizzazioni pensato dal Comune che riguarda alcuni poli mensa della città. In queste settimane di confronto, che nella giornata di oggi prevede un altro round, il Comune ha presentato ai genitori uno studio del settore Servizi finanziari dell’amministrazione in cui si mette in evidenza la sostanziale differenza che ci sarebbe tra gestione diretta delle mense da parte del Comune e la gestione esternalizzata.
1,88 euro a pasto in più Differenza che, secondo lo studio, ammonta a 1,88 euro a pasto, ossia 1,2 milioni di euro all’anno in più per le casse pubbliche. Secondo il report infatti un pasto realizzato dal Comune costa 5,96 euro contro i 4,08 del privato. In totale Palazzo dei Priori serve in un anno 637.806 pasti contro i 126.668 del privato, in particolare della CopraMed Srl, che in città gestisce nove scuole.
I costi non presi in considerazione Come punto di partenza del suo progetto Palazzo dei Priori pone la mannaia di Tremonti che si è abbattuta quest’estate sugli enti locali e le «criticità» evidenziate dai tecnici del Comune nell’analisi sopra citata. Un’analisi che, come detto, non convince per niente i comitati: secondo alcuni di questi infatti lo studio messo a punto dai tecnici comunali non prende in considerazione, quando analizza il costo di un pasto realizzato dal privato, alcune voci di spesa fondamentali come l’acquisto dei generi alimentari (che, nelle intenzioni del Comune, rimarrebbe in capo ai comitati), gli stipendi per il personale (costo comunque in carico all’ente e non conteggiato nell’analisi) e i costi per le utenze come acqua ed energia elettrica. Il totale? Un conto da quasi 3,5 milioni di euro di cui il Comune, nella redazione del suo studio comparativo, non ha tenuto conto. I timori riguardano poi anche la qualità complessiva del servizio, che secondo questi comitati verrebbe compromessa dalla esternalizzazione del servizio.
Stop al piano Tirate le somme, i sostenitori di questa linea mandano a dire all’amministrazione che esternalizzazione non fa rima con risparmio, anzi, secondo i loro conti un pasto preparato da un privato costa di più di quello realizzato dal pubblico. Una conclusione esattamente opposta a quella a cui sono giunti i tecnici dell’amministrazione, e sulla base della quale alcuni comitati di mensa dei genitori chiederanno all’assessore Ferranti di non procedere con l’esternalizzazione. In caso si volesse procedere questi comitati chiedono che la qualità dei partecipanti a eventuali gare dovrà essere verificata, che venga impiegato personale qualificato e che, se in caso questo sia straniero, venga certificata la sua capacità di parlare l’italiano.
Cgil: carichi di lavoro gravosi Nelle mense cittadine però non c’è solo la battaglia sul piano di esternalizzazione a tenere banco. «Da giorni – è detto infatti in una nota della Cgil – si fa sempre più insistente il malessere delle bidelle cuoche precarie e di ruolo che lavorano nelle cucine delle scuole materne e asili nido del comune di Perugia. Infatti, le assenze del personale non sostituite dall’Amministrazione fanno sì che i carichi di lavoro si facciano sempre più gravosi».
Calano attenzione e cura «Questi carichi di lavoro eccessivi e insostenibili – è detto ancora – creano una sofferenza per quello che riguarda la svolgimento delle consuete pratiche lavorative, infatti la non sostituzione del personale comporta la diminuzione non volontaria dell’attenzione e della cura da parte delle lavoratrici nella preparazione dei pasti di bambini e bambine così piccoli, necessaria per garantire un servizio di qualità come quelli a cui l’Amministrazione tiene. Le lavoratrici devono essere messe nelle condizioni di poter lavorare con dignità e professionalità per svolgere al meglio un lavoro così delicato come la preparazione dei pasti dei bambini e delle bambine del Comune di Perugia».

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