Come promesso nei giorni scorsi, i comuni umbri si preparano alla battaglia contro Poste Italiane, che dal 7 settembre abbasserà le saracinesche di undici uffici umbri, oltre a tagliare l’orario di funzionamento di altri. Mentre si attende la decisione della giunta di Orvieto, gli esecutivi di Foligno e Castiglione del Lago hanno deliberato il ricorso al Tar per scongiurare le chiusure delle filiali, nel primo comune, di Annifo e Capodacqua, nell’altro di Villastrada.
POSTE CHIUDE 11 UFFICI IN UMBRIA: L’ELENCO
Foligno trascina davanti al Tar Poste Italiane In particolare con una nota gli amministratore della città della Quintana spiegano: «Rispetto al piano di razionalizzazione varato da Poste Italiane, che comprende anche gli uffici di Annifo e Capodacqua, avevamo fatto presente a Poste Italiane l’importanza di mantenere attive le sedi nelle due frazioni, aperte solo due giorni a settimana, perché garantivano servizi primari per il territorio che venendo meno potrebbero provocare una significativa riduzione dei servizi essenziali per i cittadini, in particolare per gli anziani. Nelle precedenti comunicazioni inviate a Poste Italiane – prosegue la nota del Comune di Foligno – si sottolineava che in entrambi i centri sono praticamente assenti servizi di trasporto pubblico, utili per i residenti dei due centri a raggiungere gli uffici postali nei paesi vicini perciò i soggetti più deboli, in particolare gli anziani, non avrebbero più margine di autonomia. Va considerato, inoltre, che nei due centri non vi sono sportelli bancari, in grado di sopperire all’assenza degli uffici postali».
Anche Castiglione del Lago fa ricorso Analoghe le motivazioni che hanno spinto al ricorso al Tar il Comune di Castiglione del Lago: «Noi vogliamo assicurare la massima tutela della cittadinanza e dell’interesse pubblico – ha spiegato Alessio Meloni, assessore alle politiche sociali – e garantire il corretto svolgimento del servizio postale. Le motivazioni su cui è basata la chiusura dell’ufficio postale riguardano il solo profitto economico e gestionale, senza tenere conto degli aspetti di disagio sociale per tutte le persone, ma soprattutto per la popolazione anziana, la quale troverà difficoltà sempre maggiori se non si tenta di trovare soluzioni. A ciò si aggiunge, oltretutto l’assenza di una adeguata rete Adsl, elemento foriero di disagi per tutti, anche per le fasce sociali meno fragili».
«Viene meno criterio distribuzione punti d’accesso» Ma il municipio lacustre rivela anche come la strategia legale è tesa a dimostrare che «in base alle disposizioni del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 ed alla delibera 342 del 2014 dell’Agcom, con la chiusura dell’ufficio postale di Villastrada non verrebbero più rispettati quei criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica ritenuti normativamente indefettibili. L’indagine da noi operata sui dati demografici comprova anche che la situazione del nostro comune, aggravata dalla pregressa chiusura degli sportelli di Petrignano del Lago e Porto, è tale oggettivamente da non consentire ulteriori chiusure».
Disagi «Molto spesso – spiega poi Laura Mazzeschi, consigliere delegato per le politiche di sviluppo delle frazioni – la giustificazione di queste chiusure da parte di poste italiane è il ridotto lavoro svolto da questi uffici di periferia: sembra però che nonostante la progressiva informatizzazione di molti servizi postali, avere un ufficio è un valore importante per molti cittadini. Nell’ottica della riqualificazione delle nostre frazioni risulta indispensabile garantire il rispetto dei parametri citati precedentemente riguardanti la proporzione tra abitanti e uffici postali. Le chiusure degli uffici già effettuate hanno messo in risalto come siano inevitabili i disagi conseguenti: infatti durante i primi giorni del mese si creano file e attese lunghissime per il raddoppiato afflusso di utenti nell’ufficio più vicino a quelli soppressi. Il nostro dissenso è quindi ovvio e inevitabile».
