Il vescovo Bassetti

di Daniele Bovi

«Penso ai drammi di tante famiglie che vivono una crisi economico-morale che non dà tregua, ai femminicidi che non risparmiano alcuna regione, ma anche alle piccole luci che non dobbiamo spegnere e che alimentano la speranza». Così il cardinale Gualtiero Bassetti a Perugia nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale. Una cerimonia aperta proprio da Bassetti che ha ricordato il sinodo tenuto sui temi della famiglia e ha parlato, a proposito di matrimonio, di «alcuni principi che sono valori irrinunciabili per la Chiesa e per la società». «Questa inaugurazione – ha aggiunto – non è e non deve passare solo come una formalità, ma deve servire per capire e comprendere il reale “stato di salute” delle nostre famiglie, le problematiche che vivono, le difficoltà che incontrano».

Bassetti Nel corso del suo intervento il cardinale ha toccato anche un tema assai sentito da chi decide di presentarsi di fronte al Tribunale ecclesiastico, ovvero quello dei tempi del processo. «Anche il Papa – ha detto – ha richiamato alla necessità di una giustizia della Chiesa da garantire in tempi ragionevoli. Alcune procedure sono lunghe e pesanti e bisogna ancora snellire le procedure: in questo senso andrà la commissione di riforma voluta dal Papa. La Chiesa non faccia aspettare anni per sapere se matrimonio è nullo o valido».

FOTOGALLERY: LA CERIMONIA

L’attività 2014 A fare il punto sull’attività svolta nel 2014 dal Tribunale è stato il vicario giudiziale, padre Cristoforo Pawlik: 231 in totale le cause di nullità trattate, 104 quelle di nullità espletate delle quali 92 con sentenza positiva (7 quelle negative), e 127 quelle pendenti. In pratica, otto matrimoni ogni mese sono stati annullati. E proprio riguardo alle cause di nullità Pawlik ha ribadito che la «forte tendenza», anche nel 2014, è quella relativa alla notevole incidenza dell’incapacità consensuale dei coniugi (il canone 1095 del diritto canonico), «termometro della realtà sociale dei nostri tempi». A minare il matrimonio è quindi la scarsa conoscenza di diritti e doveri: secondo il diritto canonico infatti sono incapaci di contrarre matrimonio «coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente».

I numeri Nella stragrande maggioranza dei casi le parti sono operai o impiegati (il 60% sono donne), mentre le fasce d’età più interessate sono quelle che vanno dai 31 ai 40 anni e dai 41 ai 50. Persone che principalmente hanno alle spalle tra i cinque e i dieci anni di matrimonio (28 cause) o più di dieci (28), mentre in 18 casi da tre a cinque anni. La maggior parte dei processi si è chiusa entro un anno e mezzo e, a proposito dei costi, padre Pawlik ha spiegato che «circolano notizie non vere, a causa delle quali molte persone sono scoraggiate». Per chi decide di portare i l coniuge di fronte al Teru il costo è infatti di 525 euro come contributo per i due gradi di giudizio, mentre la parte convenuta non è tenuta ad alcuna contribuzione (solo se si presenta deve versare 262 euro).

L’appello Ad ascoltare Pawlik ci sono il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino e quello di Terni- Narni-Amelia padre Giuseppe Pimontese, che ha presieduto in mattinata la celebrazione nella cappella del seminario diocesano. A loro il vicario giudiziale ha chiesto aiuto per il funzionamento del Tribunale, che soffre di scarsità di risorse (in parte garantite dall’Otto per mille). «Noi da parte nostra – ha detto – abbiamo fatto il massimo, anche di fronte alla carenza di vocazioni che si traduce in scarsità di giudici chierici, che oggi sono sette, e alla difficoltà di ricorrere a personale laico». Quanto alle risorse, «tutte le diocesi dovrebbero contribuire: non abbandonateci, chiediamo solo gli strumenti per lavorare».

Twitter @DanieleBovi

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