di Martina Dominici e Giulio Fortunato

Associazioni e cittadini, tra cui tanti giovani, per prendere parte al consiglio comunale aperto a Perugia sul tema della violenza di genere nella Giornata internazionale dedicata alla lotta al fenomeno. «Una giornata importante che dimostra che quando ci si confronta sui temi importanti tutti rispondiamo, siamo qui per attivarci in maniera più consapevole», queste le parole della presidente del consiglio comunale Elena Ranfa.

Le istituzioni. «Dobbiamo arrivare come comunità al 25 novembre con uno sguardo determinato e lucido – dichiara la sindaca Vittoria Ferdinandi – proprio per questo oggi dobbiamo valorizzare tutte quelle realtà che quotidianamente si occupano di far emergere questo tema doloroso, perché il silenzio non può essere rifugio». Netta la posizione della prima cittadina sul tema e sul fenomeno culturale e sociale della violenza di genere: «È importante essere qui per dirci che dietro la violenza di genere c’è sempre il sessismo e il patriarcato che non è un modello culturale del passato, né qualcosa che si cancella, come vogliono farci credere, con una riforma del diritto dello stato di famiglia». Ferdinandi dice la sua anche in risposta alle parole del ministro Valditara, aspramente criticate dalle associazioni umbre. «Non abbiamo bisogno di rincorrere nemici immaginari, il 94,3 per cento delle donne in Italia è vittima di italiani. L’impegno è quello di entrare nelle scuole per parlare di diversità e di cultura del consenso», conclude la sindaca.

Le associazioni Numerose le realtà territoriali intervenute in aula e attive in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne, promuovendo consapevolezza, prevenzione e supporto alle vittime. «Il legislatore nazionale è intervenuto inasprendo le pene» – spiega Giulia Canalicchio di Libera…mente donna – «ma queste norme hanno funzione repressiva e non preventiva. Bisogna pensare ai cav non come luoghi chiusi, ma come laboratori sociali e culturali». A parlare poi anche l’avvocata Caterina Grechi, presidente del centro pari opportunità della regione, che ha sottolineato come «le operatrici le mal paghiamo e chi di dovere dovrà intervenire, non esiste un inquadramento di questa figura, diamo dignità a queste donne che tutti i giorni affrontano, combattono e supportano le donne che trovano il coraggio di uscire dalla violenza». Tra le richieste portate in consiglio anche la necessità di erogare i fondi destinati ai centri all’inizio dell’anno, la possibilità di destinare parte del patrimonio pubblico immobiliare all’uso da parte di donne vittime di violenza, l’introduzione di corsi all’affettività e alla sessualità nelle scuole e molto altro ancora.

L’università Presenti al confronto anche alcuni esponenti degli atenei della città. Tra questi il rettore dell’Università per stranieri di Perugia, Valerio De Cesaris, che ha ribadito la disponibilità dell’ateneo a pensare «cambiamento culturale». Il professore Daniele Parbuono, delegato alle risorse umane per l’Università degli studi di Perugia, ha sottolineato la necessità di stare «dentro l’idea di differenza su cui si costruisce il rispetto, in quanto la diversità è una risorsa». A questi sono seguiti anche gli interventi della professoressa Maria Giovanna Ranaldi, vicepresidente del comitato unico di garanzia, e del professore Emidio Albertini, componente dello sportello antiviolenza dell’università.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.