«Per vie informali era stato assicurato che entro giugno la situazione si sarebbe risolta in quanto era stato indetto un avviso, ma giugno è passato e il ginecologo non è arrivato». Questa la denuncia di Spi e Fp Cgil di Orvieto che tornano a far sentire la propria voce dopo l’allarme lanciato lo scorso marzo. Da ottobre 2023, a quanto si apprende, il Consultorio orvietano infatti sarebbe sprovvisto di un medico ginecologo.

Obiezione di coscienza «La soluzione individuata dall’Azienda – scrivono dal sindacato – è stata quella di fare un contratto ad un ginecologo obiettore appena andato in pensione, che per tre mattine al mese presta servizio al consultorio. Soluzione assolutamente inadeguata e anche penalizzante per il territorio orvietano». In Umbria nel 2021, ultimi dati disponibili, il 63,9 per cento dei medici si è dichiarato obiettore di coscienza. Dato che supera la media nazionale. L’obiezione di coscienza è prevista dall’articolo 9 della legge 194/1978, ovvero quella che dovrebbe tutelare l’aborto libero e gratuito. Ѐ altrettanto vero che, in Italia, proprio questo punto rappresenta uno dei più grandi ostacoli all’accesso a questo diritto.

Consultori Come ricordano i sindacati, nel 2016, con sentenza n. 8990 il Tar del Lazio ha stabilito che nei consultori pubblici della Regione non possano esserci obiettori, «perché si deve garantire alle donne il diritto di essere seguite ed informate in maniera scevra da ogni pregiudizio nel percorso che devono scegliere liberamente». Inoltre, nella sentenza viene specificato che «i ginecologi che operano nei consultori non possono opporsi alla prescrizione dei contraccettivi, compresi quelli di emergenza», come la pillola del giorno dopo.

La richiesta «Il consultorio di Orvieto – scrivono Spi e Fp Cgil – deve essere dotato di un ginecologo a tempo pieno che non sia obiettore, che sappia e voglia accompagnare le donne nel percorso di consapevolezza della propria salute sessuale e le coppie a scelte consapevoli. La scelta fatta dalla Direzione mette a rischio l’applicazione della legge 194: una donna che si reca al consultorio di Orvieto per un’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) viene dirottata in ospedale anche per una semplice certificazione. Anche questo è di fatto un ostacolo a un diritto e non si garantisce l’accesso a un servizio sanitario che dovrebbe essere sicuro e tutelato».

Legge 194 «Siamo qui a ricordare – aggiungono – che la legge 194 è una legge dello Stato italiano. Invitiamo a leggere almeno i primi cinque articoli per comprendere che è già tutto scritto, che non si tratta di una legge che sponsorizza l’aborto, ma che tutela le donne e riconosce ad ognuna la libertà di scelta e la possibilità di interrompere una gravidanza senza dover ricorrere alle pratiche mediche clandestine. Il sopruso sulle donne passa anche attraverso la negazione del libero accesso all’aborto e allo smantellamento di quei luoghi, come i consultori, garanti della dignità e della riservatezza delle donne. I dati nazionali registrano una netta diminuzione degli aborti negli ultimi anni grazie all’educazione alla sessualità e alla procreazione consapevole svolta dagli operatori sanitari del consultorio». Ma, concludono i sindacati, «come al solito la storia tristemente si ripete: tutti vogliono decidere e dire alle donne cosa è giusto fare».

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