L'ex assessore Vincenzo Riommi (foto Troccoli)

di D.B.

«Niente premi né regalìe esorbitanti, applichiamo solo il contratto nazionale». L’assessore regionale al Personale Vincenzo Riommi risponde così alle polemiche sul milione di euro che verrà diviso tra i 63 dirigenti di palazzo Donini come indennità di risultato 2012. Insieme all’assessore al Bilancio Fabrizio Bracco, Riommi terrà poi venerdì mattina a Perugia una conferenza stampa su questo tema e su altri come le «politiche di razionalizzazione e contenimento della spesa messe in atto dall’ente, a cominciare da quelle per il personale». «Quella in atto – aggiunge Riommi – è una polemica sorprendente, che ignora i reali termini della questione: non si tratta di premi, ma dell’applicazione del contratto nazionale di lavoro, che prevede, nella retribuzione, una parte fissa ed una parte variabile: e anche quest’ultima (erogata sulla base della valutazione relativa agli obiettivi assegnati e ai risultati conseguiti, NdR) è una componente obbligatoria della retribuzione, nel senso che è prevista dal contratto nazionale collettivo di lavoro, e quindi soggetta a norme vincolanti».

GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI

Risparmi «Oltre a questo – dice ancora -, il fondo della dirigenza di tre milioni di euro previsto dal contratto nazionale è stato decurtato dal 2012 di circa 600 mila euro: una cifra risparmiata consistente (operata fra l’altro in un quadro di blocco delle retribuzioni), che verrà destinata a politiche ed azioni a sostegno dell’occupazione, con una particolare attenzione ai problemi del precariato». In difesa degli apicali di palazzo Donini prende la parola il coordinatore dei dirigenti della Cgil per ricordare che tutto viene fatto sulla base del contratto nazionale e che, «se va bene», il premio di produttività relativo al 2012 «verrà percepito – spiega Bruno Pinchi – a gennaio 2014 con una riduzione, rispetto a quello del 2011 di circa il 40%, con una forbice che va dai 7 mila ai circa 11 mila euro lordi. Inoltre, il premio di produttività, viene assegnato in base ad una procedura trasparente di assegnazione degli obiettivi e una successiva valutazione».

Centrodestra all’attacco Di cifre «faraoniche e scandalose» parla poi il centrodestra con Andrea Lignani Marchesani (Fd’I), Massimo Monni e Massimo Mantovani (Ncd), che fanno sapere di aver presentato, sia in Consiglio regionale che in Giunta, la richiesta di un dettagliato accesso agli atti per avere lumi sulla questione. I tre esponenti dell’opposizione hanno chiesto «copia cartacea di tutti i curricula dei dirigenti e, per ogni posizione dirigenziale, le valutazioni per l’assegnazione dei premi di produzione riferiti agli anni 2011-2012. Ma anche, per ogni dirigente, gli obiettivi che gli sono stati assegnati e quali sono stati raggiunti per meritare così tanti soldi. Una volta ottenuto il materiale è nostra intenzione organizzare una conferenza stampa per illustrare ai cittadini con quali logiche si stanno buttando cifre che potrebbero essere sicuramente impiegate in altre maniere.
Se sarà necessario è nostra intenzione presentare anche un esposto alla Procura della Repubblica».

Sanità Al centro dell’attenzione in questi giorni c’è anche l’assegnazione, da parte della giunta, del premio di produzione anche ai direttori delle aziende sanitarie. Alcune migliaia di euro a testa (la delibera non è ancora a disposizione) «sicuramente meritati – dice in una nota Wanda Scarpelli della Cgil – ma vorremmo anche conoscere e far conoscere gli obiettivi raggiunti». Scarpelli, oltre a chiedere come vengono assegnate queste retribuzioni, dà poi un giudizio negativo della riforma sanitaria regionale («ferma agli annunci con poche razionalizzazioni raggiunte»), sostenendo che i risparmi «derivano dalla applicazione della spending review e da risparmi impropri ottenuti solo sul costo del lavoro». Oltre a ciò «rimangono i problemi dei lavoratori» che costringono il sindacato «ad adire le vie legali». Il primo problema riguarda l’incremento del compenso per i dirigenti (in esclusività di rapporto) al compimento di 5 e 15 anni di anzianità. La Regione però, sostiene la Cgil, non vuole riconoscerlo e così dal 9 in poi si passerà alle carte bollate.

Carte bollate Altra nota dolente l’8,50% di Irap «trattenuto illegittimamente» dai compensi di chi opera in intramoenia. «L’Irap – dice la Cgil – è a carico delle aziende sanitarie e non dei professionisti». Anche qui «potremmo essere costretti ad adire le vie legali». Ultimi punti da discutere «l’imperversare dei doppi e tripli incarichi di dirigenti» e la stabilizzazione dei precari: «Le aziende – conclude il sindacato – non ne vogliono sentir parlare. Che ne pensa la giunta?».