Piercamillo Davigo (Foto F.Troccoli)

di Iv. Por.

«Per anni destra e sinistra si sono distinte non nel contrasto alla corruzione, bensì alle indagini e ai processi. Ora, da alcuni anni, la situazione è cambiata per cui si sono fatte leggi del tutto inefficaci perché non si è tenuto conto della realtà fenomenica della corruzione». E’ un Piercamillo Davigo che affronta il tema prescelto, per l’appunto la corruzione, con rigore ed acume, quello che è intervenuto all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università degli studi di Perugia.

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Politica e corruzione L’ex pm di Mani pulite, appena eletto alla presidenza dell’Associazione nazionale magistrati, ha definito la corruzione come «la causa principale delle tensioni tra sistema politico e mondo giudiziario». Come far scendere queste tensioni? «Basterebbe che si smettesse di rubare», ha risposto. Davigo si è riallacciato alle accuse del rettore Moriconi sui tagli all’istruzione: «Studi scientifici – ha detto – dimostrano che i paesi più corrotti sono quelli che spendono meno per istruzione e cultura, cose che in Italia coincidono».

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Il reato Il magistrato, consigliere di Cassazione, si è soffermato a lungo sulla fenomenologia della corruzione: «E’ un reato con ‘cifra nera’ altissima – ha sottolineato – cioè con bassa corrispondenza tra reati commessi e denunciati perché nessuno ha interesse a denunciare». Poi lo ha definito un reato «seriale, diffusivo e in grado di creare mercati illegali, dove poi si può annidare la criminalità organizzata».

Cosa fare Proprio per questa pervasività, secondo Davigo, vanno creati strumenti di legge ben più efficaci di quelli attuali per sconfiggere la corruzione. «La legge Severino, ad esempio, si è rivelata del tutto inefficace». Cosa fare? «Accentuare il carattere premiale con chi porta alla luce reati, estendendo l’istituto dei collaboratori di giustizia». E poi «estendere le operazioni sotto copertura, come avviene negli Stati Uniti, mirandole magari verso chi ha un tenore di vita sopra le sue possibilità». Negli Usa, ad esempio, si infiltrano agenti per controllare i neoeletti con finti corruttori che offrono mazzette. «Può essere un metodo per liberarci da un fenomeno – ha concluso Davigo – che può uccidere questo Paese».

Verini: «Liquidatorio su leggi» Il deputato umbro Walter Verini, presente all’inaugurazione dell’anno accademico definisce «rigoroso e di grande spessore» l’intervento di Davigo. Verini aggiunge: «il contributo di Davigo, incentrato sulla lotta alla corruzione, è anche utile per le indicazioni che offre. Meno convincente, dal mio punto di vista, il giudizio un po’ troppo liquidatorio di Davigo sui provvedimenti anti-corruzione approvati, soprattutto negli ultimi anni, da governo e Parlamento. Penso, per esempio, alla valorizzazione dell’Anac e alla centralità dell’azione del suo presidente Cantone, al nuovo Codice degli appalti e alle norme sull’auto-riciclaggio, all’aumento delle pene per i corrotti e all’allungamento dei tempi di prescrizione già approvato dalla Camera, così come alla introduzione della figura del ‘segnalatore di reati’ e alla Riforma della Pubblica amministrazione che, semplificando la macchina, ridurrà opacità, discrezionalità e zone fuori controllo. Si tratta di provvedimenti presi, tra l’altro, anche sulla base delle indicazioni dello stesso mondo della magistratura e dei suoi esponenti particolarmente impegnati nel contrasto della corruzione e della criminalità. Dunque, c’è molto da fare ma molto è stato fatto. Per il futuro l’esperienza e la capacità di Davigo saranno certamente utili, come è emerso oggi dal suo intervento, in un rapporto autonomo e di dialogo tra magistratura e Parlamento».

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