«Ci hanno lasciato un messaggio potentissimo: l’amore puro esiste soprattutto davanti alle avversità». Così una loro insegnante ha ricordato, durante i funerali, Francesco e Giacomo Fierloni, i gemelli di Magione di 22 anni morti folgorati martedì sera in località La Goga, dove verosimilmente uno ha tentato di salvare l’altro dopo il contatto tra l’asta metallica di una decina di metri con cui, forse per una manovra errata, hanno toccato i fili della media tensione.
Magione si è fermata venerdì pomeriggio per stringersi ancora una volta intorno ai genitori e per abbracciare un’ultima volta Francesco e Giacomo Fierloni «che – ha detto sempre l’insegnante nella chiesa di San Giovanni Battista – non erano solo due fratelli, erano una cosa sola, avevano un legame indissolubile». Troppo piccola la chiesa di San Giovanni Battista per contenere non soltanto le centinaia di persone che Francesco e Giacomo Fierloni hanno incontrato lungo il proprio breve cammino, ma anche il dolore indicibile di familiari e degli amici, di un’intera comunità.
VIDEO – L’OMAGGIO DI MAGIONE AI DUE GEMELLI
«Ogni nostra parola rischia di stonare, di risultare perfino banale», ha detto in chiesa l’arcivescovo di Perugia, Ivan Maffeis, che ha voluto officiare i funerali di Francesco e Giacomo. Durante l’omelia il presule ha poi sottolineato come «questo momento così drammatico faccia emergere per contrasto il valore della vita, degli atti di amore ricevuti da papà e mamma, di quelli donati in tanti gesti quotidiani, gli stessi che hanno unito profondamente Giacomo e Francesco».
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Di fronte ai familiari e agli amici, l’arcivescovo ha quindi affermato: «La nostra presenza oggi qui, così numerosa e dignitosa, rappresenta la solidarietà nel dolore, esprime con un’unica voce la volontà di stringerci intorno a una famiglia, su cui un vento impetuoso si è abbattuto, riducendo in macerie i progetti più belli e più giusti, ma – ha poi detto – è a un altro vento che affidiamo Giacomo e Francesco: questi due fratelli che hanno condiviso tutto, li affidiamo a quel vento che la tradizione cristiana chiama spirito santo, spirito divino, spirito che contiene una forza e una ragione, che dia una risposta ai tanti perché ci portiamo dentro».
E a ricordarli come giovani «belli, vigorosi, pieni di vita» è stata sempre l’insegnante, ricordando a tutti che «la vera bellezza di Giacomo e Francesco non stava nei loro muscoli o nella loro energia, ma nel sorriso perenne, in quella positività contagiosa» e «il modo migliore per onorare i loro sorrisi è raccoglierne il testimone, cercando di essere all’altezza della loro purezza».



